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Il lato oscuro della Luna - Anteprima di Moon

Recensioni

02/12/2009

Moon è l’espressione di una visione della fantascienza adulta e coinvolgente. Una pellicola che omaggia le atmosfere di film come 2001, Solaris, Alien in maniera intelligente e, al tempo stesso, originale.

Protagonista della storia è Sam Bell, un astronauta che da tre anni lavora sulla Luna dove viene prodotta quell’energia pulita che è stata in grado di cambiare la storia del mondo.

Purtroppo il satellite che collega la Terra alla Luna è ‘rotto’, così Sam non può avere conversazioni ‘in diretta’ con la moglie e la figlia piccolissima, e si limita a scambiarsi lunghi e malinconici messaggi video.  Il lavoro è segnato da una grande monotonia e da una certa necessaria routine che Sam affronta facendo del modellismo e interagendo con Gerty, il robot che sovraintende al suo benessere e che, in originale, è doppiato da un Kevin Spacey divertitosi a replicare il tono incolore dell’Hal 9000 di Kubrick.

Un giorno, Sam (interpretato in maniera fenomenale da Sam Rockwell, un attore che più volte ha dato prova del suo talento, ma mai come in questo film) inizia ad avere delle brevi, ma spaventose visioni di eteree ed evanescenze presenze all’interno base lunare.

Una di queste gli si manifesta, mentre si trova all’esterno sulla superficie alla guida di un veicolo. Lo spavento gli fa provocare un incidente in cui finisce sepolto da un mare di detriti. Lo ritroviamo, in seguito, nell’infermeria della base lunare con Gerty che si prende cura di lui. Quando l’uomo, però, inizia a riguadagnare lentamente le forze, qualcosa sembra davvero non quadrare in quello che succede e le stesse essenziali spiegazioni offerte dal robot non riescono a soddisfarlo del tutto. Contravvenendo alle prescrizioni, usando uno stratagemma, Sam torna sul luogo dell’incidente e scopre che un altro astronauta si trova all’interno del veicolo lunare. Quando guarda meglio di chi si tratta, Sam, con orrore, trova un altro se stesso…

 

Diretto da Duncan Jones, figlio di David Bowie, Moon è una vera grande sorpresa per la sua qualità e intelligenza che sfruttano un punto di vista nuovo su temi molto cari alla fantascienza, ma anche alla nostra modernità.

Un film dove al centro della narrazione non ci sono i pur interessanti effetti visivi, bensì la dimensione esistenziale e psicologica del personaggio, abbandonato alla sua solitudine, ma soprattutto in balia della propria inquietudine, isolato a oltre 300.000 chilometri dalla donna che ama e con la quale sogna di potere tornare a vivere.

L’amore e la voglia di vita costituiscono tematiche molto presenti in Moon un film così come non se ne vedevano da anni che con grande semplicità, nonostante qualche lecita ingenuità e alcune semplificazioni, consente al pubblico di tornare a vedere una pellicola molto intelligente e di grande qualità.

Un thriller doloroso ed emozionante, che riflette sulla nostra umanità e che, al tempo stesso, conquista lo spettatore con il suo ritmo intelligente e la sua essenzialità che obbligano a vederlo tutto d’un fiato.

Una vera e propria chicca da non perdere per gli amanti del genere, ma anche per coloro che amano un cinema in grado di fare appello, in maniera semplice e diretta, a tematiche intellettuali rilevanti.

La fantascienza di Moon, infatti, è un’occasione per dare vita ad un film di genere che è soprattutto un thriller psicologico profondamente radicato nelle tematiche della nostra modernità. Una storia struggente e coinvolgente resa ancora più affascinante dalle musiche di Clint Mansell che ne sottolineano l’elemento drammatico e malinconico di storia di un amore negato in un contesto ambiguo e misterioso.

Scritto da Marco Spagnoli
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