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‘Il treno va a Mosca’ l’utopia di Federico Ferrone e Michele Manzolini

Anteprime, Interviste

27/11/2013


'Il treno va a Mosca' di Federico Ferrone e Michele Manzolini, in concorso al Torino Film Festival, racconta un pezzo di storia d’Italia in bianco nero. Ci sono anche l’utopia di un barbiere cineasta per vocazione e c'è la cronaca della fine di un mondo.
Si tratta infatti di un film-documento, distribuito dall'Istituto Luce, realizzato con filmati inediti conservati all'Archivio nazionale del film di Famiglia, ma soprattutto dagli 8mm di Sauro Ravaglia.

Federico cosa vi ha spinto a portare sullo schermo questa storia?
L’utopia ci ha motivato nel raccontare la nostra storia. Oggi pare incredibile come si potesse dedicare la propria intera esistenza ad un ‘idea, nella ferma convinzione che un domani davvero vicino il mondo sarebbe cambiato. Oggi e’ attuale perche e’ agli antipodi della nostra societa attuale, che è lontana anni luce dal concetto di darsi completamente ad un’idea, anche non politica.

Michele cosa raccontate precisamente?
Raccontiamo  il "viaggio" reale e simbolico di un barbiere romagnolo e dei suoi amici, diretti nella capitale dell'Urss per partecipare al Festival mondiale della gioventù socialista. Il protagonista, Sauro Ravaglia, oggi ha ottant'anni.

Federico c’e un gran lavoro sulle immagini, ma anche sul sonoro, una ricostruzione maniacale di quell’epoca
Si, dobbiamo ringraziare l’archivio dell’audiovisivo popolare democratico, con cui abbiamo lavorato insieme agli archivi privati e si, hai ragione, abbiamo dovuto lavorare molto sulla costruzione del suono perche la caratteristica di quei filmati e’ la quasi totale assenza di un sonoro. Lo abbiamo attraverso registrazioni di  radio Praga e con quelle coeve realizzate durante il festival, proprio per restituire l’atmosfera reale di quell’epoca.  

Michele vi siete immaginati un pubblico elettivo per il vostro film?

Mah guarda sinceramente no, nel senso che si tratta di una storia universale. Su una persona che ha dei sogni, che vede i suoi sogni svanire. Parla a molte generazioni, a quelli che sono piu vecchi di noi, ma anche e soprattutto per chi è più giovane e forse curioso verso storie di un mondo che sembra non esserci davero più. Si tratta quasi di una storia di formazione, dolorosa, dura, ma al termine della quale nulla è puù lo stesso di quando tutto era cominciato.

Michele se qualcuno oggi vi chiedesse perche lo avete fatto?
Per prima cosa per la bellezza della storia e per quella delle immagini, poi davvero per mantenere viva quella utopia di cui si parlava, nel senso che in un momento in cui pare impensabile lavorare su un progetto cinematografico come il nostro, beh noi lo abbiamo realizzato…

Scritto da Titta Digironimo
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