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Il Tramonto delle Illusioni, l’Alba della Nazione

Attualità, Recensioni

07/09/2010

Noi Credevamo di Mario Martone

Un film sull’Unità imperfetta d’Italia.

La storia di una nazione giovane in un film depauperato da ogni retorica celebrazionista che si declina attraverso le drammatiche avventure di tre patrioti, le cui personalità e azioni sono basate su uomini realmente esistiti, che vediamo alle prese con le figure principali della storia d’Italia: Carlo Poerio, Giuseppe Mazzini e Francesco Crispi. Uomini cui sono state dedicate piazze e strade, ma i cui nomi risuonano, oggi, senza sollevare particolari emozioni e che, invece, questo film restituisce in tutta la loro contraddittoria complessità.

Noi Credevamo di Mario Martone è un film “necessario”: un utile punto di partenza per il confronto ineludibile riguardo le celebrazioni del Centocinquantenario dell’Unità di Italia.

Nonostante una durata significativa del film che supera le tre ore e venti, questo lavoro scivola dolcemente e dolorosamente, attraverso una narrazione lenta e solenne, per raccontare i sogni infranti di una generazione che cercava verità e libertà e che, invece, ha trovato, spesso, morte, povertà e amarezza.

Interpretato da un cast importante ed efficace che va da Luigi Lo Cascio a Toni Servillo, da Andrea Renzi a Renato Carpentieri, da Luca Zingaretti a Luca Barbareschi, Noi Credevamo coinvolge il pubblico sul piano emotivo, mostrando ingenuità e speranze, esigenze e dolori di diversi patrioti che tra le prigioni borboniche e Londra, tra Parigi e il Cliento cercano di riprendersi dalla disperazione dei bagni di sangue legati alla repressione dei moti carbonari.

Un film avvolto dalla freddezza che ha caratterizzato il diciannovesimo secolo in cui condizioni climatiche e politiche avverse stringono d’assedio un popolo oppresso dalla tirannia e dall’ignoranza, e dove le idee costituiscono una merce pericolosa.

Vediamo roghi di libri, bombe costruite artigianalmente, dame darsi a sedicenti patrioti coraggiosi con curiosità in un contesto di dubbio, lealtà, spionaggio e terrore e, verso la fine, veniamo condotti verso luoghi segnati dalla guerra senza quartiere al banditismo. Appartenenti alla stessa nazione che parlano lingue differenti e che hanno storie e vite distanti, unite da un’idea unitaria non pienamente compiuta e mai del tutto condivisa.

Noi Credevamo è un’opera importante: il film più ambizioso e riuscito di Mario Martone che attraverso questa produzione dimostra il suo talento per raccontare storie in cui i punti di contatto con la realtà sono forti ed evidenti.

In questo senso, il regista napoletano mostra un Ottocento rurale popolare in un film estremamente realistico che, ogni tanto, si ‘apre’ alla modernità e alla realtà.

Una casa con piloni di cemento armato, segnale della speculazione edilizia, rappresenta il trait d’union con l’attualità e quelle istanze oggi ancora aperte in un paese bisognoso oggi come allora di ripensare sé stesso.

Non una pellicola pessimista o tantomeno un’opera dubbiosa riguardo le idee e le speranze che hanno portato l’Italia a guardare sotto i Savoia verso l’Alba di una Nazione. Sicuramente, però, un film sul tramonto delle illusioni, vissuto da una generazione che ha sacrificato concretamente e metaforicamente la propria esistenza e delle persone che amavano in nome della libertà che non hanno mai trovato, almeno non pienamente.

Un film che tutti gli Italiani, almeno una volta, dovrebbero guardare per capire qualcosa di più di loro stessi e della loro difficile storia politica.

Scritto da Marco Spagnoli
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