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Il fascino sensuale della borghesia

Attualità, Interviste, Personaggi

18/06/2012

Non volevo raccontare la borghesia, ma il mondo che conosco: la periferia dove sono cresciuto e che, in qualche maniera, mi è rimasta dentro, quando ho iniziato a fare del cinema.” Saverio Di Biagio descrive così l’approccio non convenzionale avuto con il soggetto di Qualche Nuvola film grazie al quale è esordito alla regia: un’interessante riflessione sulle ambizioni e sulle inquietudini di una famiglia di muratori romani alla vigilia delle nozze. Un film che ha come protagonista pressoché assoluto Michele Alhalique nel ruolo di un ragazzo che sta per sposarsi con una fidanzata da oltre un decennio e che all’indomani della morte della nonna di lei, ha la consapevolezza di potere sfruttare l’appartamentino della vecchietta per costruire il suo futuro. Una preparazione del matrimonio all’insegna dela materialità: letti comodissimi venduti a peso d’oro con, sullo sfondo, una tristissima immagine dei Caraibi; abiti da sposa altrettanto costosi, televisori e bicchieri da pranzo della domenica da comprare a rate. E, sullo sfondo, ma in realtà al cuore di tutto, il lavoro che cambia: il protagonista a differenza di suo padre e di suo suocero sta diventando, un po’ per cultura, un po’ per attitudine, il referente dell’impresa per il figlio del padrone. Un ingegnere cui non basta più una stretta di mano per avere la certezza che il lavoro verrà fatto così come accadeva con suo padre. Mentre le generazioni cambiano, i soldi diminuiscono sempre più e il ragazzo è convinto dal principale ad andare, nei ritagli di tempo, a dare una risistemata all’appartamento del centro di Roma dove vive la cugina. L’incontro tra i due sarà fulminante e tra sesso e bugie, il prossimo matrimonio rischierà di andare a picco fino a quando in un momento di chiarezza, o meglio di rassegnazione, il protagonista dovrà decidere che cosa fare della propria vita. Prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, Qualche nuvola è un’interessante variazione sul tema della commedia sociale Anche grazie al carisma di Giorgio Colangeli, ci troviamo immediatamente immersi in una storia di periferia, dove l’etica del lavoro sembra essere l’ultima risorsa e, peggio ancora, l’ultimo baluardo nei confronti di un nulla imperante fatto di cose e consumo a fondo perduto.

In questo senso il confronto tra due donne diventa anche uno scontro tra due vite e filosofie opposte dell’esistenza in cui la ragazza eterna fidanzata affida alla concretezza di pretese d’altri tempi il modo per raggiungere il ‘giorno più bello della sua vita’. Coatta e concreta, la ragazza sta addosso al nostro protagonista sciorinando una serie di richieste e pretese, non confortate dalla necessità o almeno dal tentativo di lavorare. D’altro canto la luminosa cugina interpretata da Aylin Prandi è una giovane donna emancipata che parla al protagonista di fotografia e letteratura è che mostra “altro” all’uomo il cui unico sfogo, fino a quel momento, è stato il calcetto con la squadra della parrocchia guidata da un sornione Michele Riondino.

Considero questo film una commedia sentimentale.” Puntualizza ancora il regista “Raccontando un mondo che conosco bene e un gruppo sociale che mi interessa di più, mi sembrava anche giusto spostare l’attenzione verso un mondo, di recente, un po’ dimenticato dal cinema italiano. Un borgataro alle prese con una donna che ha girato il mondo? Il risultato è che lei mostrerà a lui interessi che il ragazzo non sapeva nemmeno di avere. Un orfano che ha sempre lavorato e che grazie ad una donna diversa scopre qualcosa di sé che inizia a turbarlo e a fargli soppesare le proprie scelte. Io credo che tutti noi dovremmo avere una possibilità di scoprire chi siamo davvero. Non è solo sesso: il protagonista scopre qualcosa di più di sé stesso e non dà più nulla per scontato. Qualche nuvola racconta una storia molto semplice: i personaggi li conosco tutti. Anche se non è un film autobiografico si tratta di persone che ho incontrato. E’ un film come la vita: senza certezze.” Nel film, per segnare un inizio di cambiamento del ragazzo, si vede il protagonista leggere La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami. “E’ uno degli scrittori che preferisco.” Conclude Di Biagio “Anche se il mio libro preferito di quest’autore giapponese è Dance, Dance, Dance c’era un passaggio di quel romanzo che aveva molto senso per il film che stavo facendo e che, ad un certo punto, veniva letto. Alla fine, ho preferito toglierlo, perché era un passaggio troppo letterario, ma il romanzo è rimasto, perché è un mio omaggio a questo autore che io considero in assoluto tra i più grandi.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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