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Intervista a Pete Docter, regista di Up

08/10/2009

Otto anni dopo lo straordinario successo di Monsters & Co., il regista Pete Docter, uno dei geniali ragazzi della Pixar, presenta Up (in uscita il 15 ottobre distribuito dalla Walt Disney), film d'apertura del Festival di Cannes - non era mai successo prima che un film d'animazione fosse scelto per 'aprire' un Festival così importante -, nonché candidato quasi certo - potete scommetterci - sia all'Oscar per il miglior film d'anmazione, ma anche (visto l'aumento dei nominati a 10 titoli, deciso da quest'anno dall'Academy) a Miglior Film. Up racconta le divertenti e commoventi peripezie di un anziano vedovo, ex venditore di palloncini, che decide di volare con tutta la sua casa in Sudamerica e di portare a compimento l'avventura che lui e sua moglie non avevano mai potuto realizzare. "Up è un film che noi abbiamo realizzato in 2D e che solo dopo è stato trasformato in 3D." Spiega Docter "In questo senso noi siamo convinti che la sua storia possa conquistare il cuore del pubblico a dispetto del fatto che venga visto o meno in versione tridimensionale. Non tutti, infatti, amano il 3D e, forse, lo stesso protagonista brontolone della nostra storia, Carl, non ne sarebbe così entusiasta. I giovani, invece, amano vedere i film in versione tridimensionale e noi abbiamo potuto incorporare le possibilità offerte da questa tecnica all'interno della trama."

Come?

Quando Carl resta vedovo noi abbiamo utilizzato la dimensione spaziale per restituire allo spettatore un senso di forte claustrofobia. Quando, poi, la casa si libera nell'aria ecco che i colori del cielo e i palloncini diventano quasi accecanti. Per noi il 3D non è un trucchetto o uno strumento per stupire il pubblico, bensì un modo per immergerlo nella trama che si vuole raccontare. Del resto tutti i film della Pixar sono in 3D e Up è solo il primo che viene anche proiettato in versione tridimensionale.

Del resto i ragazzi sono abituati, grazie ai Videogames, ad un mondo tridimensionale...

Tutti noi viviamo in un mondo in 3D: solo che, in qualche maniera, siamo abituati da anni alla stilizzazione che la forma cinematografica ha preso da un secolo a questa parte. Ogni generazione ha il suo modo di percepire la realtà e, probabilmente, il 3D è proprio di quella del ventunesimo secolo. Anche se personalmente non credo che tutto il cinema del futuro sarà in 3D. Alcuni film avranno certamente più senso in 3D, mentre altri continueranno ad essere realizzati nella forma in cui li vediamo oggi.

Come scegliete le storie su cui lavorare?

Siamo molto fortunati, perché alla Pixar scegliamo i soggetti per quello che pensiamo possano raccontare e non in base a motivazioni di marketing o di qualsiasi altro genere non inerente alle possibilità del racconto. Certamente la spinta di alzare il livello della sfida e di provare a fare cose sempre diverse, è molto forte. Il nostro cinema comunque riguarda soprattutto le storie e non tanto le tecnologie che usiamo per raccontarle.

 

 

Scritto da ADMIN
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