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Il mio nemico amatissimo: Le vite degli altri

03/04/2007

"Non direi che questo è un film contro la Repubblica Democratica Tedesca. Non era questa la mia intenzione anche se non posso certo dire di essere triste, dalla fine di questo Stato." Così il regista Florian Henkel von Donnermarck descrive il sentimento politico alla base de Le vite degli altri  la sua pellicola d'esordio, vincitrice dell'Oscar per il miglior film straniero. Una storia di grande equilibrio psicologico e narrativo ambientata nel 1984 a Berlino Est. "Non volevo demonizzare nessuno, ma comprendere. Solo tentando di capire gli altri ecco che puoi raggiungere un equilibrio narrativo dove non ci sono buoni e cattivi, ma soltanto degli esseri umani. Io sono fermamente convinto che tutto è già racchiuso dentro di noi: per questo scrivendo la sceneggiatura volevo che emergesse come tutti gli elementi provengono da dentro di me senza avere nulla di 'esterno'. Tutti i personaggi di questo film rappresentano una parte di me. Secondo Jung tutto è dentro di noi e il nostro carattere è soltanto quello che cerchiamo di mostrare agli altri. Il dovere dello scrittore e del regista è cercare di trovare un accesso a parti di sé che sono nascoste. Io e gli attori avevamo fatto un patto: non volevamo giudicare i nostri personaggi, perché – alla fine del film, sarebbe emerso quello che pensavamo di loro." Le vite degli altri è una pellicola sorprendente ed elegante. Un capolavoro profondo e intelligente dove un agente della Stasi incaricato di sorvegliare un autore teatrale, inizia ad aiutarlo senza che questi ne abbia conoscenza e – in ultimo a salvargli la vita.

Scritto da ADMIN
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