questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Il segreto dei Transformers. Transformers 3 di Michael Bay

Recensioni

28/06/2011

Transformers 3 è senza dubbio il più riuscito della trilogia di film legati alla guerra tra gli Autobot e i Decepticon che, come sappiamo, ha luogo sul nostro pianeta e che vede coinvolte due razze aliene di Robot, nascosti tra di noi sotto la forma di automobili, Tir, ma anche auto sportive e di lusso, nonché caccia militari.

Il primo titolo in 3D diretto da Michael Bay e anche il primo senza Megan Fox trova nuova linfa per la saga, grazie all’idea di utilizzare filmati di repertorio a scene girate oggi per raccontare come tutta la corsa verso lo spazio degli anni Sessanta, sia stata, in realtà, scatenata dal desiderio di arrivare sulla Luna e recuperare un misterioso UFO caduto sul nostro satellite nell’estate di mezzo secolo fa. E’ così che da Kennedy a Nixon fino ad arrivare ad Obama, la storia della conquista dello spazio, della rivalità tra la NASA e il programma spaziale Soyuz diventa una copertura per arrivare al segreto degli Autobot in grado di cambiare la storia del mondo e di alterare le regole fisiche dell’Universo così come lo conosciamo.

In uno spettacolare crescendo arriviamo ai giorni nostri quando ritroviamo Sam, il personaggio interpretato da Shia Lebouf alla ricerca di un lavoro e alle prese con la nuova fidanzata, Rosie Huntington – Whiteley una modella britannica che non fa certo rimpiangere Megan Fox nonostante il talento sia ancora tutto da dimostrare, a dispetto di un fisico statuario, messo consapevolmente in mostra in situazioni particolarmente sexy. La frustrazione del giovane Sam di non riuscire a trovare lavoro, nonostante l’avere salvato per due volte il mondo, è aggravata dall’avere a che fare con personaggi quantomeno eccentrici che sembrano ostacolare più o meno consapevolmente l’inizio della sua carriera. Fino a quando, però, un giorno, all’indomani del ritrovamento del geniale robot Sentinel Prime, il capo degli Autobot prima di Optimus Prime, qualcosa inizia ad andare davvero storto e il ragazzo, insieme all’agente segreto interpretato con humour da John Turturro viene a conoscenza di un complotto e del possibile tradimento di un gruppo di umani tra cui anche qualcuno di sua conoscenza.

Transformers 3 è decisamente intrigante nella sua prima parte: poi, man mano, quando effetti visivi spettacolari e battaglie senza quartiere prendono il sopravvento sulla trama ecco che la sceneggiatura tende alla semplificazione e il tutto sembra perdere un po’ di appeal anche per la sua durata decisamente eccessiva che supera le due ore e mezza.

Detto questo, il ritmo adrenalinico enfatizzato dal 3D rende Transformers 3 divertente e godibile (almeno per un’ora e quaranta di film) anche grazie ai tanti cameo che vanno da quello estremamente ironico di John Malkovich al già citato Turturro, da  Patrick Dempsey a Frances McDormand nei panni di un’agente della CIA alle prese con la peggiore crisi mai vissuta dall’umanità, dall’irrivente Ken Jeon rivelato dai due Una Notte da Leoni a Kevin Dunn nei panni del saggio papà del protagonista.

Un po’ Independence Day, un po’ La guerra dei mondi, Transformers 3 trova Michael Bay in piena forma, grazie allo script di Ehren Kruger che rilegge la storia alla luce dei segreti legati agli Autobot. Oltre alla partecipazione straordinaria di Buzz Aldrin, l’astronauta che insieme a Neil Armstrong ha messo piede sulla Luna nel luglio del 1969, la sceneggiatura di Transformers racconta che Chernobyl è stato un disastro dovuto all’idea di collegare del carburante atomico trovato sul relitto della nave abbandonata nel reattore della Centrale nucleare ucraina. Una scelta interessante che oltre a contestualizzare meglio il conflitto tra le due razze di macchine, offre una prospettiva intelligente e nuova di racconto sfruttando le ‘teorie del complotto’ per un’invenzione particolarmente felice.

Una pellicola, dunque, in cui l’elemento fantascientifico e quello umano funzionano perfettamente e cui sarebbe bastato un po’ più di coraggio e un po’ meno di effetti speciali per risultare pienamente riuscita. Nella seconda parte del film, infatti, i dialoghi sono ridotti ad una banalità estrema, così come i meccanismi narrativi. Tutto finisce sopra le righe e anziché un memorabile blockbuster di genere, ci troviamo dinanzi, ancora una volta, ad un pop corn movie visivamente notevolissimo dove la narrazione è sacrificata rispetto all’elemento visivo.

Ma forse era proprio questo l’obiettivo di Michael Bay e chiedere qualcosa di più a questo film risulta, forse, fuori luogo e un po’insensato.

Scritto da Marco Spagnoli
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA