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Il padre e lo straniero: la partenità, l’amicizia e l’unione tramite la differenza!

Attualità, Interviste

08/02/2011

Diretto e scritto, insieme alla sodale Simona Izzo (oltre a Giaziano Dana e Giancarlo De Cataldo), da Ricky Tognazzi, Il padre e lo straniero torna a toccare un tema molto caro al cinema attuale: la società multirazziale. Interpretato da Alessandro Gassman, Ksenia Rappoport e Amr Waked, il film narra la storia di un padre, Diego, piuttosto nervoso e iperfumatore che un giorno, mentre aspetta il figlio disabile, incontra un affascinante uomo siriano Walid, che gli farà scoprire, sullo sfondo di una spy story, una Roma inedita, la Siria, e anche la vera amicizia, sentimento che cambierà lui e il rapporto con la moglie, Lisa.

Tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, Il padre e lo straniero, arriva nei cinema il 18 febbraio distribuito da 01 Distribution, in circa 100 copie. Una storia dura, intensa, sull’amicizia, la paternità, sull’incontro fra due culture diverse.

“Figli si nasce, padre si diventa. – afferma Tognazzi – E non sempre si riesce ad esserlo fino in fondo. Diego rifiuta la paternità perché gli fa paura, perché  non riesce ad accettare il dolore, la diversità del figlio”. “Il libro di De Cataldo – aggiunge Simona Izzo – ci ha conquistati subito. E’ meraviglioso tenendo conto che è un romanzo autobiografico e che quindi va a toccare nervi scoperti piuttosto dolorosi. Racconta il percorso di formazione di un uomo che sta imparando ad essere padre. Nessuno ci insegna ad essere padri e madri, ma la donna ha dentro di sé questo istinto che la fa essere materna, comunque, anche senza avere dei figli, anche nei confronti dei propri genitori o degli amici. Per un uomo il percorso è diverso e che il libro sia stato scritto proprio da un padre dona un valore inestimabile alla vicenda”.

Il padre e lo straniero, già presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Roma, è passato anche al Festival del Cairo dove ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura e per il migliore attore protagonista, assegnato ex-aequo ad Alessandro Gassman e ad Amr Waked. “Non ho avuto grandi difficoltà ad interpretare il personaggio di Diego – spiega Gassman – perché mi riconosco in quel padre. Spesso mi sono chiesto che cosa avrei fatto, come avrei reagito se avessi avuto un figlio disabile”. L’altro lato della storia vira verso il giallo, il thriller, visto che ad un certo punto il personaggio di Walid scompare. Entrano in scena i servizi segreti con un dirigente impersonato da Leo Gullotta. Chi è in realtà Walid? E in che cosa sta coinvolgendo il suo amico italiano Diego? “Le critiche che erano uscite sul romanzo, sottolineavano proprio le due anime che lo caratterizzavano. – afferma Tognazzi – C’é la parte emotiva, sentimentale, legata al tema dell’amicizia e c’è il thriller, la parte oscura. Noi ci siamo innamorati proprio di questa commistione contenuta nella storia, anche perché dietro quella sparizione si alzano tante questioni che riportano alla luce sospetti, dubbi che si nutrono da sempre verso gli stranieri. Paure che sono poi tutte da verificare, dato che non sempre hanno una verità di base”.

Per chi ha fatto notare a Tognazzi che fa film sempre diversi, se pensiamo ad Ultrà, La scorta o Canone inverso, il regista ribatte: “E’ un insegnamento che viene da mio padre Ugo che ha avuto una carriera all’insegna del cambiamento. Faceva una commedia che sperava fosse il successo dell’anno e poi interpretava il film di un esordiente. E’ un grande privilegio, quando se ne ha la possibilità, sperimentare sentieri diversi. E’ in questo modo che si impara, si migliora e ci si arricchisce sotto tutti gli aspetti, umani e professionali”.

Il padre e lo straniero segna anche un momento fondamentale per la coppia nella vita e nel lavoro formata da Ricky Tognazzi e Simona Izzo. 25 anni, 25 film: in questo modo i due celebrano le loro ‘nozze d’argento’, con un lavoro del quale sono giustamente e particolarmente orgogliosi e fiduciosi.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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