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Il mondo di Richard Curtis

22/10/2013

Il regista di Questione di tempo: "Scrivo film seguendo il mio istinto e non le regole".

“La verità è che non conosco alcuna regole per scrivere delle sceneggiature: non ho frequentato nessun corso e non ho mai letto nessun libro. Non so se un film debba essere in tre o cinque atti, ma quello che so è di dovere seguire il mio istinto e raccontare storie cui tengo particolarmente. Qualcuno mi ha accusato di volere scrivere film per fare soldi, ma la realtà è molto diversa. Se uno volesse girare delle produzioni solo per i soldi si concentrerebbe, a differenza di quanto faccio io, solo sulla parte più commerciale. Io, invece, faccio il cinema che mi interessa e mi emoziona. ” E’ una confessione dalla semplicità e umiltà disaramente quella diRichard Curtis, sceneggiatore e regista di Questione di tempo, che da quando – quasi venti anni fa ha scritto la sua prima commedia romantica Quattro matrimoni e un funerale ha conquistato il pubblico di tutto il mondo grazie a film come Notting Hill Love Actually dopo una lunga esperienza in televisione al fianco di Rowan Atkinson con cui ha creato i personaggi di Blackadder Mr.Bean. “Credo che la commedia romantica sia un genere che fa da specchio meglio di altri della nostra vita. Se sei fortunato, poi, i drammi dell’esistenza lasciano sempre spazio a vivere una storia d’amore in grado di cambiarti completamente.”

Cosa è cambiato nei suoi film?
Il rapporto con la famiglia: né in Quattro Matrimoni, né in Notting Hill qualcuno aveva dei parenti o dei genitori…in Love Actually, invece, ho iniziato a preoccuparmi di questo elemento che, invece, in Questione di tempo è quasi predominante. Del resto scrivo quello che mi interessa e oggi questo è un tema molto importante nella mia vita e desideravo affrontarlo.

Come è nata l’idea per questa storia e l’idea fantascientifica del viaggio nel tempo?
Volevo dare vita ad un film che celebrasse la normalità delle persone e la bellezza di un’esistenza ordinaria. Per farlo avevo bisogno di creare un contrasto ed evidenziare il piacere di una vita ordinaria e che come siamo capaci di rovinarlo pensando all’ambizione, al lavoro, alle tasse, etc., etc.
E’ un film contro i viaggi nel tempo e su come si può essere felici nel nostro presente.

Cosa l’attrae della possibilità di scrivere commedie romantiche?
Credo che sia un genere interessante, perché assomiglia molto alla vita che viviamo o che potremmo vivere. Se si è fortunati, l’esistenza passa dalla tragedia alla commedia romantica. Nonostante i tanti drammi della nostra vita, la commedia può diventare l’elemento predominante. In questo senso Questione di tempo è un film un po’ più saggio rispetto ai precedenti.

Qual è l’errore che non si deve commettere?
Scegliere gli attori sbagliati per la parte. Il casting è il momento più importante del film. Per Quattro matrimoni e un funerale abbiamo visto sei persone prima di incontrare Hugh Grant. Fino a quando l’abbiamo visto nessuno aveva dimostrato alcun senso dell’umorismo e avevamo dato per scontato che, mentre tutto il cast intorno a lui era divertente, il protagonista poteva non avere alcuno humour. Lui ha cambiato la situazione e è stato un bene per il film. Ho visto delle storie interessantissime andare male per colpa di un attore o di un’attrice che non sapeva essere in parte. Per questo ho voluto concentrarmi sempre sulla scelta degli interpreti migliori per i ruoli dei miei film. Dopo il casting il resto viene in maniera naturale. Se sbagli, però, non recuperi più…

Il protagonista del film si sposa con la colonna sonora della celebre canzone di Jimmy Fontana intitolata ‘Il Mondo’…
Ho ascoltato quella canzone per tutta l’estate del 1965 quando mi trovavo all’Isola d’Elba in vacanza e il juxe box del bar dove andavamo la sera la suonava praticamente senza interruzione. Prima di partire mi sono comprato tre copie del 45 giri che conservo religiosamente ancora oggi. Per me non c’è nulla di più romantico ed è sempre stata la mia canzone preferita di tutti i tempi. Fa bene al mio cuore, ma mio ad oggi non ero mai riuscito ad inserirla in un mio lavoro nonostante ci avessi sempre provato. Oggi ce l’ho fatta e posso dirmi molto soddisfatto.  

Scritto da Marco Spagnoli
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