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Il Toto Palma soffia sulla Croisette

Attualità, Personaggi

24/05/2013

Mentre inizia il conto alla rovescia per i Palmarès - mancano meno di 48 ore alla cerimonia - il rumore di fondo dei favoriti cresce a dismisura. Un pò spinto dai numerosi sondaggi tra i critici (le famose étoiles) ed un pò foraggiato da scaltri produttori che con i loro uffici stampa cercano di versare benzina dove serve. 

Certamente il quadro generale è felicemente dispersivo, visto che mai come quest'anno ci sono così tanti favoriti, ciascuno con una fetta di agguerriti e importanti paladini. Altrettanto certamente la giuria di Premi Oscar, presieduta da Spielberg, non si farà minimamente condizionare dai sondaggi e dalle opinioni seppure autorevoli dei grandi giornali. Quindi anche nel verdetto c'è da aspettarsi di tutto e di più, in perfetta continuità con il Festival stesso che quest'anno non è stato certo avaro di grandi emozioni e grandi momenti. 

I favoriti sono almeno cinque, a cominciare dal nostro Paolo Sorrentino, la cui Grande Bellezza se non alla Palma si candida sicuramente per un Premio alla Regia ed un Premio al grande Toni Servillo. Paradossalmente il film di Sorrentino è sponsorizzato più dalla stampa estera che da quella italiana. Altro candidato fortissimo è la coppia indissolubile dei fratelli Coen che con Inside Llewyn Davies fanno ancora una volta centro, con il ritratto malinconico e tenero della scena musicale newyorchese prima dell'arrivo sulla scena di Bob Dylan,  un'epoca che sembra passata da un secolo. Protagonista uno splendido Oscar Isaac, che si candida, assieme a Servillo, al Premio per il miglior protagonista, oltre a ricandidare i Coen per una seconda Palma d'Oro. Sia i Coen che Sorrentino infatti hanno già vinto a Cannes, il che potrebbe giocare a loro sfavore, mentre viceversa questa giuria potrebbe privilegiare un autore con meno medaglie. 

Terzo titolo caldo caldo, Nebraska di Alexander Payne, una pellicola on the road in b/n accolta con applausi da standing ovation. Una curiosa dolceamara sullo sfondo di una inedita provincia americana. Poi, in odore di scandalo (ma gli scandali spaventano ancora qualcuno?), il fluviale (dura più di tre ore) La Vie D’Adèle – Chapitre 1 & 2, di Abdellatif Kechiche, una poetica storia d'amore lesbo, che alcuni critici importanti hanno definito senza mezzi termini 'la più bella storia d'amore mai raccontata sullo schermo'. Infine il giapponese Like Father, Like Son, che mette in scena con grande intelligenza e commozione la storia di un bambino, un tema, quello dell'infanzia, da sempre molto caro al Presidente della Giuria Steven Spielberg. Che come tutti o quasi i suoi connazionali, semberebbe meno incline ad apprezzare le scene di sesso esplicito tra le due protagoniste di La Vie d'Adèle. Meno probabile, almeno a giudicare dalle critiche, un Premio a Solo Dio Perdona di Winding Refn, alla ricerca di un equilibrio improbabile tra ultraviolenza e misticismo. Mancano comunque ancora due pezzi da novanta come Polanski e Jim Jarmusch, che verranno presentati l’ultimo giorno. E come spesso succede, gli ultimi potrebbero arrivare primi.

Scritto da Piero Cinelli
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