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Il Dittatore venuto dalle sabbie

Attualità, Recensioni

12/06/2012

Dopo il rapper Ali G, il giornalista del Kazakhistan Borat, il reporter gay Bruno, Sacha Baron Cohen (nella foto con Megan Fox) offre un’altra prova del suo talento di trasformista con The Dictator in cui fa il verso ai tanti dittatori pseudo fondamentalisti delle recenti e non solo cronache internazionali.

 

Sua eccellenza l’Ammiraglio Generale Aladeen è un personaggio del genere: un bambino viziato, cresciuto, politicamente scorretto e perfino un po’ crudele che arrivato a New York per sconfiggere il suo più grande nemico, si confronta con la vita della Grande Mela e anziché, come spera, influenzarla, è la sua esistenza a rimanerne sconvolta anche grazie all’incontro con una bella americana interpretata da Anna Faris.

 

Così il fiero nemico della democrazia che vuole fare di tutto per bloccarne l’arrivo nel suo paese si confronta con un mondo diverso da cui dovrà trarre, comunque, una lezione.

Vagamente ispirato dalla lezione surreale dei Marx Brothers e, parzialmente, dal Woody Allen de Il Dittatore del libero stato di Bananas, The Dictator è un film che riequilibra alcuni momenti non riusciti della sceneggiatura, con un atteggiamento irriverente e vagamente provocatorio sul piano politico da riuscire perfino a fare un po’ riflettere lo spettatore.


Il grande merito di Cohen è quello, come sempre, di svegliare il pubblico dall’anestesia del politicamente corretto e obbligarlo ad un confronto non sempre riuscito sul piano della comicità con temi politici e sociali rilevanti per tutti quanti noi.

 

Abbastanza divertente e volutamente un po’ insolito, come sempre, nonostante alcuni momenti, forse troppi, di stanca, The Dictator sembra un’incarnazione negativa di tutte le nostre peggiori paure rispetto a questi personaggi inquietanti che tormentano la politica internazionale, nonché la vita di milioni di persone.

 

Peccato che questo commedia di derisione di massa, sia strutturalmente disomogeneo e rischi, troppo spesso, di vedere risucchiata l’intelligenza della provocazione in una serie di banalità che si sarebbero potute evitare.

 

Una collezione di scene riuscite che pigramente vengono inserite in un film che si sarebbe potuto rendere certamente migliore e più solido. L’avere, però, toccato un progetto così provocatorio e un argomento tabù rende Il Dittatore certamente un film da vedere in quanto commedia stravagante e originale sulla nostra modernità o perlomeno su un suo specchio deformato, in cui, però, riconoscere ancora elementi della follia del nostro tempo.

Scritto da Marco Spagnoli
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