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Intervista a Rocco Papaleo per Basilicata Coast to Coast

Attualità, Interviste

06/04/2010


‘La vita è un viaggio troppo corto se non lo si allunga’


Basilicata coast to coast è una commedia musicale, un viaggio denso di imprevisti e di incontri inaspettati che porta una combriccola di musicisti a mettersi in viaggio per partecipare al Festival del teatro-canzone di Scanzano Jonico, attraversando a piedi la Basilicata, dal Tirreno allo Ionio, lungo il tragitto che dà il titolo al film. Il viaggio avrà per tutti un valore terapeutico. Basilicata coast to coast è una commedia corale, picaresca e canterina, malinconica e stralunata, che tra gag esilaranti, sagaci dialoghi e amare constatazioni di vita, prende quota per crescere ininterrottamente fino all’epilogo a sorpresa. E’ soprattutto il primo sorprendente esordio nella regia di Rocco Papaleo. Un film che esce fuori dagli schemi e che di questi tempi rigenera mente e anima. Da non perdere e da vedere nei cinema dal 9 aprile distribuito dalla Eagle Pictures. Abbiamo fatto una piacevolissima chiacchierata con il regista e interprete Rocco Papaleo.

Da dove nascono questi straordinari e sbrindellati personaggi che ci racconta?
Nessun personaggio è ispirato ad un personaggio reale. Diciamo che all’interno di ognuno dei quattro protagonisti, c’è una parte di me e della mia storia. Pezzi interiori e non esteriori, magari assomigliassi di più ad Alessandro Gassman o a Paolo Briguglia. Quindi possiamo dire che i quattro personaggi principali sono nati un po’ da mie esperienze e da miei pensieri mescolandoli però con una vera e propria sceneggiatura che, ovviamente, li ha calati in una storia di fantasia. Poi l’altro passaggio fondamentale è stata la loro interpretazione, davvero impressionante, dato che cantano, recitano, improvvisano. Tutti quanti hanno lavorato sulla loro parte, trovando la musica interiore giusta, dato che il background - in particolare dei quattro viandanti - è intriso dalla loro passione per il Teatro/Canzone. Hanno seguito una partitura musicale che definirei jazz, dove a volte si va tutti insieme e poi arriva il momento che uno fa il suo assolo. In questo modo è avvenuto che ogni attore ha seguito una schema molto forte, ben preciso perché avevamo un lavoro molto approfondito in fase di sceneggiatura – insieme a Valter Lupo che è il co-sceneggiatore del film  e di tutto quello che ho fatto nel teatro/canzone personalmente fino ad ora – e poi ognuno ha trovato il suo suono e la sua costruzione.

E questo andamento musicale è - a nostro modesto avviso - un grandissimo merito del film perché permette agli spettatori di conoscere la storia di ogni personaggio strada facendo... E questo permette inoltre una grande empatia dello spettatore con questi musicisti e quelli che li seguono nelle loro avventure...
Sì è vero perché non volevo raccontare delle situazioni estreme che possono essere interessanti ma non erano parte del mio progetto. Mi piaceva l’idea di raccontare delle storie più o meno naturali, non dico normali perché non tutti fanno i musicisti o gli artisti nella vita ma, nonostante questo, loro sono ripresi in maniera oggettiva quasi ordinaria, che è una modalità piuttosto rara oggigiorno. E volevo che lo straordinario fosse quello che fanno: ovvero mettersi in discussione e andare controcorrente. In questo modo questi personaggi facendo questo percorso da una costa all’altra della Basilicata, a piedi, ci regalano una grande possibilità introspettiva dato proprio da questo modo di affrontare il viaggio. Il fatto di andare a piedi credo che sia praticamente che anche metaforicamente una condizione che ti mette in contatto con te stesso. E’ come mettere una lente di ingrandimento dentro se stessi, nella propria anima e nei propri pensieri. Lo straordinario di ognuno di loro esce anche quando iniziano a suonare e quando mostrano il talento, la passione che li guida e li sostiene, che, in questo caso è la musica. Quello che mi piace moltissimo di questi personaggi è sbagliano tantissime cose durante la loro avventura, agli occhi del mondo di oggi sarebbero dei falliti e, invece, loro vanno avanti fino alla fine. Raggiungono la meta e si rendono conto della catarsi che è avvenuta in ognuno di loro, un cambiamento nelle loro vite da quel momento in poi ci sarà. E questa è una grandissima conquista.

Il film è anche estremamente divertente pur rimanendo una commedia molto contenuta...
Sì perché c’erano in realtà tante situazioni che capitano a questi viandanti/musicisti che potevano scaturire nella farsa ma non era mia intenzione. Invece ho voluto tenere la storia più a freno senza mai scivolare nel grottesco perché volevo tenere una atmosfera ironica più che comica. Ridere di certe situazioni ma senza uscire mai dalla plausibilità che invece a volte capita nella commedia dove si prevaricano i sentimenti per strappare una risata.

A proposito dei brani musicali che i protagonisti eseguono. Ci hanno ricordato dei pezzi di Giorgio Gaber, in quanto sono sempre orecchiabili ma impegnati, socialmente e politicamente. Da dove nascono?
Il paragone con Gaber credo sia il massimo che uno che fa da anni come me, teatro/canzone, possa sperare. Detto questo io provengo da lì, sono un autore di teatro/canzone. Poi ho fatto anche l’attore ma le mie origini sono quelle che vi ho raccontato. Da molti anni faccio queste performance in giro per l’Italia e visto che lo avete nominato sono stato anche uno dei primi che – immodestamente – ha vinto il Premio Gaber ad un concorso. Nel teatro canzone si alternano racconti e canzoni senza soluzione di continuità come se fosse una lunga e unica partitura musicale. E per farla breve tutti i brani del film li ho scritti io insieme sempre con Valter Lupo. A parte le musiche originali di commento che sono di Rita Marcotulli mentre la canzone finale, quella dei titoli di coda è di Max Gazzé.

La Basilicata è l’altra protagonista del film…
Il mio intento era fare un film sul sud da cui provengo, così come lo guardavo da giovane, con la sua capacità di fare ed inseguire sogni, la voglie e la possibilità di cercare un cambiamento, la leggerezza poetica di cui è capace. Sento che la gente ha bisogno di essere stimolata dalla poesia per uscire da una depressione che l’attanaglia e ne inibisce le possibilità. Ecco questo film nasce dalla voglia di fare qualcosa di più per me e per gli altri.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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