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Ida Di Benedetto

Attualità

02/07/2007

Faccio ciò in cui credo

Ida Di Benedetto, attrice "prima di teatro, poi di cinema e solo dopo, di televisione" sottolinea lei, è diventata una delle più importanti produttrici italiane. "Ho fondato la Titania nel 2000,  un'azienda tutta al femminile o quasi (la gestiscono, insieme a lei che cura la parte artistica, le due figlie Stefania e Marta Bifano).
Allora, perché Titania?
"Perché vengo dal teatro, adoro Shakespeare, amo Titania, che nel Sogno di una notte di mezza estate è la regina delle fate e degli elfi, e credo che il cinema, dopo la tv, è sogno: ecco da dove viene il nome".
La Titania è il 3 luglio al RomaFictionFest con un'anteprima molto attesa: il Caravaggio diretto da Angelo Longoni con Alessio Boni.
"Un'operazione molto impegnativa e con un Boni sorprendentemente bravo. Non è facile misurarsi con una figura come Caravaggio a 40 anni dal televisivo in bianco e nero interpretato da Gian Maria Volontè e poi di quello, totalmente diverso, cinematografico, dalla fissità permanente, contemplativa di Derek Jarman".

Cosa sta producendo Titania, oltre al Caravaggio?
"Per il cinema stiamo finendo di montare Hotel Meina di Carlo Lizzani, il racconto della strage di 54 ebrei sfollati dalle cittadine del Lago Maggiore da parte di una divisione SS di Hitler... Una storia molto forte. Con attori straordinari, nessun nome noto nel cast a parte Federico Costantini, che è in questi giorni nelle sale con Cardiofitness. Abbiamo coinvolto molti attori di teatro, per dimostrare che i migliori attori teatrali possono fare cinema. Come succede in tutti i paesi, eccetto l'Italia. Inoltre dopo l'esperienza positiva di La damigella d'onore di Claude Chabrol, abbiamo co-prodotto Jerusalem, diretto da Elie Choraqui, un progetto internazionale interpretato, fra gli altri da Patrick Bruel".
E nel campo televisivo?
"Stiamo preparando Bakhita, una miniserie per la tv, una storia originalissima, ambientata tra la fine dell'800 e i primi anni '40. E' la vicenda, avventurosa e terribile, di una bimba africana strappata dai predoni al suo villaggio nel Darfour fino allo sbarco in Italia, a Venezia, dove trova il modo di superare molte difficoltà e si accosta alla religione cattolica in maniera molto poetica. La regia è di Giacomo Campiotti. E inoltre, perché non voglio produrre solo storie drammatiche,  faremo anche un film per la tv intitolato Mannaggia la miseria che dirigerà Lina Wertmüller".
Per tornare brevemente al Caravaggio, come è nata l'avventura del progetto?
"Siamo partiti per farne una miniserie in due puntate da 100 minuti. Non ne volevo fare un film per il cinema, poi, durante le riprese, siamo entrati in contatto con Rai Cinema che si è interessata all'opera, ma non potevamo più scriverne una sceneggiatura per il grande schermo. Alla fine abbiamo fatto quello che chiamo un piccolo miracolo, estrapolando due ore di idee, soluzioni e soprattutto sviluppo narrativo prettamente cinematografico. La versione per il cinema sarà quindi una riduzione della versione televisiva".
Quale elemento notevole vuole far affiorare da dietro le quinte della lavorazione?
"Senz'altro la fotografia di Vittorio Storaro. Il mago della luce per il… pittore della luce che fu Caravaggio. E' la prima fiction che ha girato Storaro, che finora non si era mai dedicato alla tv. E questo mi auguro sia solo l'inizio di un grande percorso".
Caravaggio è dunque una prima tappa di una nuova via produttiva?
"Sì, un'idea ambiziosa di progetti da esportare, perché sia chiaro che gli italiani non sono famosi solo per la pizza, gli spaghetti e la mafia. Intendo produrre storie di illustri personaggi italiani ma universalmente conosciuti. La prendo come una mia piccola-grande battaglia".
Che rispecchia il suo carattere?
"Certo, sono sempre stata un po' ribelle, e orgogliosa di essere italiana, ma vorrei trasmettere l'idea di un patrimonio culturale vitale e non noioso. Cerco di passare il Rubicone. Realizzare una serie di 'grandi italiani' significa riflettere su esistenze fortemente umorali, intense".   


Scritto da ADMIN
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