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Incontro con Bernardo Bertolucci, l’8 febbraio, al Festival di Pordenone

Attualità

26/01/2011

Ospite della ospite della manifestazione “Lo Sguardo dei Maestri” – curata dal Centro Espressioni Cinematografiche di Udine, da Cinemazero di Pordenone e dalla Cineteca del Friuli di Gemona - martedì 8 febbraio 2011, Bernardo Bertolucci sarà a Pordenone. L’eccezionale incontro con uno dei più grandi registi del cinema mondiale è in programma alle ore 20.30 al Cinema Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone. Un momento davvero unico per la Regione Friuli Venezia Giulia, reso possibile grazie alla XIII edizione de Lo Sguardo dei Maestri, quest’anno dedicata all’autore e intellettuale parmense. La serata è promossa con il  patrocinio del Comune di Pordenone, che per l’occasione mette a disposizione il Teatro Verdi.

A conversare con Bernardo Bertolucci, regalando al pubblico un’indimenticabile lezione di grande cinema, sarà Fabien S. Gerard, tra i massimi esperti del cinema bertolucciano, curatore, insieme al critico Giorgio Placereani, di Bernardo Bertolucci. La certezza e il dubbio (Ed. Cinemazero), uno tra i più completi ed esaustivi volumi dedicati all’opera cinematografica del grande cineasta. Seguirà la proiezione di uno dei film più famosi del regista, Il tè nel deserto (1990).

I biglietti per l’incontro con Bertolucci saranno in prevendita alla cassa del Teatro Verdi nei giorni 7 e 8 febbraio nei seguenti orari: lunedì 7 febbraio dalle 14.30 alle 19.00, martedì 8 febbraio dalle 14.30 fino all’inizio dell’incontro, previsto per le ore 20.30. Il costo del biglietto d’ingresso sarà quello abitualmente praticato nelle sale di Cinemazero, con gli sconti previsti per i possessori della CinemazeroCard e della tessera del C.E.C. (Centro Espressioni Cinematografiche) di Udine.

L’omaggio tutto friulano riservato a Bertolucci dalla manifestazione Lo Sguardo dei Maestri, realizzato attraverso una retrospettiva che propone in questi mesi su grande schermo a Pordenone, Udine e Trieste la cinematografia completa del regista, ha di fatto anticipato una serie di celebrazioni internazionali dedicate al grande cineasta italiano che ora stanno coinvolgendo il MoMa New York Museum, la TIFF Cinematheque di Toronto e il BFI di Londra, ma anche il Pesaro Film Festival, che nel prossimo giugno dedicherà proprio a Bertolucci il suo Evento Speciale sul cinema italiano.

Bertolucci, tra i maggiori autori del cinema contemporaneo, le cui opere, fra poesia e storia, hanno lasciato un segno profondo nel cinema moderno, è “creatore” di un cinema complesso, tanto sontuosamente elaborato dal punto di vista dello stile, quanto giocato sul rimando al proprio mondo interiore. Come sottolinea Fabien S. Gerard nel denso e bellissimo saggio che introduce il volume edito da Cinemazero, fra il vasto numero di componenti e suggestioni che danno corpo al cinema di Bertolucci, si possono individuare tre direzioni principali (simboleggiate dalle figure di Proust, Marx e Freud): il richiamo al passato e alla potenza evocativa della memoria; l'analisi delle classi sociali e della “coscienza infelice” borghese; l'esplorazione affascinata delle tortuosità dell'inconscio, in primis il rapporto con la figura paterna.

“Un cinema spettacolare ed intimo allo stesso tempo (basterebbe pensare a L’ultimo imperatore) - scrive il critico Giorgio Placereani nell’introduzione al volume edito da Cinemazero - d'impronta colta e (a volte tormentosamente) riflessiva (Ultimo tango a Parigi), eppure capace di distendersi, senza tradirsi, sul respiro della grande produzione internazionale (Il Tè nel deserto, The Dreamers). Se c’è una parola che esprime compiutamente l’opera cinematografica di Bernardo Bertolucci questa parola è ricchezza. Fin dal suo primo film il regista parmense, figlio del grande poeta Attilio e poeta lui stesso, come pure il fratello Giuseppe (se non che entrambi hanno scelto il cinema), va per la sua strada, intessendo con una coerenza profonda nella varietà dei temi. L’eterna questione della ricerca e della formazione del sé (l’astrazione di questa ricerca è il nocciolo di Ultimo tango a Parigi, ben più che l’elemento erotico che turbò le masse di spettatori). Il viaggio, che ne è prolungamento e metafora. Il rapporto amoroso – dove anche c’entra la meraviglia dello sguardo - e il suo côté autodistruttivo. Il fare i conti con la figura paterna…. La decadenza e la rinascita. Una ricchezza che si rinnova a ogni opera e ad ogni visione. Non è questa la vera immagine dei maestri?”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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