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Il Festival di Roma consegnerà il premio alla carriera alla memoria di Aleksej German

Attualità

08/10/2013

Il Direttore Marco Müller ha così commentato la decisione di attribuire il Premio alla carriera 2013 al maestro pietroburghese: "Quello di Aleksej German non è stato 'un caso'. E ancora meno 'un caso di censura'. Il meno prolisso dei grandi autori cinematografici russi ha rivendicato ogni sua personalissima opera, portata avanti contro tutto e contro tutti, in un itinerario artistico e filosofico assolutamente sconvolgente, che ha affermato una fortissima personalità d'autore già con il suo "vero" primo lungometraggio, l'eretico Controllo stradale (1971-1985). Figura scomoda per ogni regime, German ha iniziato presto le sue schermaglie con i censori e il sistema burocratico del cinema sovietico, continuate per tutto il periodo brezhneviano. Non solo perché i suoi film trasgredivano le regole e ignoravano volutamente le abitudini del realismo socialista post-disgelo, ma soprattutto perché il suo cinema, costruito sulla scrittura registica, se si fosse affermato, avrebbe ribaltato strutture e tematiche teoriche, etiche, stilistiche. Andava dunque fermata la sua spinta dirompente. German ha dunque potuto realizzare solo cinque film e mezzo (il 'mezzo' è una co-regia di debutto) in quarantasei anni di carriera registica. La sua attenzione alla differenza rispetto alla pretese del presente, la sua predilezione per il dissenso rispetto al consenso, finiscono per disturbare anche il sistema commerciale della Russia non-socialista, che inventa allora nuovi freni per gli ostinati slanci creativi del cineasta. Ma questo non gli impedisce di affrontare progetti ambiziosi, arrivando a realizzare film-limite come Chrustalëv, la macchina! (in concorso a Cannes nel 1998) e É difficile essere un dio che conclude la ricerca del regista sul tempo e la memoria, collegando l'assurdità del passato e del presente con quella del medioevo prossimo venturo. Il German di É difficile essere un dio è un cineasta che vuole raccontare storie fantastiche, rimanendo tuttavia fedele alle sue preoccupazioni di autenticità documentaria. È un documentarista che, penetrato nel mondo irreale dei quadri di Hyeronimus Bosch (secondo German, 'Bosch è molto più realista di Rubens'), si ostina a catturarne ogni minimo dettaglio. Aleksej German è stato un artista tanto geniale quanto ostinato nella sua radicalità. Un artista che ha scelto di confrontarsi sempre con problemi insormontabili. Se avessi oggi in sorte la possibilità di pranzare un'ultima volta con lui, in uno di quei ristoranti dostoevskijano-lenigradesi cui era affezionato, gli avrei citato questo proverbio della sua terra: 'Per risolvere un problema difficile ci vuole un cinese. Ma per un problema impossibile ci vuole un russo'. Un genio russo come lui".
A ritirare il Premio ci sarà Svetlana Karmalita, vedova del regista, e complice di mille progetti dell'artista, nonché la sua sceneggiatrice, insieme al figlio Aleksey German jr..Per la prima volta un Festival europeo assegnerà un premio alla carriera postumo, dopo la cerimonia di premiazione verrà proiettato il film in prima mondiale "E' difficile essere un dio".

Scritto da Sonia Serafini
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