questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Intervista a Ferzan Ozpetek per le sue Mine vaganti

Attualità, Interviste

28/02/2010

Dopo il trionfo a Berlino dove è passato nella sezione Panorama con recensioni entusiastiche su quotidiani come Il Corriere della Sera, Il Messagero e l’Unità Ferzan Ozpetek è pronto per uscire in sala con il suo nuovo film Mine vaganti dal 12 marzo distribuito da 01 Distribution. Un cast come al sempre eccezionale sul quale brillano i due protagonisti maschili, nel film, due fratelli, Riccardo Scamarcio e Alessandro Preziosi. Ne abbiamo parlato con l’autore Ferzan Ozpetek.
Mine vaganti è dedicato a suo padre. Che significato ha per lei?
Mi commuove sempre moltissimo leggere questa dedica che ho voluto fare. Quando abbiamo iniziato a girare io davo dei suggerimenti a Ennio Fantastichini che nel film è il padre della famiglia protagonista della vicenda, mi sono accorto che erano un po’ ispirati al rapporto che io ho avuto con mio padre. Poi più andavamo avanti con la storia più mi pareva che Ennio assomigliasse sempre di più a mio padre, quando siamo stati poi in sala di montaggio, una volta finito di girare, ho ritrovato ancora più cose di lui e devo dire che questo mi ha divertito molto, mi ha fatto sorridere e, ovviamente, provare anche una grande malinconia. Perché poi sapete uno può vincere tutti i premi del mondo, conquistare tutto, sentirsi appagato, soddisfatto, fare grandi incassi e ottenere elogi però in fondo, in fondo rimani quello che appena prende un premio pensa: “Piacerà ai miei questa cosa? Saranno contenti di quello che ho fatto, di quello che sono diventato nella vita?”. Quando mi hanno dato la Laurea ad Honorem la prima cosa che mi è venuta in mente è stato mio padre che mi ha ripetuto fino allo sfinimento che dovevo assolutamente laurearmi nella vita, e io non l’ho fatto. Non ho mai finito l’Università. Quindi penso che siamo sempre sotto l’esame dei nostri genitori, a prescindere dall’età, e questo mi fa un po’ - come dicevo prima - sorridere, perché penso che sia l’atteggiamento migliore da attuare verso questa verità. O, almeno, per me è così magari ad altri non importa nulla di cosa pensano i loro genitori… Io ho 50anni e penso sempre a loro.
Chi sono per lei le mine vaganti e qual è il tema principale del film?

Le mine vaganti sono tanti miei amici, tanti miei conoscenti e che sono ben felice che facciano parte della mia vita. Vi racconto un aneddoto. Nel palazzo in cui vivo qui a Roma c’è un mio amico, volevo che venisse con me a Berlino e lui si è sempre dimostrato felicissimo di questa mia proposta. Il giorno prima di partire alle sette di sera è passato da me con altri amici per manifestare la sua gioia nell’intraprendere questa avventura. Alle sette e mezza mi chiama e mi dice che ha la febbre e che non può più partire. A quel punto sono andato a casa sua, munito di termometro, gli ho provato la febbre e aveva 35.6. E lui con grande nonchalanche mi dice: ‘Mi si sarà abbassata’. Ecco queste sono persone che mi divertono, mi inteneriscono. E ne sono circondato: di amici che fanno gaffe in continuazione o che spostano l’attenzione del discorso da un argomento all’altro in continuazione… queste sono mine vaganti, ma sono persone autentiche. Io oramai ci sono abituato, sono vaccinatissimo con le mine vaganti perché ne sono circondato e allora volevo spostare questi soggetti all’interno di una famiglia. Dato che vi potete immaginare, anche se dovrete vedere il film, quali situazioni divertenti e paradossali possono portare, personaggi così, all’interno di una famiglia tradizionale come quella leccese dei Cantone protagonisti del mio film.

Dopo un film duro come Un giorno perfetto aveva voglia di tornare a temi più suoi. La storia di due fratelli, una grande famiglia con personaggi ‘particolari’ in una commedia che alterna momenti commoventi a situazioni decisamente divertenti…
Sì è vero dopo Un giorno perfetto avevo voglia di leggerezza. E Mine vaganti è un film dove ho visto gente ridere fino alle lacrime per poi avere sul viso lacrime vere date dalla commozione e questi sono due aspetti fondamentali della commedia. Esserci riuscito è per me un grande piacere e una enorme soddisfazione. Come nella vita volevo far ridere e piangere. La Repubblica ha scritto una cosa che mi ha colpito molto: ‘Ozpetek crea emozioni da stadio’, è vero. A Berlino ridevano talmente tanto da perdere le battute successive… questo vuole dire che la gente che è partecipe, è dentro il film. Ma non solo sulla risata funzionava perché poi nei momenti di malinconia sentivi un silenzio totale. Questo per me è meraviglioso.
La scelta di Riccardo Scamarcio e Alessandro Preziosi. Ha sempre pensato a loro per la parte dei due fratelli?

