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Il silenzio è d’oro: The Artist!

Attualità, Interviste

05/12/2011

Si spengono le luci e inizia l’emozione. Che meraviglia e che sensazione strana e fantastica è andare, al giorno d’oggi, al cinema ed assistere ad un meraviglioso melò in bianco e nero, muto. Questo è The Artist il film del francese Michel Hazanavicius, passato in concorso al Festival di Cannes, dove il protagonista Jean Dujardin si è aggiudicato la Palma d’Oro come Migliore Attore. E questo è stato solo l’inizio della scalata al successo di una pellicola, elogiata dalla critica tanto da aggiudicarsi anche il titolo di Miglior Film e Miglior Regia dagli autorevoli critici newyorkesi che fanno parte del The New York Film Critics Circle.

The Artist è davvero un’esperienza. Tutti abbiamo visto film muti di maestri come Murnau, Lang, Hitchcock, Ford, Lubitsch, per non parlare di Chaplin o Keaton, magari a retrospettive a loro dedicate da qualche Cineteca, o a qualche Festival. Ma rivivere quell’esperienza nel 2011 con un film che ha una sua completa unicità, che non è assolutamente un esercizio di stile, seppur influenzato da tutti i maestri che abbiamo citato e anche da molto altro, rimane un regalo assai raro.

Michel Hazanavicius ha vinto in pieno una sfida difficilissima, sotto tutti i punti di vista, grazie alla sua abilità e al suo amore per il cinema e il muto in particolare, oltre alla immensa bravura dei suoi attori. Dall’eccellente Dujardin continuando con Bérénice Bejo, John Goodman, Penelope Ann Miller, James Cromwell.

Un po’ Cantando sotto la pioggia, un po’ Aurora di Murnau, The Artist si bilancia perfettamente tra numeri da musical, dramma, nella narrazione della straordinaria ascesa di un attore del cinema muto degli anni venti, George Valentin (Dujardin) che, con l’avvento del sonoro – anche a causa del suo immenso orgoglio – viene dimenticato da tutti. Il futuro spazza via il passato e la vita di Valentin inghiottita dall’anonimato. Al suo fianco resteranno perennemente fedeli il suo cane (la vera star del film, un omaggio ad Asta della serie L’Uomo Ombra, ma ognuno di noi ci può vedere un riferimento differente) e la giovane comparsa, Peppy Miller (Béjo), che mentre lui scompare lei viene proiettata nel firmamento delle stelle del cinema.

In arrivo nei cinema da venerdì 9 dicembre per la Bim Distribuzione, The Artist è stato comprato da Harvey Weinstein prima della sua collocazione a Cannes in concorso, e ora in moltissimi scommettono che il film entrerà in varie categorie degli Oscar. Michel Hazanavicius, al suo terzo film – i primi due sono stati enormi successi in Francia e sono parodie di pellicole di spionaggio intitolate OSS 117 – è arrivato a Roma, accolto da grandi applausi per narrare la storia, l’iter, avvincente quanto il film, del riuscire a portare a termine un sogno così ardito nell’epoca di Avatar e del 3D.

Michel Hazanavicius ci racconti come ha fatto a trovare i fondi per realizzare una pellicola come The Artisti e da dove viene questo amore e dedizione per i film muti e in bianco e nero? “In effetti non è stato per niente facile riuscire a realizzare questo film visto che tutti mi dicevano che nessuno sarebbe venuto a vederlo e nessuno mi avrebbe finanziato. – confessa il giovane regista – Però io ci credevo fermamente in questo progetto, amo i film muti, ed era un mio desiderio davvero forte provare a cimentarmi nel rifarne uno, proprio ora, negli anni duemila. La svolta è arrivata quando ho incontrato Thomas Langmann, un produttore folle e intelligentissimo, che è stato disponibile a mettere soldi suoi su un’idea totalmente mia. Lo ringrazio ancora infinitamente”.

Che cosa l’attrae maggiormente dei classici degli anni venti e trenta? “Sono i film che ho visto e rivisto mille volte. Tutti i registi che avete nominato Murnau, Lang, Hitchcock, Frank Borzage, Erich von Stroheim, le pellicole con Greta Garbo e John Gilbert e molto altro... hanno nutrito il mio immaginario fin dalla più tenera età. Detto questo per me questi autori sono stato lo stimolo, il riferimento, la forza per realizzare The Artist ma, il mio film, non è direttamente legato a nessuna pellicola del passato in particolare. Il muto ha un grande valore a mio avviso, ovvero, che lo spettatore può farsi il suo film mentre lo vede. Come pure il bianco e nero. E’ lo spettatore che mette le battute in bocca ai protagonisti e che li veste dei colori che non ci sono. Nei film muti la regola è: ‘less is more’. Meno il regista fa, più fa il pubblico. Il muto è puro, si racconta tutto solo attraverso l’immagine e questa è la genesi del cinema”.

Che cosa ha detto ai suoi attori per ottenere delle performance così strabilianti? “Ai miei attori – continua Hazanavicius – non ho mai chiesto di fare pantomime, di gesticolare troppo o di mimare azioni. Gli ho chiesto di essere il più naturali possibili. Ovviamente essendo ambientato dalla fine degli anni venti ad inizio anni trenta i vestiti, gli atteggiamenti, i modi di fare hanno contribuito a ricreare come erano gli uomini e le donne a quell’epoca. In particolare come erano le star del cinema e coloro che lavoravano con loro. Inoltre come diceva Orson Welles: ‘Il bianco e nero è il migliore amico degli attori’. Ed è verissimo perché toglie ogni imperfezione e dona loro un’aura di divinità. Pensate solo a Greta Garbo e avete la perfetta immagine di ciò che sto affermando. Devo dire che lavorare con Dujardin e tutto il resto del cast è stato facilissimo perché loro sono già degli attori bravissimi e in questo film ne danno l’ennesima prova. Quando le cose stanno in questo modo tutto si semplifica”.

Successo al botteghino, elogi della critica, premi a Cannes, Oscar... da film impossibile da realizzare, The Artist è diventato – quello che si merita di essere – una pellicola rara e bellissima. Come si sente? “Molto soddisfatto non c’è che dire, anche perché la mia più grande soddisfazione sta nel fatto che il film è uscito esattamente come lo avevo in mente. Però il mio obiettivo principale rimane sempre e solo uno: sedurre il pubblico. Quello che accade al film fuori dalla sala cinematografica è di competenza di altre persone”.

Michel Hazanavicius ha girato un episodio del film Les infidèles (che arriverà in Italia nella primavera del 2012) sempre con Jean Dujardin protagonista. Il progetto è un omaggio al cinema italiano degli anni sessanta, in particolare a due pellicole: I Mostri e I Nuovi Mostri, realizzato da sei registi francesi.

Cosa farà prossimamente non lo sa... per ora promuove The Artist, un film che vi consigliamo vivamente, per la straordinaria capacità che ha il cinema di essere sempre attuale anche quando attinge dal passato.

In questo periodo di film bolidi da ‘Formula 1’ prendersi il tempo di farsi un giro su una affascinante ‘2CV’ è un lusso che vi dovete permettere.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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