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Il mio West - Intervista a Russell Crowe

15/09/2008
“Non volevo un classico cappello da cowboy così come in genere si vedono nei film western americani. So che ha sollevato un sacco di dubbi questa mia scelta, ma se guardate alle foto dell’epoca vi accorgerete come esistessero non solo copricapi differenti, ma anche una moda diversa da quella che vediamo ripetutamente mostrata nei western.”
Così Russell Crowe racconta il suo approccio al personaggio di Ben Wade interpretato cinquanta anni fa da Glenn Ford in Quel treno per Yuma del cui remake l’attore neozelandese è protagonista insieme a Christian Bale, che ha la parte avuta nell’originale da Van Heflin.
Cinquanta anni dopo, il film diretto da James Mangold è un western spettacolare, ma anche dalla vocazione più intimista e psicologica. Due ore di azione dominate dal confronto tra Wade, un rapinatore di banche senza scrupoli, e Dan Evans, un ex soldato finito a fare il contadino, che cerca eroicamente di assicurare il criminale alla giustizia scortandolo al treno per Yuma dove alla fine dovrà essere giustiziato.
“Ben Wade è un personaggio che incarna due anime a partire dai vestiti. Da un lato è un pericoloso rapinatore e assassino, dall’altro un uomo ricchissimo grazie alla sua particolare professione che vuole godersi la vita.” Aggiunge Crowe.
Da Gary Cooper a Clint Eastwood, passando per John Wayne qual è l’eroe dei film western che ha apprezzato di più come spettatore?
Sinceramente non ho una preferenza. Certo, mi piacciono molto i film di John Wayne – e non sono molti – in cui lui dimostra un grande senso dell’umorismo: I quattro figli di Katie Elder e I tre della croce del Sud sono i miei preferiti.

Crede di avere tratto qualche ispirazione?

Sinceramente no. Per me la cosa più importante è tentare strade nuove. Per me Quel treno per Yuma mi ha dato la possibilità di interpretare il cowboy dei miei sogni.

Qual è il fascino, come attore, di potere interpretare un western?

I western, in genere, hanno un’etica e una moralità un po’ troppo semplificate che, invece, in questo film è vengono rese in maniera molto più articolata e complessa. Nella tradizione dei western americani i buoni hanno i cavalli e i cappelli bianchi, mentre i cattivi hanno i cavalli e i cappelli neri. Ovviamente nei film di Sergio Leone le cose non stanno così e – credo – che se abbiamo avuto un’ispirazione per il nostro film questa non viene dai classici americani, bensì dagli spaghetti western e da western non americani come alcune pellicole australiane.

Parliamo dell’originale…
Ci sono alcuni film di cui non andrebbe fatto il remake e Quel treno per Yuma non è tra questi. Quando lo vedi ti accorgi che doveva avere un budget molto basso e tutto avviene praticamente in una stanza. James Mangold, invece, ha voluto espandere non solo il viaggio fisico, ma anche il rapporto tra i due uomini che, così, arrivano a conoscersi per qualche giorno e non è tutto immediato. Il film con Glenn Ford non è un grande classico, anche se il dialogo tra i due protagonisti è veramente straordinario. Nel nostro film, poi, il personaggio di Christian Bale si rende perfettamente conto di chi è Ben Wade da quello che vede. Non si tratta più di leggenda, ma di qualcosa di molto concreto. La sua crudeltà non è più mitologia.

Cosa pensa del futuro del western come genere cinematografico?
Quel treno per Yuma non è costato molto secondo gli standard hollywoodiani. Essendo una produzione indipendente ce l’abbiamo fatta con un budget di soli cinquanta milioni di dollari, mentre se fosse passato attraverso uno Studio sarebbe arrivato almeno ad ottantacinque / novanta. Credo che ci sia un certo interesse verso altri film western, sebbene il problema è che molti di quelli fatti recentemente non erano mossi da idee particolarmente originali. Quando ho letto la sceneggiatura mi sono accorto che la storia era molto diversa. Certo, come sempre c’era una rapina, dei cattivi, un treno che arriva, ma al cuore della trama c’era soprattutto un uomo che ha un’unica occasione per cambiare la sua vita. L’importante è sempre trovare storie nuove e particolarmente significative. Quello che conta non è la confezione di un film, ma il suo sapere esplorare il cuore delle persone.

Scritto da ADMIN
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