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I fratelli Dardenne presentano Le Gamin au Vélo

Attualità

14/05/2011

Uscirà il 18 maggio distribuito dalla Lucky Red con il titolo italiano: Il ragazzo con la bicicletta. Si tratta del nuovo film di JeanPierre e Luc Dardenne, in concorso al Festival di Cannes, intitolato Le Gamin au Vélo. Veterani della manifestazione francese ricordiamo che i Dardenne vinsero, la loro prima Palma d’Oro, nel 1999 con lo ‘sconvolgente’ Rosetta.

Questa volta raccontano la storia di Cyril che ha quasi dodici anni e una sola idea fissa: ritrovare il padre che lo ha lasciato temporaneamente in un centro di accoglienza per l’infanzia. Incontra per caso Samantha, che ha un negozio da parrucchiera e che accetta di tenerlo con sé durante i fine settimana. Cyril non è del tutto consapevole dell’affetto di Samantha, un affetto di cui ha però un disperato bisogno per placare la sua rabbia...

Il cast è formato da Cécile de France ovvero Samantha; Thomas Doret è il giovane Cyril; Jérémie Renier è Guy Catoul; Fabrizio Rongione è il libraio; Egon Di Mateo è Wes e in più vi è la partecipazione di Olivier Gourmet.

La parola ai registi:

Come è nato Il ragazzo con la bicicletta?
Luc:
Da tempo eravamo ossessionati da una storia: quella di una donna che aiuta un ragazzo a liberarsi della violenza di cui è prigioniero. L’immagine che per prima ci veniva in mente era quella di questo ragazzino, questo fascio di nervi, placato e quietato grazie ad un altro essere umano. JeanPierre: All’inizio pensavamo che Samantha dovesse essere un medico, ma alla fine abbiamo preferito che fosse una parrucchiera, ben radicata nel suo quartiere.

Pur essendo molto commovente, il film sfugge al sentimentalismo. JeanPierre: Per fortuna! Luc: Per noi era importante che lo spettatore non scoprisse mai perché Samantha è interessata a Cyril. Non volevamo che emergesse alcuna motivazione psicologica. Non volevamo che il presente fosse giustificato dal passato. Volevamo che lo spettatore pensasse ‘Lo fa e basta!’. E questo è già molto.

Cyril si muove continuamente. Non sta fermo un minuto. JeanPierre: Sì. E’ spesso sulla sua bici... Un ragazzino senza legami che rincorre l’amore senza saperlo.

Il rapporto genitori/figli è spesso presente nei vostri film: La promessa, L’enfant, Il figlio. Perché? Luc: Siamo tutti ‘figli’ e ‘figlie di’... Nonostante la violenza della storia di Cyril, il film ha qualcosa di luminoso. JeanPierre: Sì, abbiamo cercato di dare una certa fluidità, una certa limpidezza alla regia. L’abbiamo girato d’estate, fatto assolutamente inedito per noi.

E’ difficile mostrare il sentimento della comprensione in un film? Luc: In linea di massima la cattiveria è sempre più divertente da mostrare. Ovviamente bisognava evitare tutti i cliché della compassione, e attenersi il più possibile ad aspetti come l’apertura e lo scambio. JeanPierre: Non ci è capitato spesso di filmare qualcuno che vuole bene a qualcun’altro. Girare d’estate ci ha aiutati a dare al film una certa dolcezza. E poi per questo basterebbe la presenza di Cécile de France.

Non è nelle vostre abitudini scritturare attori conosciuti. Luc: Non c’era niente di programmato. Non scriviamo mai pensando ad un attore in particolare. Quando abbiamo finito con la sceneggiatura, abbiamo cominciato ad ipotizzare delle attrici, e la prima è stata Cécile. Con lei sapevamo che avremmo evitato la psicologia, che sarebbe bastata la sua presenza, con il suo corpo e il suo viso. Le abbiamo dato la sceneggiatura e lei ha subito accettato. Ci ha fatto qualche domanda sulle motivazioni del personaggio. Noi le abbiamo risposto che Samantha era lì, presente, e basta. Si è fidata di noi.

Come avete scelto Thomas Doret, il bambino che interpreta Cyril, presente in quasi tutte le inquadrature del film? JeanPierre: Come sempre, quando si cercano attori di quell’età: abbiamo pubblicato un annuncio, poi abbiamo fatto dei provini ad un centinaio di ragazzini. Thomas è venuto il primo giorno, era il quinto, e ci ha colpito immediatamente. Luc: Siamo rimasti colpiti dal suo sguardo, dal suo lato cocciuto, concentrato... JeanPierre: Aveva anche una capacità incredibile di imparare le sue battute... e lui ha una parte molto lunga. Fin dalle prime prove, corrispondenti alla scena iniziale del film, abbiamo capito che era lui quello giusto per il personaggio. Ha dimostrato un’intelligenza intuitiva del suo ruolo. Un modo di recitare giusto, commovente senza essere melenso. Luc: Durante il mese e mezzo di prove è stato l’unico ad essere sempre presente. Si è ritrovato subito nella posizione del leader! Conosceva già tutte le scene a memoria, sebbene in realtà non gli fosse stato ancora richiesto. E quando gli succedeva di bloccarsi, si innervosiva moltissimo. Thomas è cintura marrone di Karate! Questo lo aiuta sul piano della memoria e della concentrazione.

Ritroviamo anche i vostri fedelissimi: Olivier Gourmet e Jérémie Renier, nel difficile ruolo del padre. Luc: Olivier appare solo un attimo, ma bisognava pure fargli fare qualcosa! Gli abbiamo fatto tre proposte e lui ha scelto di interpretare il proprietario del bar che serve delle birre. E’ una piccola scena, ma per noi era importante che ci fosse. JeanPierre: Il ruolo di Jérémie è più forte. Quando ha letto la sceneggiatura e ha scoperto quale fosse il suo personaggio, ci ha subito detto che eravamo riusciti di nuovo a trovare un tipo particolarmente ‘simpatico’ da fargli interpretare. Beh, lui comunque interpreta personaggi molto amabili in altri film, perciò...

Eccovi di nuovo a Cannes, dove avete già ottenuto due Palme d’Oro (per Rosetta nel 1999 e per L’enfant nel 2005). Cosa siginifica per voi questo festival? JeanPierre: E’ molto importante presentare qui nostri film. Ogni volta è una bella rimpatriata. Ci piace sentire quella speciale adrenalina che si prova solo a Cannes. Luc: Il nostro cinema deve molto al festival. Lì proseguiamo il nostro cammino, fino ad ora sempre positivo...

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Scritto da Nicoletta Gemmi
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