questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Il mio film, racconto di una liberazione, Bernardo Bertolucci parla di Io e te

Attualità, Interviste, Personaggi

18/10/2012

Un film per me è finito solo quando è davanti ad un pubblico, lavoro sempre come se fosse il mio ultimo lavoro, lo facevo a 21 anni come adesso”.

E’ un’emozione grandissima incontrare Bernardo Bertolucci, garbato ed entusiasta nel presentare questa mattina Io e te, suo ritorno dietro la macchina da presa nove anni dopo The Dreamers.

La pellicola è l’adattamento poetico e ben riuscito del romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti, che ha fortemente voluto Bertolucci dietro la macchina da presa. A portarlo in sala in 300 copie, dopo il passaggio Fuori Concorso allo scorso Festival di Cannes, è Medusa.

La storia racconta una settimana nella vita del quattordicenne Lorenzo Cuni, un ragazzino sveglio e curioso della Roma bene, che ha però seri problemi a rapportarsi con i suoi coetanei. Per non deludere la madre che da tempo lo porta da uno psicologo, decide perciò di fingere di recarsi in settimana bianca con i compagni di scuola, nascondendosi in realtà nella cantina del suo palazzo, un antro enorme e zeppo di mobili in disuso, allestito da lui con cura con tutto ciò di cui potrebbe avere bisogno. La momentanea quiete viene però interrotta dall’arrivo di Olivia, sorellastra ventenne che non vede da tempo. La ragazza, tossicodipendente da diversi anni, cerca inizialmente del denaro per acquistare la droga, ma finirà per chiedere a Lorenzo di tenerla con lui in attesa di incontrare il suo ex ragazzo. Durante tutta la settimana i due impareranno a conoscersi, scontrandosi e aiutandosi con tutte le difficoltà che derivano dai tentativi di disintossicazione della ragazza. Eppure dalla convivenza forzata può uscire fuori qualcosa di buono per entrambi…

Sceneggiato dal regista insieme ad Umberto Contarello, Ammaniti, ed in ultima stesura Francesca Marciano, il film è stato girato tra i quartieri romani Parioli e Trastevere e per la gran parte all’interno dello studio dell’artista Sandro Chia, vicino casa di Bertolucci.

Il regista non si è risparmiato nelle risposte, lasciando trasparire l’entusiasmo per questa esperienza e per l’essere tornato a dirigere dopo così tanto tempo, cosa che pensava di non poter più fare.

A 5 mesi dalla presentazione a Cannes, ha qualche nuova riflessione da fare rispetto al film? “ Solo una, riguardo il montaggio. Posso rivelare oggi che rispetto a Cannes, del film è stato tagliato un minuto e venticinque per dargli un ritmo diverso. Quando ha debuttato sulla Croisette, Io e te non era ancora pronto, ed è anche per questo che il film non è uscito all’epoca. Diciamo che da Cannes ad oggi – ride – avevo bisogno di ingannare il tempo.”

Nel film Lorenzo, interpretato da Jacopo Olmo Antinori, dice ‘ Normale vuol dire normale, cioè niente’. E’ un riferimento alla generazione di giovani d’oggi, tacciata di essersi…persa? “ Io ho perso il contatto con gli adolescenti di oggi, quindi quando ho incontrato Jacopo mi è sembrato subito molto speciale. Qualcuno potrebbe pensare che sia perverso da parte di un uomo della mia età interessarsi agli adolescenti, ma mi è servito molto per il mio film. Io mi considero un ‘arrested development’, in crescita bloccata, mi sento molto vicino ai ragazzi”.

Io e te è molto fedele al romanzo di Ammaniti, un adattamento che rende giustizia alla poesia del romanzo. Il finale però è diverso. Perché? “Quando Niccolò mi ha portato il libro perché voleva che ne traessi un film, mi piacque all’istante tranne che per il finale e glielo dissi. L’idea della tossica che deve morire, mi sembrava molto moralista come visione. E’ stato difficile adattare il romanzo, benché sia breve, ma diciamo che il film ha preso un’altra strada rispetto al libro. Il mio è un racconto di una liberazione, io spero che anche lei lo senta, che anche il pubblico lo senta. Lorenzo viene interrotto nella sua solitudine perfetta da questo personaggio a metà tra King Kong e Marlene Dietrich (una bravissima e bellissima Tea Falco n.d.r.), che lo costringe a vivere un’esperienza, un’iniziazione. E’ strano però – scherza – che i miei personaggi si liberino ai Parioli”.

Recentemente ha dichiarato che non pensava sarebbe tornato a dirigere e di aver vissuto questo film come una sorta di test. Come è andata e come andrà avanti? “ Girare per me è una terapia, la realtà che mi circonda mi arricchisce, ci ho preso gusto di nuovo questa volta – sorride – quindi temo che dovrò continuare, ma sa i miei film sono sempre in divenire, c’è un progetto ma…bocca cucita”.

La colonna sonora è molto variegata. Come ha scelto le canzoni che ne fanno parte? “ Allora, lo score, la musica di accompagnamento è stata composta da Franco Piersanti, con il quale lavoro per la prima volta. I vari brani che sono all’interno sono stati selezionati da Jacopo. E’ lui il protagonista, volevo che ci fosse musica in cui lui potesse riconoscersi, perciò gli ho chiesto, cosa ascolti, cosa ti piace. Il brano Ragazzo solo ragazza sola cantato da David Bowie è invece una canzone che conosco da anni e che ho scelto io perché è calzante per la storia e per la scena del ballo”.

Di recente lei ha espresso le sue perplessità riguardo le ‘barriere architettoniche’ che rendono difficile gli spostamenti dei disabili a Roma, la città in cui vive…” Si, io dico sempre di vivere in una città proibita, per me che da tempo sono costretto sulla sedia a rotelle, non ho per esempio potuto partecipare al matrimonio di un mio amico in Campidoglio perché inaccessibile per me. Ho fatto un appello al sindaco Alemanno, e la sua risposta è stata francamente patetica e in malafede, perché per rendere accessibile un luogo del genere è sufficiente creare una rampa da allestire all’occorrenza”.

Il cinema italiano sta affrontando da tempo una fase di crisi. Lei però dimostra di poter girare film a basso budget che hanno comunque successo. Che consiglio sente di poter dare ai suoi colleghi? “ Il fatto è che io quando faccio un film non penso mai al pubblico, a chi e quanti lo vedranno, forse questa è la mia arma segreta. Però per aiutare questa promozione potrei dire che guardando il manifesto del film, Jacopo sembra quasi un vampiro – ride – si Io e te è ambientato in una cantina, parla di vampiri….”.

Io e te, The Dreamers, l’Assedio, sono ambientati in luoghi chiusi. Cosa l’attrae tanto in questo? “Io mi sono rinchiuso per anni, vista la mia condizione. Ho ricominciato ad uscire con questo film e so che è importante che io continui a girare. I luoghi chiusi non mi evocano claustrofobia anzi, è già accaduto con Ultimo tango, con The dreamers ecc. C’è un qualcosa che mi rassicura in questi spazi. Chissà se anche io come Lorenzo riuscirò ad uscirne e ad allargare i miei orizzonti”.

Io e te, in sala dal 25 Ottobre per Medusa.

Scritto da Manuela Blonna
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA