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Intervista a Osvaldo De Santis

Attualità, Trade

05/10/2010

Avatar è già storia. Adesso la macchina della 20th Century Fox è concentrata a breve su Innocenti bugie e Wall Street Il denaro non dorme mai, e su Vallanzasca Gli Angeli del Male, che la major ha coprodotto con la Cosmo di Elide Melli. Ne parliamo con Osvaldo De Santis, Presidente e AD di 20th Century Fox Italia.

E' soddisfatto di come sono andate le cose a Venezia?

Credo che la presentazione di Venezia sia andata bene. Quello che c’interessava maggiormente erano i commenti e la reazione del pubblico, e possiamo ritenerci soddisfatti. La polemica invece che ha investito il personaggio, l’uomo Vallanzasca a noi non interessa. Ed il film in realtà ha poco a che vedere con la vita vera del protagonista. Non abbiamo fatto il film per esprimere un giudizio su di lui. Il giudizio su Vallanzasca è scritto nei registri dei tribunali. Il film non ha intenzione né di assolverlo né di condannarlo, solamente raccontare una storia che possa piacere al pubblico. E' una storia romanzata, con molti elementi inventati, dal personaggio di Enzo, che esiste solo nel film e non nella realtà, ai famosi quattro rapimenti, di cui nel film ne accenniamo solo due, alla evasione da San Vittore, una tra le più impressionanti azioni che ha fatto lievitare il mito di Vallanzasca, di cui nel film non c'è traccia. La nostra intenzione è sempre stata quella di fare un film che piacesse al pubblico e sono convinto che ci siamo riusciti. Tutte il resto non ci riguarda.

Ciononostante l'eco veneziana è stata piuttosto forte.

Se la domanda vuole essere sull’uscita ad effetto contro i politici di Michele Placido in conferenza stampa, credo che la sua intenzione fosse di fare una battuta paradosso. Purtroppo è stata percepita come una provocazione, ma sono convinto che neanche lui intendesse dire quello che ha detto.

Forse si è innervosito per il tono della polemica e la lettera dei familiari delle vittime, pubblicata sul Corriere della Sera il giorno stesso della presentazione.

Quando parliamo dei familiari delle vittime del bandito Vallanzasca dovremmo alzarci in piedi, perché i poliziotti sono morti per difendere noi. Ma non è questo il punto. Il film non segue il punto di vista di Vallanzasca, che ad esempio ha sempre sostenuto di non aver mai ucciso poliziotti, mentre noi facciamo vedere proprio questi omicidi. Capisco la preoccupazione dei familiari delle vittime ma forse queste persone dovrebbero andare a vedere il film. Loro ne fanno una questione di principio, dicendo che un film su Vallanzasca non avrebbe dovuto essere fatto, ma questa non è certamente la prima pellicola, e nemmeno sarà l'ultima, che racconta la vita di banditi. E' un vero e proprio genere cinematografico, con dei capolavori come Bonnie e Clyde, e ad esempio, un numero impressionante di film su Al Capone, il primo dei quali fatto quando Al Capone era ancora in vita.

Non pensa che l'opinione pubblica più moderata abbia paura di veder sdoganato Vallanzasca?

Il nostro film non vuole assolvere Vallanzasca o dipingerlo come una vittima. Vallanzasca è un delinquente condannato a quattro ergastoli e 260 anni di reclusione e questo non è minimamente messo in discussione nel film. Vallanzasca spara ed uccide, addirittura uccide con le sue mani il suo migliore amico. Nel film è lui che da il via alla strage delle carceri e che dice testualmente durante il processo: “questi infami li dobbiamo scovare ovunque ed ammazzarli tutti”.

Riteniamo di aver fatto un film obiettivo, nei limiti della libertà artistica. Se poi qualcuno protesta perché Kim Rossi Stuart ha una faccia troppo accattivante, francamente ci sembra eccessivo. Sicuramente non potevamo metterci un mostro, perché Vallanzasca a suo tempo era un bell’uomo. Addirittura è stato scritto un intero libro “Lettere a Vallanzasca” con le centinaia di lettere che le ammiratrici gli mandavano in carcere.

Per molti giornalisti Vallanzasca Gli Angeli del Male era il miglior film italiano presentato a Venezia, eppure è quello che ha suscitato più polemiche.

Forse anche la disattenzione di Michele Placido durante la conferenza stampa ha contribuito a spostare l’attenzione sul personaggio Vallanzasca e non sul film. Ma considerando le straordinarie critiche dei maggiori giornali stranieri, e le vendite all'estero che sono state finalizzate a Venezia, vedi Inghilterra, Germania, Spagna, Australia, possiamo ritenerci soddisfatti. Poi c'è da dire che i Festival, e Venezia non fa certo eccezione, vivono anche sulle polemiche. Che sono strumentali per una maggiore visibilità, anche presso il pubblico non cinematografico.

Perché la scelta di spostare l’uscita di Vallanzasca a gennaio?

Vorrei evitare di far nascere nuove polemiche ed anche per una forma di rispetto nei confronti dei familiari delle vittime di Vallanzasca, ho pensato che potesse essere considerato indelicato far uscire il film a Natale. Ritengo di aver fatto la scelta più giusta.

 

(L'intervista integrale verrà pubblicata su Primissima Trade in uscita nei prossimi giorni).

 

Scritto da Piero Cinelli
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