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I dittatori da ridere del grande schermo prima di Sacha Baron Cohen

Attualità

12/06/2012

Forse non sarà stato il primo della storia del cinema, ma certamente Rufus T.Firefly dittatore dello stato in bancarotta di Freedonia, portato sullo schermo da Groucho Marx ne La Guerra Lampo dei Fratelli Marx (Duck Soup) nel 1933 è uno dei più divertenti tiranni che si ricordino.

Un personaggio che vive una contraddittoria retorica fatta di sotterfugi, paroloni e alti ideali da tradire, perfetto per gli anni Trenta dove di despoti veri ce ne erano pure troppi e facevamo, certamente, tutt’altro che ridere.

Solo qualche anno dopo, è stato, però, Charlie Chaplin a riuscire a piazzare il ‘colpo’ più forte che la dittatura e la sopraffazione abbiano ricevuto dal mondo del cinema e più in generale dalla satira: Il Grande Dittatore (1940) è stato il più importante successo commerciale, artistico e politico di Chaplin che, come viene ricordato nell’extra contenuto nel Dvd del film pubblicato da Warner Bros dieci anni fa, vide un piccolo David alzarsi contro quel Golia di nome Adolf Hitler ed abbatterlo, almeno al cinema, con una fragorosa risata. Il Dittatore e il Vagabondo (2002) film documentario di Kevin Beonlow e Michael Koft ricorda la difficile lavorazione della produzione costata a Chaplin immensi sforzi sul piano personale ed economico, oltre a spiegare la portata dell’impegno del genio nato nella stessa settimana dello stesso anno di Adolf Hitler, rivela come il fuhrer stesso guardò insieme agli amici quattro o cinque volte il film di Chaplin, arrabbiandosi, certo, per le parti che lo riguardano, ma ridendo a crepapelle per l’interpretazione di Jack Oakie di Napaloni, dittatore di Batteria che faceva inevitabilmente riferimento prendendolo in giro a Benito Mussolini.

Come viene ricordato nelle interviste di personaggi del calibro di Sidney Lumet e Ray Bradbury, Chaplin con quel film era riuscito a fare quello che qualsiasi regime teme di più, ovvero essere deriso, perché – come la voce della bambina che urla ‘Il Re è nudo’ ogni potente sa che la risata cancella ogni paura e indebolisce.

Negli anni Settanta è Il Dittatore del libero stato di Bananas interpretato da Woody Allen a prendere in giro le rivoluzioni latinoamericane e, in particolare, i ‘barbudos’ sostenitori di Fidel Castro. Immediatamente dopo, Mel Brooks sia in Spaceballs che nel remake di Essere o non Essere di Ernst Lubitsch ritrae in maniera irriverente e delirante dittatori e tiranni intergalattici, offrendo anche una buffa caricatura di Hitler stesso.

Attenzione, però: oggi come allora ridere dei dittatori non è una cosa semplice. Qualcuno si arrabbia sempre. Come nel caso di Sacha Baron Cohen in cui la matrice islamica del personaggio de Il Dittatore ispirato da Gheddafi, Saddam Hussein e altri, ha fatto arrabbiare non poco alcuni integralisti. Nulla di grave o imprevisto: è quello che capita alla satira quando va a toccare i nervi scoperti di un potere che vuole evitare il confronto con chi potrebbe ridere di lui.

Quasi venticinque anni fa, fece non poco scalpore un Ajatollah Khomeini in versione punk preso a pungi nel prologo de La pallottola spuntata dove un Leslie Nielsen alias Frank Drebin irrompeva in una “riunione di dittatori” tra cui Michail Gorbaciov non ancora diventato, almeno per Hollywood, il padre della Perestojka e della trasformazione dell’Unione Sovietica.

Per questo motivo la censura in America del film di Cohen con la ‘R’ di Restricted lascia pensare: al di là delle situazioni più o meno volgari, perché si ha paura che la risata di quello che è evidentemente un ‘mostro’ abbia delle controindicazioni? Ridere cancella la paura: lo sapevano Chaplin, Groucho Marx e Woody Allen. Purtroppo lo sanno anche i politici che, invece, sulle campagne legate alla paura e alla sicurezza, spesso, vincono le elezioni. Alla fine, però, fortunatamente arriverà sempre un film a salvarci o a provare a farlo dal dittatore di turno di cui, alla fine, rideremo bene e per ultimi.

 

 

Scritto da Marco Spagnoli
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