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Il cinepanettone milionario sovvenzionato anche dallo Stato?

Attualità, Box Office, Trade

28/12/2009

Mentre Christian De Sica inneggia dal Corriere della Sera che il cinepanettone "mantiene l'intero sistema", e Natale a Beverly Hills incassa in dieci giorni quasi 15 milioni di euro, sbaragliando la concorrenza e diventando, puntualmente il primo incasso, non si ferma la polemica iniziata prima delle Feste, sul finanziamento ad un film ultracommerciale come questo, e che usa mezzi da parte dello Stato. La polemica era partita qualche giorno prima di Natale, con le dichiarazioni del Presidente della Fice (Federazione dei Cinema d'Essai) Mario Lorini sull'attribuzione di 'interesse culturale' al film di Neri Parenti, e la sua automatica iscrizione tra i titoli approvati dal Ministero dei Beni Culturali per l'ottenimento dei privilegi fiscali. Alla denuncia di Lorini aveva risposto tempestivamente il Ministro Sandro Bondi, dicendo che il film Natale a Beverly Hills non aveva ottenuto nessuna qualifica di "interesse culturale". Chiudendo, apparentemente il discorso, che adesso viene riaperto dall'Associazione Farefuturo, che rilancia con forza la questione, a cui evidentemente il Ministro Sandro Bondi aveva risposto solo parzialmente, sull'opportunità di concedere finanziamenti, anche di natura fiscale (ma per un film come Natale a Beverly Hills si parla tra incentivi e sgravi fiscali di 3 milioni di euro) «Non ci si può stare... Speriamo che qualcuno dalle parti del ministero della Cultura possa rivedere un po' le cose, o almeno provarci. Noi quest'anno, per protesta, il cinepanettone lo boicottiamo». Così Farefuturo. Infatti, se è vero che Natale a Beverly Hills non aveva ottenuto la qualifica di "interesse culturale" è altresì vero - e questa, credo sia la questione più importante - che il film avrà quasi certamente la sovvenzione dallo Stato, grazie ad un generico "riconoscimento per i requisiti di spettacolarietà". Questo riconoscimento ricevuto dalla Sottocommissione cinema del Ministero dei Beni Culturali - potrebbe fruttare al produttore un contributo pubblico di 1 milione e 500 mila euro. Al quale, grazie al meccanismo fiscale del tax credit, potrebbero aggiungersi altri 1,5 milioni di credito d'imposta.

«Il punto - scrive su Farefuturo Cecilia Moretti - non è se ti piace ridere con Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Michelle Hunziker, Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi e dare i soldi del tuo biglietto alla pellicola di Neri Parenti. Ci mancherebbe. Il punto è, invece, che è assurdo che la stessa pellicola benefici dei crediti d'imposta e degli aiuti fiscali e monetari pensati per sostenere i produttori più attenti e coraggiosi, quelli che, cioè, dovrebbero dare spazio ai film culturalmente più stimolanti». A questo punto il Ministro Bondi ha scritto una lettera aperta al Corriere della Sera, in cui dichiara di voler rivedere tutto il sistema del finanziamento statale al mondo del cinema e della cultura. "L'applicazione di nuovi criteri per accedere ai contributi automatici limiterà il contributo dello Stato alle sole opere di chiaro e riconosciuto valore culturale". Ma allora il Presidente della Fice, Mario Lorini, aveva ragione? Inoltre, se da una parte ci togliamo il cappello di fronte a film come Natale a Beverly Hills, che fanno benissimo al mercato sia per i soldi che fanno circolare che per il pubblico, incluso quello più pigro, che riescono a mobilitare, dall'altra ci rattrista l'idea che un sistema, evidentemente sbagliato, di finanziamento dirotti (anche se indirettamente, ma sempre soldi pubblici sono) i finanziamenti, che sono stati tagliati in modo pressoché indiscriminato a tutte le produzioni 'di qualità', verso un prodotto dove, tanto per dare un'idea a chi non l'ha ancora visto, Tognazzi si chiama Rocco Passera, Massimo Ghini, Aliprando Impepoli della Fregna, pronunciato alla tedesca freg-na, suscitando un tripudio di battute trucidissime a Christian De Sica. "Come freg-na de pecora?". I rami cadetti della famiglia si chiamano della Mona, de la Fesse, della Fava.

 

Scritto da Piero Cinelli
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