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Il tramonto dei supereroi

Attualità, Recensioni

21/08/2012

Bellissimo, drammatico, angosciante, è un monumento alla memoria del mondo fumettistico dei supereroi. Crollano gli argini che fino ad ieri teneva separato il supereroe dal suo alias borghese, e crolla la dimensione fantasy sotto la spinta di una realtà drammaticamente incalzante. Anche la città, quella Gotham geometrica e futurista dei film precedenti si toglie il velo per somigliare in modo impressionante a New York. Entra Wall Street come un nuovo inquietante personaggio con cui dover fare i conti, ed entra soprattutto la dimensione politica di una città, di una società che per salvarsi deve lottare unita contro il male. E' il testamento morale del più tormentato dei supereroi, che finalmente affronta i suoi demoni, e quelli che lo circondano, senza alcuna maschera. E proprio per questo riesce a vincere. Perché la vera forza è quella interiore. Insomma questo capitolo finale della saga di Christopher Nolan irrompe con una forza visiva inaudita e senza un attimo di tregua per chiudere la trilogia nella sua interezza,  e con un impressionante sforzo produttivo demolisce tutti i luoghi comuni del genere, per rifondarlo su un piano più autentico, più fragile e infinitamente più dark. La maggior parte dei film di supereroi, di fronte a questo, diventa un intrattenimento per bambini. Se la complessità del precedente capitolo era quasi completamente giocata sulla splendida figura del jocker, adesso anche la grandezza a tratti mefistotelica del cattivo di turno, Bane, deve fare i conti, come un Bruce Wayne ormai spogliato di tutti i suoi privilegi, con le ferite interiori. Che non si spengono che con la morte. Il sentimento entra in scena prepotentemente, nonostante l'apparente freddezza dell'eroe, e illumina di una luce imprevedibile i personaggi, a cominciare dalle due figure femminili, da una catwoman traditrice ad una misteriosa Miranda, e da quella del maggiordomo, interpretato in modo sublime da Michael Caine.

Scritto da Piero Cinelli
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