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Il comandante e la cicogna, Silvio Soldini e il cast raccontano il film

Attualità, Conferenze stampa, Interviste, Personaggi

15/10/2012

(Roma)Questa pellicola nasce da una mia esigenza di tornare ad un tipo di commedia più leggera ed ironica, differente dai miei due film precedenti, una storia corale che mi consentisse però di parlare del momento storico che stiamo vivendo, di un paese dove è sempre più difficile abitare, contaminato dalla volgarità e dal cattivo gusto”.

Silvio Soldini racconta così il suo ultimo lavoro, Il comandante e la cicogna, che sarà nelle sale per Warner a partire dal 18 Ottobre. Corale è la parola giusta per descriverlo: protagonisti sono Valerio Mastandrea e Alba Rorwacher, affiancati da Giuseppe Battiston, Luca Zingaretti, Claudia Gerini, Maria Paiato e per la prima sullo schermo Luca Dirodi e Serena Pinto.

Leo è un idraulico napoletano vedovo che cerca con fatica di crescere i figli adolescenti Elia e Maddalena. Diana invece è una giovane e solitaria pittrice che per pagare l’affitto si ritrova a dover dipingere un affresco nello studio del losco avvocato Malaffano. Qui incontra Leo, coinvolto suo malgrado in una sorta di truffa per aiutare la figlia messasi nei pasticci, mentre il figlio Elia intreccia uno strambo rapporto d’amicizia con Amanzio, padrone di casa di Diana, l’unico che sembra capire i numerosi interrogativi che si pone sulla vita. A commentare tutto questo sono le statue di Garibaldi, Cazzaniga, Giacomo Leopardi e Leonardo Da Vinci (Doppiate da Neri Marcorè, Piefrancesco Favino e Gigio Alberti.

Scritto da Soldini stesso, insieme a Doriana Leondeff e Marco Pettenello, il film è prodotto da Lionello Cerri.

“Volevo attraverso la commedia dire cose in maniera più diretta – spiega Soldini – l’idea delle statue viene da lontano, dopo i numerosi incontri con gli sceneggiatori, e ho iniziato a chiedermi, chissà loro cosa potrebbero dire di noi, della nostra società”.

Gli attori si esprimono in un dialetto che non è il loro, come vi siete trovati? “ Questo film più che la difficoltà del dialetto aveva la necessità di trovare una chiave giusta per intonarsi al tutto - risponde Luca Zingaretti - bisognava usare il dialetto senza farlo diventare una caricatura. E’ stata un’esperienza molto divertente, e spero che questo film piaccia tanto quanto è piaciuto a me girarlo, mi sembra bello vedere in un film una serie stratificata di chiavi di lettura, tenerezza, sorriso, commozione, ma anche una lettura amara di quello che è il nostro paese in questo momento. Si parla sempre del degrado, e da spettatore mi piace vederlo raccontare in questo modo qua”. “ L’accento napoletano è quello che mi affascina di più - gli fa eco Mastandrea – inizialmente avrei dovuto parlare con un accento del nord, ma non funzionava e ho proposto il napoletano e da li sono nate le particolarità dialettiche di tutti i personaggi. Questo film parla d’Italia, piccole storie, veicolo di una commedia morale”.

Doriana Leondeff, sceneggiatrice, la sua è una lunga collaborazione con Soldini, come lavorate insieme, come costruite i personaggi? “Sono forse 17 anni che collaboriamo e ci sopportiamo, con il buon senso di introdurre ogni volta un terzo sceneggiatore, in questo ultimo film, Marco Pettenello. Noi siamo come una vecchia coppia di bisbetici, è un sodalizio duraturo. Il metodo, anche se metodo è una parola grossa, cambia di film in film, perché sono tutti diversi, che è una cosa bellissima anche se non così frequente nel cinema. Prendiamo molto dalle nostre vite, ad esempio il personaggio di Amanzio è ispirato a mio cugino Mihailo”.

Valerio Mastandrea è ormai esempio della tragicommedia, quasi un Buster Keaton italiano, non si dovrebbe chiedere, ma quale pensa sia la sua interpretazione migliore, forse il ruolo ne Gli Equilibristi? Io non ho problemi a rispondere a questa domanda, perché io solitamente non mi piaccio mai – ironizza o forse no – anzi più vado avanti, più trovo cose che secondo me non vanno bene. Su Buster Keaton ti dico solo che durante le prove di Rugantino, non ammiccavo al pubblico come dovevo. Pietro Garinei che mi dirigeva un giorno mi disse ‘ chi si crede di essere lei, Buster Keaton?”.

 

Questo film utilizza anche effetti speciali, è immerso nel fantastico, sembra quasi coniugare la spettacolarità del cinema americano con il nostro. Vi siete ispirati a Fantasmi a Roma e per il personaggio della Gerini (defunta moglie di Mastandrea che gli appare in comici colloqui notturni) è ispirato a Pinocchio di Comencini? “ No non siamo partiti da idee così precise – spiega Soldini – per me il simbolo del film è la cicogna, che è al di sopra del mondo in cui viviamo, che aleggia sulla volgarità che ci circonda, con ironia e leggerezza. E’ un film fantastico in cui tutto è possibile, dove anche le statue possano parlare. Apprezzo molto però il paragone con Pinocchio”.

Torino è ripresa molto bene, uno sguardo particolare e diverso dai film che sono stati ambientati lì… “ E’ sempre stimolante girare in una città nuova, ma per me non era importante che fosse riconoscibile – conclude Soldini - L’idea era che fosse una città italiana e basta, chiaramente mi sarebbe piaciuto girarlo in cinque città diverse ma il produttore (ride) me lo ha impedito. Comunque alcune statue sono di Milano, mentre alcune piazze, come quella Garibaldi e Leopardi, sono state inventate”.

 

 

 

Scritto da Manuela Blonna
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