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Incontro con Morgan Freeman: Invincibile Mandela in Invictus di Clint Eastwood

Attualità, Interviste

04/02/2010

Ritorna l’accoppiata Morgan Freeman e Clint Eastwood (Million Dollar Baby), grandi amici nella vita e sul set, per Invictus, tratto dal libro Ama il tuo nemico di John Carlin e in uscita per Warner Bros. il 26 febbraio. Il nuovo film dell’Ispettore Callaghan (che da un po’ di anni non sbaglia un colpo alla regia, basta ricordare capolavori come Gran Torino o Changelling) racconta la vera storia di come Nelson Mandela, straordinariamente interpretato da Morgan Freeman, e il capitano della squadra di rugby del Sud Africa, François Pienaar (Matt Damon, sempre all’altezza di ciò che gli viene richiesto), unirono le loro forze per la pacificazione del loro Paese. Il neo eletto Presidente Mandela è consapevole che la nazione è divisa dall’apartheid e, sperando di potere riunire il suo popolo attraverso il linguaggio universale dello sport, spinge la squadra di rugby del Sud Africa alla vittoria del Campionato del Mondo del 1995. Abbiamo incontrato a Roma Morgan Freeman, un uomo calmo, che riflette ad ogni risposta, deciso, sicuro, che non esita nemmeno un secondo a rispondere sulle sue umili origini, il ghetto, gli spostamenti… lui terzo di cinque figli. Mister Freeman quanto è stato difficile, anche in termini di emozione e interesse per lei, interpretare Nelson Mandela? “E’ stato facile, anche se può sembrare arrogante detto così… Ma, in realtà, recitare è facile, non è particolarmente difficoltoso. Ovviamente prima di iniziare le riprese mi sono documentato a lungo sull’ex- Presidente Mandela: ho visto molti video, ho sentito come parlava, mi sono circondato di suoi amici che mi hanno raccontato cose su di lui che potevano aiutarmi a capirlo meglio e, in più, la facilità è stata data anche dal fatto che fisicamente ci assomigliamo abbastanza. La parte più difficile da apprendere è stato il modo di parlare di Nelson che quando parla inglese ha un accento sudafricano fortissimo e io sono negato nel rifare gli accenti. Ecco in quel caso ho dovuto sforzarmi, allenare l’orecchio, poi ad un certo punto è venuto tutto naturale e ho iniziato a non pensarci più alla faccenda dell’accento”. Una performance talmente ottima che si è preso una nomination all’Oscar, come si sente al riguardo? “Abbastanza felice direi anche se non capisco perché Invictus non sia entrato nella lista dei dieci migliori film?! Questo mi dà il senso che mi abbiano voluto dare un contentino… tanto per farmi stare buono. Mentre sono felicissimo per la nomination a Matt Damon perché oltre ad essere un ragazzo straordinario è un attore eccellente”. Come si arriva ad avere una carriera come la sua se si nasce in un piccolo paese vicino a New Orleans da una famiglia molto povera? Come si esce dal ghetto? “Io da sempre, da quando ero piccolo avevo in mente solo di togliermi dalla mia strada. Io credo che esista una filosofia del ghetto e della povertà e se una persona si adatta alla situazione nella quale si trova non ne uscirà mai. Ma ci sono milioni di persone, non solo io, che se ne sono andate, pur mantenendo salde, forti le nostre radici. Un conto è andarsene, un altro è dimenticarsi da dove vieni. Le mie radici sono profondissime tanto che io vivo in Mississipi, sono tornato là, alla fine. Penso anche di essere nato per fare l’attore, non saprei fare altro. Sì ho provato con la regia ma è stata la mia passione per la recitazione, le mia perseveranza, la forza nel seguire questa chiamata che mi hanno fatto fare il grande salto. Ai giovani attori dico sempre: “Non dite ‘Voglio essere’, dite ‘Io sono’”.
Com’è nato il progetto di Invictus dove lei oltre che interprete è anche produttore come pure Clint Eastwood oltre che regista è nella produzione…
“Io ho portato questo progetto a Clint, lui non aveva nessuna necessità di fare un film su Nelson Mandela. L’ha fatto perché gliel’ho chiesto io e, chiaramente, perché gli è piaciuta la storia. Però non parlerei di urgenza nemmeno per me, anche se è molto tempo che penso a Mandela, è stato abbastanza un caso che ci siamo ritrovati ora, con questa storia, tratta dal libro di Carlin e diretta da Clint. Il pensiero di Mandela mi frulla per la testa perché oltre a provare un rispetto immenso per lui, quando uscì nel 1996 una sua autobiografia, disse che se mai ne avessero fatto un film avrebbe voluto che ad interpretarlo fosse stato Morgan Freeman. Ovviamente per me è stato un onore senza uguali. Poi abbiamo fatto un film completamente diverso, che prende in oggetto, un momento chiave del suo mandato di Presidente del Sud Africa. Le cose non vanno sempre come uno pensa, ma anche meglio perché io trovo Invictus un film davvero molto riuscito e molto più originale che una biografia su Mandela”. Lei come dicevamo è produttore del film questo le ha dato diritto di mettere il naso nella regia? “Con uno come Clint Eastwood?! Ma scherzate… A parte che quando si è diretti da un bravissimo regista quale è Clint non c’è proprio la necessità di andare ad occupare un ruolo che non è il tuo. Poi con Clint, con il quale sono davvero molto amico, si collabora, si lavora insieme ma non si esige. Io mi sono completamente affidato a lui e penso di avere fatto benissimo in quanto il risultato mi soddisfa in pieno. Devi avere fiducia nella persona che ti dirige altrimenti si instaurano meccanismi perversi dai quali è difficile uscire ed è altrettanto difficile che ne esca un buon lavoro”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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