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Il paradosso ‘Checco Zalone’

Attualità

04/11/2013

Il filosofo Zalone di Bari e il sorpasso del cinema italiano

Con un cognome che ricorda i nomi 'secchi e austeri' dei filosofi della Grecia antica, da Zenone di Cizio a Parmenide, Checco Zalone rappresenta un interessante paradosso per il cinema italiano, non meno utile allo sviluppo del pensiero occidentale rispetto alle cosiddette "aporie" immaginate dalla scuola dei Sofisti del terzo secolo

avanti Cristo.

Così come il "piè veloce Achille", infatti, non potrà mai superare la lepre se questa partirà prima al via di una corsa tra i due, un film come Sole a catinelle non potrebbe fare gli incassi che ha fatto se dessimo davvero retta e credito all'Antica scuola dei dogmatisti del cinema italiano.

Un film senza cast, ovvero senza attori famosi, ma di talento, basato solo su una sceneggiatura riuscita e su un attore di grande capacità, mai troppo volgare o troppo colto, che non strizza l'occhio a questo o a quel pubblico, ma resta fedele ad uno stile e ad una poetica propri e personali, non potrebbe raggiungere quelle cifre al botteghino così come ha fatto

toccando, in pratica, quota venti milioni di Euro in meno di una settimana diventando il primo incasso dell'anno a quasi sette milioni di Euro di distanza dal secondo Cattivissimo Me.

Checco Zalone Sole a Catinelle rappresentano, dunque, un paradosso importante per il nostro cinema che spesso tende a credere quanto viene ripetuto nei convegni su come il successo sia dovuto solo alle storie, ai cast, agli investimenti pubblicitari e ad un impegno degli esercenti. Un mantra cui, è bene ammetterlo, anche noi tendiamo credere quando vediamo

film italiani pure importanti stentare ad arrivare oltre un milione di Euro. Spiegazioni plausibili che in assenza di una controprova lascerebbero mal sperare per il futuro che, alla fine, ti sorprende sempre. 

La realtà è questa: piaccia o meno (e a noi piace, è bene dirlo apertamente) Checco Zalone è in una straordinaria sintonia con il pubblico del nostro paese, mentre un altro tipo di cinematografia non lo è o - perlomeno - non lo è più. Il successo di Zalone è quello di portare in sala persone che, normalmente, non vanno al cinema e che, a dispetto della piaga della

pirateria, della drammatica e ingiustificabile chiusura delle sale cittadine e dalla concorrenza di altre forme di entertainment, al cinema, invece, ci vanno, eccome.

Checco Zalone è un genio? Così come il suo sceneggiatore e regista Gennaro Nunziante e il loro produttore Pietro Valsecchi? Probabilmente, ma la cosa più importante è che queste persone sono dei professionisti seri che con intelligenza, fatica e serietà, non hanno cercato il successo facile, ma che quando si sono accorti la sceneggiatura di questo film non

funzionava hanno voluto prendere tempo e riscrivere il film fino a trovare qualcosa che funzionasse davvero e che, alla fine, non facesse sentire il pubblico 'turlupinato'.

Ecco il senso di tutto: "la scrittur"a. Quella che ha reso grande il cinema italiano e che si è, effettivamente, un po' persa dietro alle richieste di una produzione spesso non in linea con i nostri tempi.

Il paradosso di Zalone, a differenza di quello del pié veloce Achille è che la tartaruga, alla fine, ce la farà a superare l'eroe acheo, ma a patto di fare un cinema semplice, diretto, che senza troppe pretese e senza troppi proclami, raggiunga lo spettatore con un messaggio chiaro.

Qualcosa che è accaduto anche in passato, ma che non ha mai assunto le dimensioni di un fenomeno del genere in cui il cinema commerciale si impone agilmente.

Attenzione: nessuno chiede agli Autori del cinema italiano di "zalonirsi". Facciano, per favore, i loro film scrivendoli, speriamo, il meglio possibile. Ma al tempo stesso la piantino di dare la colpa agli spettatori se 'non capiscono'. E' bellissimo vedere le sale piene: una ricchezza sociale e culturale che dobbiamo difendere e promuovere. Perché è grazie 

a personalità molto differenti tra loro come Zalone e - ovviamente - Verdone, Pieraccioni, Virzì, Christian De Sica e tanti altri che verranno, speriamo, quanto prima, che possiamo provare a fare ancora grande il cinema italiano, partendo dalla costruzione di un sistema virtuoso e, soprattutto, vario in cui non ci siano solo commedie, ma anche film di genere, d'essai,

d'autore, etc.  

La cosa peggiore sarebbe invidiare il successo di Zalone e, come sempre capita in questo paese, 'bollarlo di questo o di quello'.

Il successo di Sole a catinelle, cui allude anche il tema del film rappresenta una ventata di ottimismo e di speranza di rilancio. Sfruttiamola lasciandoci andare al successo di Zalone come un paradigma importante della possibilità di fare film di successo e di portare di nuovo, in massa, la gente al cinema.A vedere Zalone, ma anche altri film,  italiani,

ma non solo.

Il cinema in Italia può funzionare ancora molto bene, come accade nel resto d'Europa. Lo abbiamo sempre sospettato, ma oggi grazie al filosofo Zalone ne abbiamo anche la prova. 

Scritto da Marco Spagnoli
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