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I (nuovi) delitti del Cinefilo Umberto Lenzi

Attualità

23/08/2010

Morte al Cinevillaggio è il nuovo, documentatissimo, romanzo scritto dal regista Umberto Lenzi che, con questa sua terza opera letteraria oltre a confermare di avere un grande talento per la carriera di giallista, testimonia ancora una volta di essere un grande cinefilo. Lenzi, autore di film di culto tra cui Roma a Mano Armata, Napoli Violenta e Sette Orchidee Macchiate di Rosso, beneamati, tra gli altri, anche da Quentin Tarantino, da qualche anno ha iniziato a scrivere romanzi gialli con protagonista l’ex poliziotto diventato investigatore privato per scelta politica Bruno Astolfi. Tutti e tre hanno come sfondo l’Italia del fascismo e il cinema degli anni Trenta e – come nel caso di quest’ultimo travolgente romanzo – la Venezia dove il Direttore Generale della Cinematografia Luigi Freddi aveva provato a creare quel ‘surrogato di Cinecittà’ chiamato Cinevillaggio.

In un ambiente decadente popolato di donne ambigue, di gerarchi corrotti e di una popolazione in attesa della fine della guerra, Astolfi deve fare in modo che la figlia di un potente commendatore romano, ritorni in sé e lasci perdere il marito attore che, al tavolo da gioco, rischia di rovinarla.

Un romanzo straordinario questo di Lenzi che segue Delitti a Cinecittà e Terrore ad Harlem, investigazioni private che diventano, in un certo senso, il backstage di film importanti come La Corona di Ferro e quell’Harlem in cui per ricreare l’America della boxe furono fatti recitare loro malgrado dei prigionieri anglo – americani.

Al di là del talento “giallo” di Lenzi a colpire il lettore è la sua grande capacità da sceneggiatore veterano di creare atmosfere in grado di fare ‘vedere’ le storie che racconta, facendolo così incontrare in prima persona i grandi protagonisti di un’epoca ormai lontana, se non, addirittura, sepolta dal tempo.

E’ così che insieme ad Astolfi possiamo conoscere e innamorarci perdutamente delle divine Luisa Ferida e Doris Duranti, nonché stringere la mano ai grandi attori del cinema italiano da Osvaldo Valenti a quelli del futuro come Ugo Tognazzi e Walter Chiari di cui Lenzi ci ricorda la scelta ‘repubblichina’ in favore di Salò.

Morte al Cinevillaggio è quindi il giallo che ogni cinefilo appassionato di misteri dovrebbe leggere, potendo, come terzo di una trilogia unica nel suo genere in cui i toni noir si confondono con le ombre dei set, il contrasto del bianco e nero e, soprattutto, con atmosfere dense di sensualità e corruzione, in un’esplorazione di una Cinecittà Babilonia ancora poco conosciuta in cui è iniziata la storia del grande cinema italiano.

In questo senso le avventure di Lenzi / Astolfi ci permettono il grande privilegio di entrare in una macchina del tempo ed entrare nei cancelli appena aperti dei più grandi studi cinematografici del mondo dopo Hollywood e scoprire storie travolgenti piene di misteri, tradimenti e donne sensualissime. Una trilogia straordinaria che deve avere una continuazione nel dopoguerra, perché il talento di Lenzi e le avventure di Astolfi pretendono una continuazione in romanzi in cui le atmosfere letterarie si sublimano perfettamente nel mondo del grande cinema italiano.

Umberto Lenzi - Morte al Cinevillaggio - Delitti a Cinecittà - Terrore ad Harlem – Coniglio Editore

 

 

Scritto da Marco Spagnoli
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