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Intervista a Dianne Agron, protagonista femminile di Sono il Numero Quattro

Attualità, Interviste

03/03/2011

Dianne Agron (Sarah) è meglio conosciuta per il suo personaggio Quinn nella serie televisiva di successo in onda su Fox “Glee”, che recentemente ha ricevuto un Golden Globe Award e un Emmy. Dopo il successo del lancio della prima stagione, “Glee” è andato in onda per la seconda stagione nell’Aprile 2010. E’ stata vista recentemente soprattutto in “The Romantics” accanto a Katie Holmes, Anna Paquin e Josh Duhamel.

I passati successi televisivi includono “Numb3rs”, “Shark”, “Close to Home” e “CSI: NY”. Ha anche avuto un ruolo ricorrente nella serie acclamata dalla critica “Veronica Mars”, ha recitato come Debbie Marshall nella famosa “Heroes” ed è apparsa in “It’s a Mall World”, una serie di cortometraggi diretti da Milo Ventimiglia.

Come ti sei sentita  a essere coinvolta in “Sono il Numero Quattro”?
E’ divertente; è così diverso. Ho visto il trailer per la prima volta, ed è così interessante vederlo prendere vita e vedere inseriti gli effetti, perché non c’erano quando eravamo lì.

Sia in “Glee” che in questo film, hai girato molto in ambientazioni scolastiche. Puoi farci un paragone?
Mi fa piacere che mi venga chiesto perché sono mondi molto diversi. In “Glee” siamo tutti personaggi così estremi e credo che questo abbia funzionato molto bene per lo show. Per “Sono il Numero Quattro” si sente di più la sensazione dell’outsider, dell’essere un tipo di ragazzo o di ragazza solitario a scuola e la sensazione che ti dà una piccola città. Tutto è molto più intimo. Il mio personaggio Sarah è un’anima d’altri tempi; ha esplorato questa vasca di pesci e vuole solo vedere cosa c’è fuori, soprattutto perché è un’artista. Quando incontra John [Alex Pettyfer], lui è la sua controparte da quel punto di vista. Si capiscono al volo, così velocemente che lasciano cadere tutte le barriere e affrontano ogni difficoltà per continuare questo splendido viaggio. Sono come il giorno e la notte i due progetti, e gran parte delle volte lo sono letteralmente! Abbiamo girato di notte gran parte del film, mentre le riprese di “Glee” avvenivano chiaramente di giorno. Penso sia davvero bello che fossero l’uno all’opposto dell’altro.

Qual è stata la più grande sfida nel fare questo film?
Quella che ho pensato sarebbe diventata la più grande sfida, e in realtà a metà strada mi sono resa conto che mi è piaciuto tanto, è stato girare quasi interamente in notturna. In un primo momento ho pensato, sta diventando così interessante e così nuovo, perché si va a letto  circa alle sei o alle sette del mattino, si dorme fino all’una o alle due e poi si torna alle cinque o sei di notte. Ed effettivamente era così rigenerante e ho scoperto che mi è piaciuto molto. Ma in un primo momento era talmente diverso da quello a cui ero abituata che ho avuto un periodo difficile.

Hai avuto molte scene pericolose?
Non moltissime. Sono caduta da un edificio e ho corso. Ma è stato grande vedere tutti gli altri e cosa fossero capaci di fare. E’ un po’ incredibile vedere tutto il lavoro con i fili e poi vederli scomparire quando vedi il film. Adoro l’immagine di Alex che salta giù dalla scogliera; è forte.

Quando eri alle superiori ti sentivi un outsider come il tuo personaggio Sarah?
Sì, mi sentivo così. C’erano alcuni ragazzi molto sofisticati alla nostra scuola e io non mi sono mai sentita come se riuscissi a capire cosa esattamente volevo. Sono stata nella classe d’onore, la scuola era davvero importante per me, e mi piaceva prendere voti buoni; mi piaceva imparare. Ero nello staff dell’annuario scolastico e io amo la fotografia, che è una cosa che io e il mio personaggio Sarah condividiamo, e mi piaceva conoscere una grande quantità di persone a scuola. Quindi, in un certo senso, venivo apprezzata perché ero piacevole. Ma non ero una ragazza cool. Continuo a sentirmi con un grosso nerd perché lo sono! Frequentatemi; capirete. Penso che qualche volta con la “popolarità”, possa esserci l’arroganza, o l’ignoranza, di capire le persone. Penoi che qualche volte i “ragazzi popolari” sono ragazzi insicuri, e non vogliono che qualcuno lo veda.

