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Intervista a Peter Jackson per Amabili resti

Attualità, Interviste

25/01/2010

Il 12 febbraio esce Amabili resti (distribuito dalla Universal Pictures), l’ultima creazione di quel visionario e geniale regista che è Peter Jackson. Uno che ha il coraggio di adattare Il Signore degli Anelli di Tolkien e di farne una trilogia leggendaria e bellissima ha già conquistato un posto d’onore nella storia del cinema. Ora ritorna con un film più piccolo ma altrettanto affascinante. Con un cast eccezionale che oltre il giovane talento di Saoirse Ronan (Espiazione) vede anche attori del calibro di Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Susan Sarandon e un incredibile Stanley Tucci. Amabili resti è tratto dal bestseller di Alice Sebold, The Lovely Bones, e racconta la storia di Susie Salmon che il 6 dicembre del 1973 viene rapita, violentata e uccisa dal suo vicino di casa. E’ lei la voce narrante di tutto il film, lei stessa che - dopo morta - mentre si trova nel ‘limbo’ osserva la vita del suo assassino quando lui comincia a puntare sua sorella. Susie cercherà in ogni modo di proteggere i suoi cari e di indirizzarli verso la giustizia e il ritrovamento della ‘pace’.

Quando ha letto Amabili resti e iniziato a pensare che poteva diventare un film?
In realtà mia moglie Fran, che lavora da anni con me, mi ha regalato il libro mentre stavo girando Il Ritorno del Re, il secondo capitolo di Il Signore degli Anelli. Era il 2002 e dopo le prime dieci pagine il libro della Sebold mi aveva completamente conquistato e ho cominciato a piangere disperatamente. A quel punto abbiamo iniziato a parlare di quanto sarebbe stato difficile e stimolante farne un film. E, nonostante fossimo ancora presi dal progetto de Il Signore degli Anelli, abbiamo scoperto che c’era già un’opzione sul libro… Due anni dopo ci hanno chiamato e ci hanno comunicato che quel progetto era naufragato. E così abbiamo iniziato a pensare a come trasportarlo sul grande schermo.

In che modo vi siete avvicinati al progetto?
Fin dall’inizio abbiamo voluto che Amabili resti, pur raccontando una storia terribile, contenesse speranza, vitalità, perfino umorismo e potesse essere visto anche dagli adolescenti. In un certo senso abbiamo ricreato lo stesso meccanismo utilizzato per Creature del cielo. Quella era la storia di un omicidio accaduto veramente, ma che occupava meno di cinque minuti di un film su due ragazze, due amiche anche solari e che sapevano divertirsi. Qui volevamo parlare del mistero di quel che c’è oltre la morte senza lasciare che la pesantezza del tema prendesse il sopravvento, dettasse lo stile del film. Per ottenere ciò due punti ci preoccupavano principalmente: la scelta della protagonista e la creazione del ‘limbo’, quel luogo dove le anime morte che non trovano pace vagano guardando ai loro cari sulla terra. Ci siamo resi conto subito delle difficoltà di farne un film, era come un puzzle. Ma non è che i film precedenti fossero facili, per cui è stata un’altra sfida molto intrigante.

E’ stato più fortunato o più bravo a scegliere una interprete fantastica come Saoirse Ronan?
Direi tutti e due. Io non avevo assolutamente mai pensato a lei ma lei invece aveva pensato a me appena ha saputo che avremmo fatto i provini per The Lovely Bones. Mi ha inviato un filmino in cui recitava con il padre: mi ha colpito immediatamente il suo essere una ragazzina autentica, lontana dall’omologazione delle adolescenti americane. E’ stato un colpo di fulmine, un’intuizione, come era successo con Kate Winslet ai tempi di Creature del cielo.

E, invece, per quanto riguarda il limbo su cosa si è mossa la sua straordinaria immaginazione?
Sono nato in una zona selvaggia, in un paesino remoto che sembra lo scenario perfetto per Cime tempestose. La Nuova Zelanda è un Paese talmente vasto e differenziato che stimola la tua fantasia, la tua immaginazione. E, anche se Amabili resti, è il primo film che non ho girato in Nuova Zelanda ma in Pennsylvania - nei posti dove è cresciuta la Sebold - indubbiamente il mio luogo di nascita mi ha influenzato moltissimo. Anche se in ogni film che faccio lascio che ogni ‘mondo’ che creo sia figlio della storia che racconto. In questo modo il limbo dove finisce Susie Salmon è un universo che cambia in continuazione secondo il suo umore, quando è preoccupata per la sua famiglia i toni diventano più scuri, quando pensa di essere riuscita ad inviargli indizi giusti per fargli capire chi è il suo assassino - e potenziale killer di altre adolescenti - l’atmosfera assume colori più vivi.

Non è stato influenzato dalla religione nel tratteggiare il suo aldilà… O almeno così ci è parso…
Non sono credente e diffido delle religioni. Non ho un’idea personale del dopo morte, amo pensare che ci sia un’energia dello spirito che rimane, che aleggia, anche se non ho la minima idea di dove stia. Ho assistito alla morte di entrambi i miei genitori, gli ho tenuto la mano. L’involucro è improvvisamente diventato vuoto e qualcosa è volato via. Non credo sia evaporato, deve essersi trasformato, ma non so in cosa. Gli spiriti vagano e si intrecciano e ridono con noi nell’aria che ci circonda, sono l’ossigeno che respiriamo.

Lei rimane sempre lontano da Hollywood, eppure Steven Spielberg è uno dei suoi mentori e uno degli artisti con cui lavora maggiormente…
Io resto lontano da Hollywood perché non ci appartengo e non voglio appartenerci. Non mi interessano i party e non mi interessa minimamente lo stile di vita che c’è a Los Angeles. Mentre Steven Spielberg è una benedizione!. In fase di montaggio di Amabili resti ha rivisto il film dodici volte, inviandomi appunti, consigli e correzioni con una capacità di analisi e un’obiettività che io avevo perso e che mi ha salvato la vita e la pellicola. Ora stiamo lavorando insieme alla trilogia su Tintin. Steven è attualmente in post-produzione con il primo film mentre il secondo lo dirigerò io. Poi vedremo, tanto ci accordiamo sempre su tutto, siamo in perfetta armonia.

Ricordiamo che la regia di The Hobbit è stata affidata a Guillermo del Toro, come pure la nuova saga di Il Signore degli Anelli perché come ha concluso il grandissimo Peter Jackson “Penso di avere dato tutto quello che potevo nella trilogia. Quindi è giusto che adesso vada avanti un altro”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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