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Intervista a Gian Antonio Furlan

22/06/2010

Molto soddisfatto dei risultati registrati dal box office in questa prima parte dell'anno, Gian Antonio Furlan, Amministratore Delegato del circuito Cinecity, il più importante del nord est, guarda al futuro con grande realismo. Abbiamo avuto il piacere di parlare diffusamente con lui dello stato dell'arte del mercato, in particolare dei problemi strutturali e delle possibili strategie per superarli.

"Grazie all'andamento estremamente positivo di inizio anno, il mercato segna un incremento che si aggira intorno al 30%. Il che, a mio avviso, ci dovrebbe portare ad un incremento di circa il 20% a fine anno. Il problema sarà ripetere questi risultati nel 2011".

Cosa pensa dell'obiettivo dei 150 milioni di spettatori?
Per raggiungere certi obiettivi bisogna lavorare molto e con grande realismo. Da Avatar ad Alice, abbiamo vissuto un inizio anno straordinario, fuori dello standard del mercato. Avatar ha lasciato un segno nella storia dell'industria cinematografica, oltreché nella percezione del 3D. La incredibile forza propulsiva del film ha trainato anche Alice nel paese delle meraviglie, segnando però una sorta di linea di confine nell'ambito del cinema tridimensionale. Con questi due film il pubblico sembra aver metabolizzato questo fenomeno. Con il risultato che da Alice in poi il 3D non è più un valore a se stante, ma è soltanto strumentale al valore del film: se quest'ultimo è scarso, non funziona nemmeno il traino del 3D. Ma questo periodo, anche se legato ad un film eccezionale e pertanto, credo, molto difficilmente ripetibile, ci ha anche dimostrato le potenzialità che il cinema ha. Dopo Avatar abbiamo dovuto rimettere i piedi per terra. E, senza l'eccezionalità, il mercato è tornato a produrre i numeri abituali.

Ma come si può far progredire - al di là dell'eccezionalità che ovviamente è sempre benvenuta - il mercato?
La domanda è: possiamo fare qualcosa finalizzato ad una crescita strutturale, non occasionale, del mercato? Credo che un primo passo significativo in questo campo sarebbe un maggiore dialogo tra le parti, cercando di bypassare la conflittualità. Questo permetterebbe di lavorare maggiormente sul prodotto, sullo sfruttamento ottimale dei film. Va detto a questo proposito che l'accordo sul digitale tra distriburìtori ed esercenti ha segnato un momento importante di dialogo verso uno sviluppo strutturale del mercato. Il passaggio al digitale è un passaggio obbligato, che deve raggiungere tutto il mercato, per garantire sia agli esercenti che ai fistributori una riduzione dei costi ed una maggiore flessibilità. Adesso dobbiamo affrontare gli altri nodi. Se la quota di mercato dei film Usa è piuttosto stabile da sempre, e difficilmente incrementabile, la quota nazionale, che si è dimostrata come la variabile legata alla crescita, è molto instabile ed è passata nell'ultimo periodo dal 24% al 32%. Mentre i mercati più maturi, come la Francia, hanno una quota di mercato nazionale che supera il 40%. E' evidente che dobbiamo lavorare in questa direzione, e lavorare su questo, a mio parere, significa sedersi ad un tavolo dove siano rappresentati non solo distributori ed esercenti, ma anche i produttori.

Visti i tagli verticali del Governo in tema di produzione cinematografica, si parla sempre più spesso di destinare una quota del biglietto ad un fondo di garanzia. Cosa ne pensa di questa ipotesi?
Credo che le sale abbiano già fatto abbastanza. Investendo sul mercato moltissimo e con continuità. Mi riferisco prima alla realizzazione dei multiplex e adesso alla digitalizzazione ed alla trasformazione tridimensionale degli impianti. Strutture industriali come quelle attuali hanno bisogno di una maggiore stabilità e continuità negli incassi, pertanto escluderei un prelievo sul biglietto. A meno che venisse fuori da una diminuzione dell'Iva e quindi non andasse a inficiare la redditività delle aziende.

