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Incontro con Peter Greenaway al CineStar di Lugano - Giovedi 10 febbraio 2011

Attualità

02/02/2011

E’ uno dei registi più interessanti e anomali del panorama mondiale. Tutti ci ricordiamo capolavori come I misteri dei giardini di Compton House, Il ladro, Il cuoco, Sua moglie e l’Amante, La Tempesta e via dicendo... Ultimamente Peter Greenaway si sta dedicando a lavori concettuali che hanno attinenza con la storia dell’arte. Non ultimo il suo splendido Nightwatching (passato in concorso al Festival di Venezia del 2007), dedicato al quadro omonimo di Rembrandt. Ora per chi volesse assistere a tre delle sue nuove opere più innovative e ascoltare le sue opinioni in merito ai quadri e agli artisti presi in considerazione, si prenda nota di questo appuntamento.

Non perdetevi la giornata di giovedì 10 febbraio, a Lugano, presso il CineStar. In serata un esclusivo ed irripetibile incontro dove l’artista inglese dialogherà con il pubblico nella hall del CineStar, dalle ore 20.30, per poi esibirsi nella sala 3 (rossa), in una video-performance interattiva, ad introdurre le elaborazioni visive delle opere che vi presentiamo ora:

The Marriage è un’opera in 5 parti che vede l’intervento interattivo in sala del regista Peter Greenaway. Nel 2006 il regista britannico si è cimentato con La ronda di notte di Rembrandt. Nel 2008 con L’ultima cena di Leonardo da Vinci ed ora con Le nozze di Cana del Veronese. Il progetto (che prevede già un proseguimento con un’opera di Pollock, con le Ninfee di Monet, Las Meninas di Velasquez, Guernica di Ricasso e Il Giudizio Universale di Michelangelo) ha un obiettivo molto preciso. Greenaway vuole di-mostrare come 8000 anni di pittura occidentale possano dialogare con i 114 di cinema. Eccolo allora in sala ad introdurre le elaborazioni visive e acustiche operate sui tre capolavori assoluti della storia dell’arte mostrando come in essi si susseguano le messe a fuoco, gli stacchi da primi piani e sfondi e come essi quasi implicassero già alle origini una possibilità di rilettura dinamica che ne accentuasse (talvolta isolandole) le tensioni interne. Se le prime due opere/installazioni hanno già girato il mondo la terza, dedicata all’opera del Veronese, non può sfuggire all’iconoclastia del regista. Greenaway fa propria la tesi di chi vede nel potente ed affollato dipinto un’opera commissionata dal dissacrante Pietro Aretino. Le ‘nozze’ non sarebbero quindi quelle di Cana bensì quelle tra Gesù e la Maddalena posti al centro della scena. Greenaway supporta la tesi con alcune considerazioni ma non ne fa il centro della sua rilettura. Il suo interesse risiede, ancora una volta, nel mostrare come la più avanzata tecnologia possa far ‘vivere’ l’opera accentuandone la complessità grazie all’isolamento dei dettagli. Si tratta di una ricerca indubbiamente affascinante che spinge ‘avanti’ lo sguardo dello spettatore aprendogli inedite prospettive.

Rembrandt j'accuse arriva due anni dopo Nightwatching, storia romanzata della genesi del quadro omonimo, ed esibisce tutto l'orgoglio della struttura più celebre e fortunata delle narrazioni del sapere contemporaneo: quella del giallo e dell'enigma. L'ultima performance di Peter Greenaway ipotizza che Rembrandt volesse denunciare nel suo dipinto l'esistenza di una cospirazione assassina e che la caduta verticale della fama e del prestigio del pittore fiammingo, seguita alla realizzazione della "Ronda di notte", si debba con ogni probabilità al j'accuse e alla condanna morale che i suoi contemporanei e committenti colsero nell'opera. Plausibile? Forse sì o forse no. Quello che davvero importa è lo sguardo indagatore del regista gallese che analizza, scompone e destruttura lo sguardo autoriale che aveva creato, composto e generato con la matericità del colore e la forza della luce un potente ritratto di gruppo. Scomponendo i particolari costitutivi del quadro e ingigantendone alcune sezioni, il regista fa emergere in superficie e fuori dalla superficie dettagli inquietanti e illuminanti. "La ronda di notte", molto studiata e variamente interpretata, riunisce dentro lo stesso dipinto la gilda degli archibugieri, "condotta" dal capitano Frans Banning Cocq e dal suo luogotenente van Ruytenburgh, per celebrarne l'immagine di baluardo della città e mostrarne i privilegi conquistati con la guerra d'indipendenza (dalla Spagna) e la fondazione della Repubblica. Se i più hanno inteso il dipinto alla luce della consolidata tradizione olandese dei ritratti delle compagnie della guardia civica, corporazioni a cui appartenevano i ricchi notabili di Amsterdam, e qualcun altro ha ipotizzato che potesse rappresentare una scena o forse un quadro vivente del dramma storico di Vondel ("Gijsbrecht van Amstel"), Greenaway trasforma il quadro in investigazione e anamnesi indiziaria.

92 Atomic bomb Explosions… Dice Peter Greenaway: «L'uranio è realtà e metafora di cui non potremo fare a meno. Inevitabilmente, quando il petrolio sarà finito, torneremo a usarne il potenziale energetico. Ma non dovremo mai dimenticare il suo potere di creare Armageddon». Rovina e distruzione della battaglia finale dell'Apocalisse. Dei più di 2000 test nucleari effettuati dal 1945 al 1988, Peter Greenaway ne ha scelto 92: il numero dell’uranio. Come 92 è il percorso delle valigie che dall’entrata del Rivellino, rosso vivo (dipinto per l’occasione), accompagna in una nuova tappa del mastodontico progetto iniziato con The Tulse Luper Suitcase, viaggio meta-esistenziale che qui a Locarno prende il titolo Tulse Luper’s Leonardo Suitcases Drawings 92. Valigie riempite di acqua, sabbia lunare, mele, giocattoli, libri rossi, sassi , carbone. E alle pareti disegni e ancora liste. Dell’amore, dell’acqua, della pornografia, delle uova, della chiavi e dei funghi: espressamente dedicati all’atomica. «Alcuni li ha disegnati stando qui nel Rivellino», racconta Arminio Sciolli, curatore della mostra. «Diceva che era un posto spettacolare e terribile, come l'atomica».

Per prenotare e saperne di più:
www.cinestar-lugano.ch
0041-0-900552202

Scritto da Nicoletta Gemmi
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