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Il racconto epico di Valeria Sarmiento: Linhas de Wellington

Attualità, Interviste, Personaggi

04/09/2012

(Venezia) Nuno Lopes, Soraia Chaves, John Malkovich, Marisa Paredes, Melvil Poupaud, Mathieu Amalric, Isabelle Huppert, Catherine Deneuve, Chiara Mastroianni, Michel Piccoli e la lista sarebbe ancora molto lunga. E’ impressionante il cast messo insieme da Valeria Sarmiento per questo suo film in costume, storico, portato qui a Venezia, in concorso, nella durata di 151 minuti. Una forma ridotta perché il progetto, nato per la televisione, è molto più lungo. Verrà trasmesso per la televisione francese in tre puntate. Valeria Sarmiento è stata la moglie – oltre che montatrice - di Raùl Ruiz, regista e sceneggiatore di origine cilena, che se ne andato il 19 agosto del 2011. Alla fine degli anni novanta, molti degli attori che sono in questo film, sono diventati amici e quasi ‘famigliari’ di Ruiz. Apprezzando moltissimo il suo lavoro hanno cercato un modo perché il regista riuscisse a trovare budget più consistenti e una migliore distribuzione per le sue opere. Questo monumentale film ne è, una delle ennesime conferme, alcuni di loro sono in scena solo per pochi minuti, ma volevano esserci.

Valeria Sarmiento ha deciso di completare Linhas de Wellington che il marito stava preparando quando la morte lo ha portato via, e lo ha fatto con grande impegno ed amore visto l’opera che è riuscita a realizzare.

Dopo che i tentativi di Junot e Soult fallirono nel 1807 e nel 1809, Napoleone Bonaparte invia il maresciallo Massena al comando di un imponente esercito a invadere il Portogallo nel 1810. I francesi arrivarono agevolmente fino al centro del paese dove li aspettava l’esercito anglo-portoghese guidato dal generale Wellington...

“Quando Paulo Branco mi chiese di portare a termine il film sulle guerre napoleoniche che Raoul Ruiz aveva ideato, mi sembrò un compito quasi impossibile. – ha affermato la Sarmiento - Leggendo, però, la sceneggiatura di Carlos Saboga, rimasi sorpresa: scoprii l’esodo dei portoghesi, il destino tipico della gente comune, la vita quotidiana durante un conflitto, dei punti di vista che hanno fatto sì che quel racconto diventasse mio. Il resto è consistito nel lavoro con gli attori, specialmente per i personaggi femminili che soffrono tanto nel corso di una guerra e, soprattutto, nel fare in modo che il paesaggio seguisse con la macchina da presa una paradossale tattica di guerra: il contraddittorio pellegrinaggio che fu la ritirata verso le “linee di Wellington”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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