Tornando invece al tema altrettanto strategico del miglior sfruttamento dei film?
Questo è un doppio problema legato alla durata della vita media dei film ed alla stagionalità. Purtroppo questi nodi non dipendono da noi. Siamo sollecitati dagli stessi distributori a rendere più breve la vita del film, anche se non ne riceviamo nessun tornaconto, piuttosto un danno visto che meno teniamo un film in programmazione e più lo paghiamo. Ci vorrebbe un maggior dialogo tra gli stessi Distributori, con uno sguardo più lungimirante al mercato, non limitato a farsi le scarpe, ma a migliorare la redditività dei film. Anche per quanto riguarda la stagionalità nonostante le nostre esigenze siano cambiate, con la necessità di una continuità di prodotto per 365 giorni l'anno, ci sono ad esempio i due più importanti distributori italiani che non escono con film importanti da fine aprile ad inizio settembre. Lo stesso Aurelio De Laurentiis produce quattro titoli italiani importanti e li fa uscire tra gennaio e marzo. Inoltre solo una piccola parte dei blockbuster americani escono in estate anche in Italia.

Ci sono dei titoli che in certe date danno garanzie di risultati ottimali, a reciproco vantaggio.
Nessuno vuole fare guerre di religione. Però, ad esempio, Shrek 4 invece del 25 poteva uscire anche il 15 agosto. Cercando di ridurre i vuoti del mercato. Perchè i multiplex hanno bisogno della continuità.

Ci sono delle trasformazioni nel mondo del grande esercizio?
Non credo che possiamo aspettarci dall'esercizio grandi rinnovamenti dopo quelli, importantissimi, degli ultimi anni. Non è prevedibile nemmeno una nuova ondata dal punto di vista apertura sale. Adesso nell'esercizio è in atto un processo di concentrazione tra vari soggetti, che non mi pare stia portando dei vantaggi per il mercato, perché la forza di questi nuovi soggetti è rivolta esclusivamente all'Azienda di riferimento.

Ma intanto le sale di città stanno soffrendo.
Le sale di città hanno subito il contraccolpo dei multiplex e sono in difficoltà. Farle morire sarebbe un danno enorme, sia sul progetto complessivo di crescita del mercato, oltreché sotto il profilo della diffusione del cinema italiano e di qualità. Bisogna avere fiducia, e investire. e modernizzare. Molte di queste strutture vivono ancora di rendita, e non si sono adeguate. Se si sono trovati i soldi per i multiplex, adesso visto che nuovi insediamenti di multiplex non sono prevedibili, bisogna riportare l'attenzione verso le sale urbane. Che vanno rilanciate con aiuti fiscali ed un punto in meno di percentuale.

Cosa pensa degli Eventi Alternativi, come supporto alla programmazione cinematografica?
E' un capitolo ancora da esplorare. In questa nicchia navighiamo a vista. L'evento Ligabue è andato bene, il Tennis invece è andato male. Il mondiale di calcio staremo a vedere. Anche se l'accordo in esclusiva che è stato fatto per questo evento da un solo Circuito, in un mercato 'orizzontale' come il nostro, non va bene. E' un principio che tra l'altro non porta vantaggi a nessuno. Comunque l'impatto dei contenuti alternativi va complessivamente ridimensionato, si tratta di eventi che durano due ore di un solo giorno. Il cinema si regge solo con il cinema.

La sua opinione sulle Windows?
Quello delle windows è un problema sopravvalutato, non abbiamo la certezza che la riduzione delle window porti via spettatori. Meglio lavorare più sulla pirateria, dove invece abbiamo la certezza di una sottrazione di una molto consistente fetta di spettatori e di fatturato.

Scritto da Piero Cinelli
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