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Il Boss sul cielo del Festival

Attualità, Eventi, Personaggi

02/11/2010

E' stato il momento più emozionante del Festival. Accolto da una standing ovation interminabile e liberatoria - la folla dei fan, molti giovani, ma soprattutto quaranta/cinquantenni - lo attendeva da più di un 'ora sotto una pioggia battente - Bruce Springsteen è sbarcato all'Auditorium di Roma per presenziare alla proiezione del documentario The promise: The making of Darkness on the edge of town, che racconta la genesi del suo album più famoso nel lontano 1978.

"Questa potrebbe essere una serata leggendaria", ha dichiarato, presentando il Boss al pubblico della sala Sinopoli, naturalmente strapiena, Mario Sesti, direttore della sezione Extra del Festival Bruce è palesemente soddisfatto e gratificato dall'alone di affetto che lo circonda, e si lascia andare ai ricordi di quell'età dell'oro, in cui lui e la sua band trovarono la loro strada. "Darkness on the edge of town è stato il risultato di un lavoro ossessivo, estenuante, alla ricerca di una visione artistica più matura. Ero affetto da sindrome ossessivo-compulsiva - ricorda, scherzandoci sopra - ed il risultato è un album essenziale che ha catturato lo spirito del tempo. Ho saputo annusare qualcosa di speciale nell'aria e ci ho lavorato sopra fino allo sfinimento per riuscire a tradurlo in musica e parole". "Siamo usciti da questa esperienza con un senso molto più chiaro di chi eravamo: con Darkness abbiamo falmente individuato la nostra strada". Il risultato di quel lavoro è uno dei dischi più importanti della storia della musica, e, per quello e per la sua calda e affettuosa visita romana, gli va la nostra gratitudine. "La prossima volta, porterò la chitarra" ha promesso. Ciao Boss!

Scritto da Piero Cinelli
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