Che paese il Belpaese! Stiamo ancora cercando di uscire da una emergenza nazionale dove ci ha condotto una classe politica incapace oltre che corrotta, cercando di lasciarci alle spalle i fantasmi ed i luoghi comuni del passato per cercare di ripartire senza pregiudizi e possibilmente senza dazi da pagare ai politici di turno, ma assistiamo ogni giorno a spinte altrettanto vigorose che ci vorrebbero far tornare indietro, costringendoci a procedere come i gamberi.
La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato un ordine del giorno presentato da trenta consiglieri regionali che invita la locale Film Commission a non concedere finanziamenti al film La Bella addormentata di Marco Bellocchio che dovrebbe iniziare le riprese tra meno di due settimane. La Bella addormentata porta sullo schermo la vicenda di Eluana Englaro morta tre anni fa dopo diciassette anni di stato vegetativo e secondo le autorevoli opinioni dei consiglieri regionali "farebbe etichettare il Friuli come la regione del caso Englaro”. Sembra di riascoltare, ma con l'aggravante che adesso stiamo parlando di una censura preventiva, le accuse contro Gomorra che dava un'immagine criminale dell'Italia. Una richiesta oltretutto ridicola, visto che non è difficile per il cinema ricostruire un ambiente anche al di fuori di quella regione, dove, è il casi di ricordarlo, Eluana Englaro si spense nel 2009 in una clinica di Udine. "Quella della Giunta - ha commentato il produttore del film Riccardo Tozzi - è stata una presa di posizione preventiva su un film di cui nessuno dei partecipanti sa nulla. Quello che conta è il parere della film commission”. Il film racconta tre storie che si svolgono nel corso degli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro ed ha nel cast Toni Servillo, Alba Rohrwacher, Michele Riondino e Piergiorgio Bellocchio. Su questa vicenda è intervenuto oggi il SNCCI Sindacato dei Critici Cinematografici Italiani con una nota in cui «auspica che la Film Commission friulana, coerentemente con le procedure adottate nel recente passato e in conformità con suoi fini istituzionali che coniugano motivazioni culturali e interessi economici, non tenga conto dell'arbitraria imposizione contenuta nella suddetta delibera e decida, autonomamente, a vantaggio del proprio territorio e del cinema italiano».




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