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Incontro con Jeremy Renner, Edward Norton e Tony Gilroy per The Bourne Legacy

Attualità, Interviste

16/07/2012

Difficile continuare con una idea convincente un franchise riuscito ed amato come quello dell'agente Jason Bourne, interpretato da Matt Damon in una trilogia che comprendeva The Bourne Identity per la regia di Doug Liman, The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo diretti da Paul Greengrass. Ma visto il successo di pubblico e critica di queste spy/action story tratte dai libri di Robert Ludlum, l'unico al quale si poteva chiedere di trovare un modo per tenere in vita questo mondo e questo personaggio era Tony Gilroy, sceneggiatore e regista, e, in particolare, sceneggiatore di tutti e tre i film della saga di Bourne.

 

E, in effetti, a Tony Gilroy un'idea avvincente, accattivante e che, soprattutto, non si basasse sul rimpiazzare Jason Bourne che è stato e rimarrà Matt Damon con un altro attore, scelta che si sarebbe rivelata clamorosamente errata, gli è venuta. Così è nato The Bourne Legacy in uscita in Usa il 10 agosto e in Italia il 14 settembre per Universal Pictures. E cosa ha pensato Gilroy? Prima di tutto di non fare reboot, remake o sequel ma di raccontare una espansione della storia di Jason Bourne, di allargare per il pubblico il mondo di questo agente, tutto quello che avveniva nei film precedenti ma che non abbiamo visto. In questo quarto capitolo ci viene presentato un altro protagonista, Aaron Cross, interpretato da Jeremy Renner con una storia assolutamente originale. Cross è un collega di Bourne, ma i due non si conoscono, tutto quello che ci viene mostrato in The Bourne Legacy si svolge parallelamente a The Bourne Ultimatum, nello stesso anno ma in altri luoghi e con personaggi nuovi che vengono introdotti: il Colonnello Ric Byer, il grandissimo Edward Norton, a capo della National Research Assay Group l'organizzazione che muove tutti gli agenti come Cross e Bourne, o la scienziata Marta Shering ovvero Rachel Weisz, che, insieme ad una équipe di studiosi, lavora per NRAG. Mentre Albert Finney, Joan Allen, David Strathairn e Scott Glenn tornano a ricoprire i ruoli che avevano nella prima trilogia.

 

Non per niente i primi 15' di The Bourne Legacy mostrano immagini di The Bourne Ultimatum. Jeremy Renner che, ultimamente abbiamo visto in Mission Impossible – Protocollo Fantasma e The Avengers, Edward Norton che era a Cannes per il film di Wes Anderson Moonrise Kingdom e il Deus ex Machina di questa nuova operazione Tony Gilroy sono venuti a Roma per parlarci di questa nuova avventura.

 

Quando mi è stato proposto di continuare la saga di Jason Bourne – afferma Tony Gilroy – ho trovato la sfida molto interessante, proprio perché è stata una grande sfida. Ovviamente ho scartato immediatamente l'idea di continuare a raccontare le imprese di Jason Bourne mettendo al suo posto un altro attore, che sarebbe stata una scelta ridicola e fastidiosa. Così ho pensato di espandere il mondo di Bourne raccontando che non c'è mai stato solo lui come agente ma che aveva dei colleghi che contemporaneamente lavoravano per questa Organizzazione potentissima che ha a che fare con la CIA e con il Governo Americano. Per poi scoprire che anche l'Organizzazione, capitanata da Edward Norton, aveva più programmi in atto contemporaneamente non solo quello su cui lavorava Bourne ma anche quello, per esempio, su cui è di base Aaron Cross”.

 

Qual'è stata la difficoltà maggiore dato che siamo in un periodo pieno di franchise vedi Bond, Mission Impossible, tutte quelle create dai personaggi Marvel... “Abbiamo sempre tenuto presente – ci dice Gilroy – e parlo al plurale perché non sono il solo artefice di questa idea che quelle sono serie poco legate alla realtà. I protagonisti delle saghe da voi citate sono o supereroi o esseri umani invincibili. Nel nostro caso è esattamente il contrario abbiamo giocato tutto sull'umanità dei personaggi, sulle loro debolezze, sulla loro forza e sul destino al quale vanno incontro, attenendoci sempre però, al mondo nel quale viviamo. Un mondo che come ben sappiamo è guidato da forze superiori che come grandi burattinai muovono i fili delle nostre esistenze, senza che noi ne siamo al corrente”.

 

Infatti – interviene Edward Norton – io ho accettato di impersonare il Colonnello Byer che in sceneggiatura viene presentato come il 'cattivo' proprio perché è un uomo pieno di sfumature, altrimenti – nonostante la mia stima per Jeremy e Tony - non avrei mai accettato. Quello che mi interessava era capire perché quest'uomo prende determinate decisioni, perché è così convinto che valga la pena fare di tutto purché si riesca a salvaguardare gli ideali patriottici e il bene del Paese. Lui ne è profondamente convinto e nello stesso tempo si pone moltissime domande, pur non fermandosi davanti a nulla. Tutti i personaggi di The Bourne Legacy sono contraddittori, hanno una dualità fortissima e questo mi sembra estremamente moderno, oltre che vero, intelligente ed interessante, dato che pone la sempre eterna questione della morale e del compromesso al quale si è continuamente costretti a scendere. Questi aspetti radicano il film nel momento odierno”.

 

Jeremy Renner per lei chi è Aaron Cross? “Un anti-eroe, una vittima del sistema ma talmente ben preparato fisicamente e psicologicamente che, forse, ce la farà a fronteggiare nemici pericolosissimi. Mi è piaciuto anche molto il fatto che Cross è diversissimo da Bourne, non ha crisi di identità, sa perfettamente chi è e la sua umanità è il perno che rende grande questo personaggio. Quindi non ho sentito nessun peso di eredità rispetto a Matt, visto che Cross e Bourne nemmeno si conosco, lavorano per la stessa gente ma non si sono mai incontrati. Cross è uno che ha un obiettivo nella vita, vuole fare parte di questo mondo ma, come diceva prima Edward, si scontrerà con dubbi morali, etici mostruosi visto che è un agente, addestrato ad uccidere, se necessario... Trovo che The Bourne Legacy abbia una sceneggiatura che mette in evidenza la profondità psicologica di questi personaggi, ad esempio, tenendo conto del perché sono arrivati ad essere o a fare quello che fanno. Il loro passato come il loro presente è ugualmente importante, se avranno un futuro non lo posso svelare.. siamo sempre in una spy story del resto, se non ci sono segreti, non vale!”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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