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I mercenari - La recensione

Attualità, Recensioni

31/08/2010

Invecchiati forse, ma cresciuti mai. E' questo il segreto del successo imperituro di Sylvester Stallone, ultrasessantenne 'di coccio'. Rocky, Rambo, Vietnam, Afghanistan, la stessa evoluzione del genere action, gli rimbalzano contro i pettorali palestrati. Un mondo pre-mitico, dove tutto ruota intorno alle imprese muscolari di pochi eroi immortali, cui il tempo ha portato, unica ma apprezzabile novità, una discreta dose di autoironia. E' il rassicurante e machissimo olimpo di un regista che sembra vivere fuori della storia, e che condivide con altri eroi del cinema - Schwarzy, Bruce, Mickey, Dolph, Jason, Jet -, chiamati più come testimonial che come protagonisti di epiche imprese che gli appartengono a prescindere. E circondati da gadget bellici e nostalgici, come dei Toy Story. Nè supereroi e tantomeno superuomini, gli eroi stalloniani sono dei guerrieri dell'azione a tutti i costi, eccessivi e esagerati, che lottano più per il gusto di combattere che per il trionfo del bene. Che ovviamente trionfa. Il male è un pretesto, un'occasione da prendere al volo. Ma se si accetta la filosofia spicciola, è un piacere ritrovare questi eroi delle imprese impossibili che nelle loro facce inossidabili, nei muscoli di gomma, nelle pose posticce, accanto allo sviluppo, si fa per dire, della storia, restituiscono a chi, come noi, li ha seguiti dagli anni 80, dei guizzi di deja vu. Stallone vince anche questo round.

Scritto da Piero Cinelli
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