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Il Ritorno del Re: Tom Hooper premio Oscar per Il Discorso del Re parla del successo del film

Attualità, Interviste

04/03/2011

Inizia oggi il primo week end del Discorso del Re dopo la trionfale acclamazione di domenica scorsa al Kodak Theatre di Los Angeles. Vincitore di quattro premi Oscar tra cui quello per la miglior regia, il film in Italia ha superato i cinque milioni di Euro di incasso conquistando consensi unanimi di pubblico e di critica. “Credo che quando ci si avvicina ad un film storico con un intento di cura del dettaglio sia sempre molto difficile.” Spiega il regista Tom Hooper che dopo una lunga esperienza in televisione con kolossal storici come Elizabeth I e John Adams interpretati rispettivamente da Helen Mirren e Paul Giamatti, è al suo terzo film per il grande schermo dopo Red Dust e Il Maledetto United “In questo caso, però, siamo stati molto aiutati ad entrare in quel periodo dalle persone che ricordavano quegli anni come lo sceneggiatore David Seidler che è nato nel 1937 ed era un ragazzino balbuziente quando ascoltò quella famosa trasmissione radiofonica che gli fece capire di potere essere anche lui in grado di superare la propria balbuzie.”

Un legame molto personale…

La Seconda Guerra Mondiale ha segnato la vita di tutti quanti noi più di quanto noi stessi siamo spesso disposti a riconoscere: mio nonno era un soldato ed è stato ucciso durante la guerra, così, come risultato, mio padre all’età di cinque anni è stato spedito in collegio a tempo pieno. Mia madre ha dovuto fare i conti con la persona che mio padre è diventata in seguito a quell’esperienza fatta di punizioni corporali, di marce forzate di cinque miglia prima dell’alba, di bagni freddi e di tutte quelle cose che caratterizzavano il sistema educativo britannico nel dopoguerra. In un certo senso, mia madre che è un’australiana figlia di un altro tipo di educazione è stata per mio padre l’equivalente di Lionel Logue, il personaggio interpretato da Geoffrey Rush e tutto questo rende il film molto personale per me. In più è stata proprio mia madre a vedere a teatro la prima messinscena del dramma e a telefonarmi subito per dirmi che ‘aveva trovato per me il mio prossimo film’.

Lei ha diretto molti progetti legati alla Storia…

E’ vero, ma non si tratta solo di un interesse personale per questa materia, quanto, piuttosto, di una necessità di ricercare storie interessanti raccontate attraverso ottime sceneggiature. Una cosa tutt’altro che facile oggigiorno. Forse la verità è che io sono interessato a personaggi iconici che riflettono la propria identità. Il Discorso del Re mi è servito ad esplorare più da vicino il senso stesso della monarchia in Gran Bretagna. Detto questo il film è molto attuale, perché c’è qualcosa di quegli anni Trenta che sembra molto vicino all’incertezza che viviamo oggi. E’ una storia universale, perché tutti quanti esperiamo dei blocchi tra ciò che siamo e la versione migliore di noi stessi che tutti ambiamo a diventare.

Cosa l’ha portata a scegliere il cinema e non, come ha fatto in passato, la televisione per raccontarla?

Guardando i cinegiornali Pathé di quegli anni ti accorgi che le inquadrature larghe non rivelano nulla di quanto accadeva davvero al Re. Solo gli occhi restituivano qualcosa del suo dolore interiore. Il cinema, invece, con i suoi primi piani e la sua distanza ravvicinata diventa un mezzo perfetto per raccontare un vero e proprio dramma personale. La Tv, invece, serve a raccontare storie più lunghe, altrimenti impossibili da sintetizzare in un film.

Lo sceneggiatore David Seidler aveva promesso alla regina madre di non fare un film di questa storia fino a quando lei fosse stata in vita. Perché?

La richiesta della regina madre era motivata dal fatto che il film sollevava ricordi dolorosi. Ed è proprio questo l’elemento di interesse della storia: la messinscena del dolore dei regnanti. In più non è proprio un’attitudine inglese ‘lavare i panni sporchi in pubblico’.  Eppoi non bisogna dimenticare il possibile rancore della regina madre nei confronti del fratello che ha abdicato senza chiedere consiglio né niente. Lo stress dell’essere Re, in un certo senso, ha ucciso Giorgio VI che è morto a cinquantadue anni per colpa del troppo fumo. Fumava, infatti, almeno cinquanta sigarette al giorno e questo l’ha ucciso.

Nel film, però, c’è anche il tipico humour britannico…

E’ vero, ma anche questa è una reminescenza personale: sono cresciuto guardando Blackadder , le repliche dei Monthy Python e tutta quella meravigliosa commedia britannica che ci rende così tanto orgogliosi del nostro paese e dell’essere inglesi. La cosa importante è che, però, nel film nessuno provi ad essere divertente di per sé. Lo humour è spontaneo, non cercato e tantomeno voluto o ostentato. Giorgio VI, peraltro, era un uomo acuto e dotato di un umorismo molto secco ed intelligente.

Scritto da Marco Spagnoli
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