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Il cinema italiano al tempo della crisi

Attualità, Trade

22/03/2012

Intervista a Paolo Del Brocco, Amministratore Delegato RaiCinema

La crisi economica del paese ha influito sulla linea editoriale di RaiCinema?

La linea editoriale di RaiCinema non è cambiata e non cambierà. Sia sul piano dei contenuti che su quello degli investimenti. Continuiamo a raccontare la società e la realtà in cui viviamo, con tante storie che attraversano tutti i generi possibili, quindi dalla grande commedia popolare, al film d'autore, al film drammatico, al film di genere.  Con uno spettro di racconto il più ampio possibile. come si  addice ad un'azienda di servizio pubblico.

Come si articola il listino?

E' un listino importante, che rispecchia esattamente questa nostra vocazione e che d'altro canto testimonia la grande fiducia che il cinema italiano ci rivolge.  Dalla commedia sofisticata di  Magnifica presenza di Ozpetek all'impegno civile di Romanzo di una strage di Giordana, al cinema di genere di Acab di Sollima, al cinema d'autore di Amelio con Il primo uomo o di Garrone con Big House, al cinema  contemporaneo di Un giorno questo dolore ti sarà utile di Faenza, allo straordinario esperimento di Cesare deve morire dei fratelli Taviani, che in questo caso abbiamo solo prodotto e non distribuito, alla nuove commedie di Virzì (Tutti i santi giorni),  di Massimiliano Bruno (Viva l'Italia) e di Fausto Brizzi  (Pazze di me).  
Accanto a questi ci sono poi i grandi film americani, come ad esempio Hugo Cabret di Scorsese che è ancora nelle sale,  Le Idi di marzo di Clooney, Biancaneve di Tarsem Singh che uscirà a Pasqua e Cosmopolis di Cronenberg che uscirà invece a Natale.

Questa linea editoriale sembra funzionare anche sul piano degli incassi?

Dal punto di vista del box office  nel 2011 ci siamo piazzati al quarto posto con una quota di mercato che sfiora il 12%, e un fatturato di 73 milioni di euro. Il più alto risultato nella storia di RaiCinema e 01 Distribution.

Quindi non ci sarà nessun ridimensionamento a livello produttivo e distributivo?

Gli investimenti nella produzione di cinema italiano per il 2012 sono stati confermati al livello del 2011 ed ho ragione di credere che anche per il futuro non ci saranno tagli. Certo ci sono delle criticità che non provengono dall'interno della nostra azienda, ma se si continua ad avere una evasione del canone così alta, si parla di circa 700 milioni di euro, è comprensibile che la Rai possa avere delle difficoltà a continuare a svolgere tutto quello che viene richiesto al servizio pubblico.
Inoltre noi produciamo anche molti altri film, che non distribuiamo.  In questo senso RaiCinema negli ultimi due anni ha allargato la quota produttiva rispetto al passato, per cercare di dare una mano ad un settore che stava incontrando delle difficoltà a causa del taglio dei finanziamenti pubblici. Tanto che negli ultimi due anni abbiamo  quasi raddoppiato il numero dei film finanziati, sempre nell'ottica della diversificazione, dal grande film popolare al piccolo film di un giovanissimo autore,

Questo discorso vale anche per l'acquisizione dei film stranieri?

L'investimento per l'acquisizione di titoli stranieri è già diminuito da qualche anno a questa parte. Nel 2011 abbiamo speso un terzo di quanto spendevamo nel 2005-2006. Questo non perché non consideriamo strategici i titoli stranieri, ma perché il cinema italiano è diventato più forte ed inoltre come azienda pubblica abbiamo inteso di privilegiare gli investimenti sulla parte italiana rispetto a quella internazionale. Non c'è dubbio che i film americani servano ad un listino, ed infatti noi dopo Hugo Cabret abbiamo Biancaneve, Cosmopolis, il nuovo film di Malik, di cui ancora non è dato conoscere il titolo, poi abbiamo preso un colossal come Pompei, un autentico colossal, quindi non è che ci siamo fermati, ma se dobbiamo fare una scelta la nostra priorità resta quella di salvaguardare il cinema italiano.

Come valuta l'inizio dell'anno della Vs società?

Non posso che valutarlo positivamente. Hugo Cabret che è arrivato a 7,5 milioni,  Acab, che ne ha incassati 3, che per un film di genere è una cifra estremamente positiva, anche Magnifica presenza è partito decisamente bene.
La nostra missione non si esaurisce negli incassi, pur ovviamente tenendoli nella massima considerazione. Un cinema più sofisticato va fatto, ed è chiaro che facendo un cinema più sofisticato si può andare incontro a situazioni più complesse, ad esempio il film di Faenza, che è un bellissimo film non ha incassato sicuramente grosse cifre, ma noi cerchiamo di trovare il giusto equilibrio tra la qualità e il mercato.

Il fenomeno della crisi delle sale cittadine le crea qualche preoccupazione?

E' uno dei problemi maggiori che potrebbe accentuare quello del calo di spettatori legato alla crisi economica. Le statistiche ci dicono che oltre il 50% degli italiani non va mai, nemmeno una volta all'anno, al cinema. Questo pubblico si può conquistare sicuramente con il prodotto, ma anche con la disponibilità e la qualità delle sale. Quindi è fondamentale non solo che le sale cittadine, soprattutto  quelle di provincia che sono le più colpite, non chiudano, ma che vengano aperte nuove sale nelle zone  del sud che sono totalmente prive di strutture di questo tipo. Questo problema va ad incidere soprattutto sul segmento del cinema di qualità, in particolare quello italiano, e quindi ci crea più di una preoccupazione.

Un'ultima domanda sui festival. Mentre Garrone sembra in avvicinamento a Cannes, pensa che il binomio Ferrari-Muller potrebbe spostare l'interesse dei distributori a favore di Roma, a discapito di Venezia?

Non ho mai creduto alla competizione tra questi due Festival. Sono due realtà diverse con localizzazioni e funzioni completamente diverse. Non credo poi si possa fare una distinzione di merito. Marco Muller è un uomo di cinema di grande esperienza e con eccellenti contatti internazionali, ma anche la De Tassis ha lavorato molto bene. Ovviamente quando si mettono in gioco persone di provata esperienza e competenza non possono esserci che risultati positivi. Questo vale in linea generale, non solo per i festival.

Scritto da Piero Cinelli
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