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Il 3D d’autore conquista la Francia: Pina di Wim Wenders

Attualità

26/04/2011

(Parigi) Tre settimane e quasi centomila biglietti venduti. Un risultato, forse, non roseo se si trattasse di un blockbuster hollywoodiano d’azione, ma certamente più che soddisfacente per un piccolo documentario europeo d’autore dedicato alla figura di una delle più grandi coreografe del ventesimo secolo, recentemente scomparsa, lasciando milioni di fans consapevoli di avere perso una ‘guida’.

Pina di Wim Wenders incentrato sulla figura di Pina Bausch raccontata attraverso le coreografie portate sulla scena dai membri della sua compagnia, è stato presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Berlino.

Ai primi di aprile è uscito in Francia dove ha raggiunto quasi centomila biglietti venduti con solo venti copie in tre settimane. Un risultato interessantissimo sotto il profilo artistico e significativo sul piano commerciale per un documentario nato sulla terra di confine tra la video arte, il cinema d’autore e quello del reale.

Visivamente affascinante e fotograficamente scintillante, il 3D di Wenders conduce lo spettatore nel cuore del palcoscenico e dritto al centro della creatività di Pina Bausch, godendo di un primato visivo che grazie alle tre dimensioni porta il pubblico in una posizione privilegiata che nemmeno nel miglior posto a teatro, forse, avrebbe potuto raggiungere. All’UGC Cinecite di Bercy, una discreta folla ha affollato la sala 10 della struttura dove viene proiettato il film di Wenders anche nel weekend di Pasqua. Un silenzio assorto, ma anche, sorprendentemente, risate, accolgono uno dei lavori più interessanti del regista tedesco, il cui sguardo conduce lo spettatore alla scoperta intellettuale, ma anche fisica del lavoro di Pina Bausch che senza celebrazioni, appare sullo schermo di tanto in tanto, in filmati di repertorio per guardar al pubblico con i suoi occhi magnetici e il suo talento severo figlio del rigore, ma anche della continua ricerca. Luci, colori, bellezza, sensualità e disperazione, sono seguiti da Wenders in un viaggio tridimensionale in cui il racconto dei danzatori diventa pensiero e in cui i giochi cromatici riflettono il senso dei misteriosi passi portati avanti dalla sua compagnia multiculturale e multietnica.

Dal punto di vista tecnico, il 3D di Wenders è uno dei più riusciti mai visti fino ad oggi, soprattutto perché dopo un quarto d’ora dall’inizio, lo spettatore dimentica di avere indosso gli occhialini e segue l’evoluzione del racconto di Wenders che si sublima in un gioco di forme in cui i corpi sono vestiti di colori e di luci.

Un documentario sulla danza, fatto di danza, che oltre a rivelare, qualora ce ne fosse ancora bisosgno, al pubblico il talento di Pina Bausch, dischiudendo le movenze dei suoi passi come i petali di un fiore, al tempo stesso, travolge emotivamente lo spettatore con un racconto personale fortemente comprensibile soprattutto sul piano personale.

Pina non è un documentario ‘facile’ sulla carta, ma la sua realizzazione elegante e semplice nella sua spettacolarità è in grado di conquistare chiunque e non solo chi si è innamorato perdutamente del lavoro di Pina Bausch che grazie a questo film conquista una nuova dimensione spaziale.

Forse il primo film dopo Avatar in cui il 3D è usato come uno strumento narrativo organico e non come un ‘trucchetto’ per sorprendere il pubblico.

Pina, di cui non è ancora stata annunciata una data di uscita italiana, è un documentario da non perdere per il suo coinvolgimento emotivo e sensoriale dello spettatore.

Scritto da Marco Spagnoli
Tag: pina, wim
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