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Il futuro è una cosa del passato

04/09/2006

In concorso a Venezia 63, Children of Men di Alfonso Cuaròn, non è un nuovo Blade Runner ma un film ambientato nel nostro presente. In una Londra apocalittica l'umanità è spacciata perché non nascono più bambini. Ma quando si scoprirà l'unica donna incinta toccherà a Theo Faron, un bravo e in parte Clive Owen, proteggerla, per dare una speranza al mondo. Applaudito alla Mostra del Cinema, Children of Men uscirà nei cinema italiani distribuito dalla Uip.

Quando entrano nella sala delle conferenze stampa un lungo applauso accoglie il regista Alfonso Cuaròn e l'attore inglese Clive Owen, visto recentemente nel bellissimo Inside Man di Spike Lee nel ruolo del rapinatore di banca. Con Children of Men siamo nel 2027: no children, no hope, no future. E' l'anno del collasso, in cui non nascono più bambini e Diego, il ragazzo più giovane della Terra, è morto appena diciottenne, assassinato a Buenos Aires, perché si è rifiutato di firmare un autografo. Theo Faron (Clive Owen), attivista disilluso, apprende la drammatica notizia mentre sorseggia un caffè in un bar di Londra ma, all'improvviso, un'esplosione: c'è stato un attentato terroristico. Questo è l'inizio del film di Alfonso Cuaròn, titolo italiano: I bambini degli uomini, liberamente tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice P.D. James. Fedele al suo eclettismo – è passato da un road movie come Y tu mama también a Harry Potter e il prigioniero di Azkaban – il regista messicano approda così ad un film che ad un primo impatto si potrebbe pensare di fantascienza ma che in realtà non appartiene a questa classificazione. Quando gli viene chiesto perché ha pensato ad una umanità così perduta e a scenari così apocalittici, Cuaròn risponde: "Per me non è un filmdi fantascienza ma piuttosto riflette, anche se con aspetti esasperati, il nostro presente. Il finale non è nemmeno pessimistico direi piuttosto realistico. Il film è ambientato a Londra nel 2027, siamo nel XXI secolo, quindi in un mondo non così lontano dal nostro e con problematiche molto attuali. Per girare il film ci siamo ispirati ad immagini che quotidianamente vediamo arrivare dall'Iraq o dalla Palestina, sono immagini della coscienza o che almeno spero scuotano la coscienza di chi vedrà il film. Perciò ho lavorato soprattutto sullo stile, con l'intento di creare una realtà che nulla avesse a che vedere con le aspettative di un pubblico che pensa, eccitato, alle scenografie di Blade Runner – film che peraltro ho amato – ma di girare in una Londra grigia assolutamente riconoscibile". Per ottenere questo effetto di realismo, Cuaròn ha raccontato la storia di Faron, che con la ex-moglie Julian (una sempre bellissima Julianne Moore) si trova a proteggere una giovane donna di colore rimasta misteriosamente incinta, unico barlume di speranza e salvezza per la prosecuzione della specie umana, per lo più con lunghi piani sequenza e quasi interamente con la camera a mano.

Scritto da ADMIN
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