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Il Cinema Italiano è come l’Opera lirica

01/09/2010

(Venezia)  - E’ un Quentin Tarantino molto dinamico quello che si presenta alla Conferenza Stampa di apertura del Festival di Venezia insieme agli altri giurati che si troveranno a giudicare i film in concorso in questa Sessantasettesima Edizione della Mostra del Cinema. “Amo fare parte delle giurie. E’ un po’ complicato per una serie di ragioni, ma – al tempo stesso – lo trovo divertente. Nutro, infatti, una grande passione per il mio lavoro e per quello dei colleghi. Sono stato già Presidente a Cannes, e mi piace moltissimo non avere idea di quello che mi aspetta, vedendo film da tutto il mondo. E’ meraviglioso non sapere niente di un film e, guardandolo, capire se ti prende o meno. E’un’esperienza piacevole mettere il lavoro degli altri sotto il microscospio e discuterne con gli altri. Prendo il cinema molto sul serio e quando vedo un film, anche se non ho intenzione di pubblicarla, ne scrivo una recensione per fissare delle idee e dei concetti rispetto a quanto ho visto.”

Perché?

Come critico e come fan del cinema, sento il bisogno di farlo per esplorare ulteriormente il lavoro altrui. E’ un aspetto che amo molto di quello che faccio.

Come giudica la selezione di Marco Muller?

Anche se non ho visto i film e quindi è un po’ presto per un giudizio definitivo, mi sembra molto interessante ed eclettica. Sono molto eccitato da quello che potrò vedere nei prossimi giorni.

Ci sono molti film di registi suoi amici…

La mia integrità parla per me e quindi non mi preoccupo. Il problema è che, spesso, i registi tuoi amici pensano che se sei in giuria non ti batterai per loro. Cosa non vera, perché uno difende i film per quello che sono e non perché ci sono motivazioni personali. Se io adorasi davvero un film fatto da mia madre, lo difenderei da chiunque senza preoccuparmi del legame che ho con lei. Io combatto alla stessa maniera per le persone che conosco e per quelle che non conosco, a patto, ovviamente che il loro lavoro valga davvero.

Come è cambiato il suo rapporto con il cinema, nel corso del tempo…

Il mio gusto è maturato esattamente come me. Ci sono registi che adoro ancora oggi, mentre altri film che adoravo e che oggi non apprezzo più. Questo non significa che non li amassi davvero all’epoca. Il tempo è passato e io sono cambiato. E’ l’ordine naturale delle cose.

Cosa le piace del cinema italiano?

Marco Bellocchio è molto diverso da Mario Bava. Quando penso al cinema italiano penso alla passione e ad un modo di fare cinema che ha un gusto vicino a quello dell’opera.

La diverte più presentare un film ad un Festival oppure essere parte della giuria?

Si tratta di situazioni diverse. Presentare il tuo film è la fine catartica di un lungo processo che dura più di un anno.  Fare parte di una giuria, invece, significa condividere con altri e confrontare la tua passione per il cinema.

 Quanto le piace il meccanismo di un Festival?

Tanto: ogni tanto mi faccio dei minifestival personali scegliendo una ventina di Dvd provenienti da tutto il mondo. Anni fa ho incontrato Tom Tykwer, regista che peraltro ha anche un film in concorso qui e gli ho detto: “Sai Tom, ho fatto un Festival personale a casa mia e il tuo film Profumo ha vinto!”.

Scritto da Marco Spagnoli
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