Come hai fatto a gestire il programma di lavoro “Glee” e quello di questo film?
Entrambi i team di produzione sono stati molto carini su questo. Quello che facevo di base era provare con il tour, poi andavo a Pittsburgh per un paio di giorni per una prova. Tornavo al tour, finivo il tour, e il giorno dopo ero su un aereo e cominciavo a girare. Poi, appena ho finito, sono tornata e ho iniziato la stagione. Quindi non c’erano tempi morti, ma mi piace, e non mi importava davvero, soprattutto perchè stavo interpretando un personaggio così diverso.

Nel film sembri essere un maschiaccio. Che tipo di persona sei?
Dipende dal giorno! Penso che il motivo per cui amo così tanto recitare sia proprio il fatto di essere stata sempre una persona che ama il travestimento e l’immaginazione ed esplorare mondi diversi. Quindi faccio esperienza con quello che indosso; a volte voglio solo essere un ragazzo e mettere su magliette da college e fare il percorso di Katharine Hepburn. Ma essendo di San Francisco, le persone hanno un guardaroba davvero eclettico e io ho anche lavorato in una boutique di vestiti. Le proprietarie erano tre donne fantastiche, ne sapevano molto in fatto di moda e i loro vestiti variavano da Stevie-Nicks al molto classico, e  così negli anni ho imparato a trattare con delicatezza tante opzioni, ma ho sicuramente avuto alcune grandi persone dalla mia parte che mi hanno mostrato la strada.

Quando hai incontrato Alex Pettyfer? Durante il casting?
Non ci siamo incontrati durante il casting. In effetti non l’ho incontrato fino alla notte prima che della nostra prova costumi. Siamo andati subito d’accordo; è stato molto aperto ed era così eccitato per il film e mi ha davvero sorpresa. Non ho mai provato a giudicare qualcuno; non puoi guardare un’immagine e fare supposizioni. Ma lui mi ha davvero sorpresa per quanto era attento e perspicace sul perché era così appassionato a questo progetto. Penso che sembri fantastico nel film. Penso si veda il suo duro lavoro.

Noti differenze tra Alex e i ragazzi americani?
Certamente. Penso che ciò che è davvero interessante nelle persone che non provengono dagli Stati Uniti è che ti accorgi che c’è più di una visione del mondo, soprattutto quando ti viene mostrato quanto sia sorprendente viaggiare e vedere altre culture. Ed è molto più facile, devo ammettere. Ogni volta che vado in Europa è così facile prendere un treno ed essere da qualche altra parte in un'ora. Ed è molto più alla portata di tutti e molto più incentivato. E quindi lui ha senza dubbio quella sensibilità. È ciò che mi ha davvero attratta in lui e a mi ha portata a conoscerlo.

C’è un ruolo che vorresti interpretare davvero?
Penso qualsiasi cosa basata sul fantasy. Mi piacerebbe davvero fare qualcosa come “Il Signore degli Anelli” o un film di Tim Burton. Mi sono innamorata di Narnia e di tutti i libri sugli Hobbit quando ero bambina; questo è quello che mi ha fatta interessare alle storie, ai personaggi e cose del genere. Quindi un ruolo che segua questi tratti sarebbe favoloso.

Che genere di musica ascolti nel privato?
Sono molto eclettica perché la musica era molto importante per mio padre. Quando ero bambina, il mio primo concerto è stato quello dei The Who e amavo i Rolling Stones e i Beatles e i Led Zeppelin. Queste sono le mie basi. E poi ero una ballerina, quindi ascoltavo musica classica. Ora mi piace tutto ciò che è convenzionale, ma anche gruppi come come i Radiohead e Grizzly Bear e tutte le band indie. Un altro aspetto divertente del viaggiare è che puoi trovare gruppi indie a Parigi o altrove. Basta chiedere alle persone cosa stanno ascoltando e adesso con Internet, è così facile.

Fonte: Intervista a cura di QuattroZeroQuattro

Scritto da Nicoletta Gemmi
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