Si ho sempre pensato a loro. In particolare per quanto riguarda Riccardo Scamarcio l’ho chiamato subito appena il progetto ha preso una forma, Preziosi è arrivato un poco dopo ma anche su di lui non ho mai avuto dubbi.
Ci pare di capire che in Mine vaganti il tema dell’omosessualità è trattato con più leggerezza, allegria… nonostante il padre non prenda molto bene la notizia quando uno dei figli decide di rivelare questo aspetto della sua identità…

Sì è vero il padre non la prende bene tanto che gli viene un infarto ma non tanto perché il figlio gli ha detto che è gay ma soprattutto perché il ragazzo lo provoca affermando: ‘Pensa quando lo saprà la gente, quando l’intero paese verrà a conoscere la verità sulla sessualità di tuo figlio, non potrai più uscire per la vergogna ecc…’. Insomma il figlio provoca il padre affondando il coltello nel lato più debole che un uomo poteva avere perché un genitore se anche un figlio gli dice che vuole fare l’acrobata in un circo si preoccupa tantissimo mentre se il figlio dicesse io voglio fare il medico sicuramente non ci sarebbero troppi problemi: guadagno sicuro, carriera, pochi rischi. Quando in realtà potrebbe anche avvenire il contrario perché l’acrobata potrebbe diventare uno famosissimo nel mondo mentre il medico essere un inetto totale. Questo non si può mai sapere a priori nella vita ma potete stare certi che un genitore si preoccupa delle scelte dei figli, quindi quando un figlio si confessa e gli dice che è gay, una delle prime cose che pensano i tuoi sono tutte le difficoltà che questa scelta potrebbe darti nella tua esistenza. Ed è vero perché essere omosessuali - come tanti altre scelte o problematiche - comporta parecchie difficoltà, anche oggi nel 2010, non è una passeggiata, non sono tutte rose e fiori. E in più c’è la preoccupazione di quello che diranno gli altri, anche se uno quando ci pensa a mente fredda dice: ‘Ma perché mi dovrebbe interessare il giudizio di gente che nemmeno conosco?’. Purtroppo però molte volte è inevitabile che questo pensiero arrivi e modifichi il tuo stato d’animo. Anche se spero solo per qualche minuto… Però ci tengo ancora una volta a sottolineare che Mine vaganti non è un film sull’omosessualità. E’ una commedia che cerca di rifarsi alla grande commedia all’italiana di una volta - e a giudicare da quanto hanno scritto a Berlino sembra proprio che sia andata così ma non voglio sembrare presuntuoso e lascio il giudizio al pubblico - che ha al centro una famiglia, con tantissimi elementi, ognuno particolare e con i suoi problemi, il suo carattere… E, fondamentalmente, ho cercato di sviscerare  - insieme allo sceneggiatore Ivan Cotroneo - il rapporto padre e figlio. Ennio Fantastichini vede Preziosi come il proseguimento di un suo braccio ed è questa la cosa più sbagliata. Bisogna accettare l’identità degli altri anche se non corrispondono alle nostre aspettative. Di questo parla il film.

Anche il resto del cast comprende attori notevoli come Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini. Come lavora con gli attori?
Ah… io li amo alla follia gli attori, vorrei continuare a vivere con loro anche una volta che è finito il film. Quando facciamo le prime letture a casa mia sono sempre in estasi.
Mentre la scelta di Lecce e della Puglia da dove viene?

In realtà all’inizio non avevamo un luogo prestabilito dove ambientare il film. Poi mi è venuta in  mente Lecce perché è un posto che ho amato dal primo momento che ci ho messo piede. Sono otto anni che frequento la Puglia e me ne sono completamente innamorato: della gente, del loro stile di vita, dei luoghi, della mentalità. Secondo me l’Italia dovrebbe ripartire dalla Puglia. Credo che sia la regione più avanti d’Italia per quanto riguarda la mentalità, la cultura… ma non mi riferisco all’omosessualità. Io nei miei film parlo della vita, di quello che mi accade o vedo accadere agli altri, di ciò che conosco. E quello che c’è di grandioso in Puglia è che se vedono uno straniero, o una biondissima, o una scura di pelle, o uno con i capelli verdi la gente non si ferma a questo… la gente parla, chiacchiera, ha voglia di capire e non arrivano mai con l’idea questa persona potrebbe essere pericolosa ma piuttosto con la convinzione questa persona mi potrebbe dare qualcosa, arricchirmi.
Anche la musica nei suoi film ha sempre un peso notevole. Qui c’è un brano inedito di Patty Pravo ‘Il Sogno’ e poi che colonna sonora ha scelto?
Patty Pravo
ha scritto per me questo splendido brano e per me è un onore incredibile e anche un grandissimo regalo. La musica per me è essenziale, ho scoperto anche questa canzone che si chiama 50mila lacrime, l’ho trovata bellissima e l’ho inserita. E poi c’è una canzone meravigliosa nel film di questa cantante turca che si intitola Kutlama e lei si chiama Sezen Aksu. In tutti i miei film c’è una sua canzone ma questa credo che sia tra le più belle che lei ha mai realizzato. Mentre la colonna sonora è stata curata da Pasquale Catalano, una nuova conoscenza per me, un grande musicista e posso dire che ho scoperto di avere nella mia vita un  nuovo collaboratore, una persona che spero mi accompagnerà in altri miei viaggi cinematografici.

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA