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Il mio regno per un martello - Recensione di Thor di Kenneth Branagh

Attualità

18/04/2011

Un film ispirato dai fumetti Marvel, che, però, è anche molto fedele allo spirito del cinema del suo regista Kenneth Branagh, restituendo allo spettatore i drammi e le suggestioni dell’immaginario shakespeariano e personale del regista inglese, mescolato con una grande dose di humour. Pur non tradendo la sua natura da ‘blockbuster in 3D’, Thor ha qualcosa in “più” che lo mette nelle prime linee dei film tratti dai fumetti Marvel al fianco di Spider-Man, Iron Man e X Men, sebbene, ancora lontano dall’insuperabile visione inquietante e innovatrice di Christopher Nolan e di Tim Burton.

Divertente, ma anche denso di idee e contenuti, Thor è, di fatto, l’educazione sentimentale di un principe divino spaccone, arrogante e istintivo per diventare Re e arrivare, così, finalmente a sostituire degnamente suo padre Odino sul trono di Asgard. Prima che tutto questo accada, però, Thor dovrà vedersela con le trame di suo fratello Loki e, soprattutto, con la fine della guerra contro i letali giganti di ghiaccio, imparando a capire – come direbbe il Peter Parker di Spider-Man che con i grandi poteri arrivano anche le grandi responsabilità.

Thor, però, è anche una storia d’amore elegante che ricorda molto quelle dei film “cappa e spada” della Hollywood degli anni Trenta con protagonisti Errol Flynn dove azione e romanticismo andavano di pari passo. In questo senso l’attore Chris Hemsworth che porta Thor sul grande schermo, dona al personaggio un interessante misto di originalità e ingenuità che lo rende particolarmente simpatico.

Ambientato in una cittadina del New Mexico, dove  finisce esiliato e senza poteri perché suo padre ha ‘maledetto’ anche il martello magico Mjolnir, lì il dio nordico incontra un’affascinante scienziata interpretata da Natalie Portman. Sotto i cieli azzurri dello stato dove si trovano Roswell e la famigerata Area 51, Branagh costruisce una storia in cui lei aiuterà l’affascinante eroe e sarà capace di sospendere il giudizio di fronte ai fatti incredibili e apparentemente inspiegabili che si verificano nella piccola cittadina durante la presenza di Thor e degli amici che lo raggiungeranno.

Spettacolare e pieno di humour, il film è figlio del cinema di Branagh perché l’attore e regista inglese segue un duplice filone narrativo: da un lato l’ironia derivata dalla situazione di un dio senza poteri (e senza nemmeno troppa cultura…) sulla Terra. Dall’altro il dramma intimo di un figlio cacciato ingiustamente dal padre, in cui l’eco shakespeariana dell’intrigo, della ricerca del potere e dell’impossibilità di sfuggire al destino conquistano, come sempre, l’attenzione del pubblico.

Forse un po’ troppo lungo e ‘farraginoso’ al suo inizio, Thor mantiene le promesse di un adattamento difficile che sfuggendo alla tentazione carnevalizia di rappresentare gli dei nordici attraverso una rilettura wagneriana di seconda mano, gioca piuttosto sul portare l’immaginario del creatore Stan Lee su un piano nuovo, vicino al fumetto, ma comunque originale e rispettoso dell’anima dei fumetti.

Merito di Branagh, di una sceneggiatura intelligente, e anche di un grande cast che include Sir Anthony Hopkins Stellan Skarsgaard tra i ruoli principali, ma che annovera anche la presenza di Jeremy Renner, Colm Feore,  Idris Elba, Ray Stevenson e della star nipponica Asano Tadanobu.

Oltreché la partecipazione di Samuel L.Jackson a patto, beninteso, di essere disposti ad aspettare sette minuti e la fine dei titoli di coda per vedere il suo cameo che porta la saga di Thor al prossimo film de I Vendicatori in cui troveremo tutte le Star dei fumetti Marvel incluso Robert Downey Jr. come Iron Man e Chris Evans come il prossimo Capitan America.

Scritto da Marco Spagnoli
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