questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

I Compagni che ti sei scelto: Robert Redford e Shia LaBeouf!

Attualità, Interviste, Personaggi

19/12/2012

Per il suo nono film da regista, e qui anche protagonista principale, il magnetico Robert Redford si avvale della collaborazione di Shia LaBeouf, suo antagonista in questo notevolissimo thriller a sfondo politico. Una storia che è una profonda riflessione sulle responsabilità delle nostre scelte, delle nostre azioni, le cui conseguenze ci porteremo dietro per tutta la vita. Come sempre Redford, trentasette anni dopo I tre giorni del Condor, riflette sulla storia americana attraverso i rapporti umani.

Jim Grant (Redford) è un avvocato che vive ad Albany, vicino a New York, con una figlia di undici anni ed è vedovo. Ben Shepard (LaBeouf) è un giovane cronista del giornale locale, molto ambizioso. Quando viene arrestata Sharon Solarz (Susan Sarandon), una tranquilla casalinga di Albany, tutto cambia. Sharon si costituisce dopo trent'anni ammettendo che era un membro dei Weather Underground e che un giorno di tanto tempo fa, faceva parte del braccio terroristico del movimento che rapinò una banca con tanto di morti e feriti. Da quel momento si apre una inchiesta, l'FBI inizia ad indagare, e quello che abbiamo conosciuto come Jim scopriremo essere in realtà anche lui un ex 'weathermen' che si ritrova alle calcagna oltre ai federali l'agguerrito Ben Shepard pronto a cogliere l'occasione della sua vita per sfondare nel mondo del giornalismo. Jim è braccato e inizia la sua fuga, alla ricerca dei vecchi compagni e della resa dei conti. E Shepard non lo mollerà fino alla fine... La regola del silenzio - the company you keep, è tratto dal libro di Neil Gordon e il movimento dei Weather Underground - che presero il nome da un verso profetico della canzone Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan - erano un gruppo di giovani che negli anni '70 si ribellavano alla Guerra del Vietnam e alla leva obbligatoria che mandava i giovani a morire in guerra, poi parte di questo movimento, nato pacifista, prende un'altra strada. Quella della lotta armata. Preparano bombe e attaccano punti nevralgici come il Campidoglio, il Pentagono, stazioni di polizia e banche, i luoghi dove impera il Capitalismo. Ricercati molti di loro vivranno per anni in clandestinità. Jim è uno di loro ma come dice nel film al giovane Ben: "I segreti sono una cosa pericolosa. Pensiamo tutti di volerli conoscere. Ma se ne hai mai avuto uno, allora saprai che significa non solo conoscere qualcosa su un'altra persona, ma anche scoprire qualcosa su noi stessi".

Presentato durante la scorsa Mostra del cinema di Venezia, nella sezione Fuori Concorso, il film è stato calorosamente dalla platea venezian.

Mister Redford che cosa l’ha affascinata maggiormente del libro di Neil Gordon e della vicenda dei Weather Underground? “Io come ben sapete, visto che conoscete il mio lavoro, sono sempre stato affascinato dalla storia americana e quando ho letto il libro di Gordon ho pensato che, ora, fosse il momento adatto per prendere come spunto le esistenze di alcuni membri dei Weather Underground e raccontare questa storia. Per realizzare questo film doveva passare del tempo, io ovviamente c’ero negli anni ’70, ma anche qualche anno dopo mi sembrava sempre troppo presto per fare un film su quel periodo e, in particolare, su gente che aveva fatto quella scelta. Adesso a trent’anni e più di distanza, tutto è diventato storia e quindi è giusto raccontarlo. Invece a livello esclusivamente personale devo dire che ho voluto fare questo film perché il mio ruolo mi riportava a I Miserabili e al personaggio di Jean Valjean, che aveva scontato diciannove anni per una pagnotta”.

Ma lei che ne pensa di quello che è stato il movimento dei Weather Underground? “Penso che avevano delle ragioni molto valide per ribellarsi, la guerra del Vietnam è stata una guerra ingiusta, una cosa orrenda, una vergogna. Il problema è che poi il movimento, come spesso accade, ha deragliato e si sono autodistrutti. E, questo è avvenuto, per via del loro ego, erano troppo compiaciuti e hanno perso di vista gli obiettivi sacrosanti che aveva il movimento concentrandosi su se stessi e su che posto avrebbero avuto nella storia. E’ per questo che hanno fallito. Io in quegli anni, gli anni ’70, avevo una famiglia e la mia carriera cominciava a decollare, non sono mai stato troppo coinvolto politicamente. Non in maniera attiva, ovviamente mi informavo e seguivo tutto, ma ero un marito, un padre e un attore prima di tutto”.

Shia LaBeouf lei è di un’altra generazione come vede quello che è successo negli anni ’70? “Penso che non abbiamo la stessa posta in gioco. La generazione di Bob agiva in un altro modo, alcuni ti puntavano una pistola alla tempia per le loro idee. Io vedo la mia generazione piuttosto a pezzi e non credo arriverà a sentire la necessità di uccidere. Ovviamente questo è un aspetto positivo, anche se magari, darci una svegliata non sarebbe male”.

Quello che lei racconta nel film è la vita di queste persone oggi, a distanza di trent’anni da quegli avvenimenti, delle conseguenze che si portano dietro per le scelte fatte a vent’anni… “Infatti questo è un film – dice Redford – che parte da che cosa è disposto a fare un padre per salvare la vita di sua figlia. Io parlo dei sentimenti di queste persone, di come sono diventate, della loro umanità, del loro vivere in piena clandestinità dove i segreti tengono in scacco le loro esistenze”.

Interessante come fa vedere che però l’andare alla ricerca della verità può portare a scoperte scomode su se stessi? “Assolutamente sì. Io trovo che sempre occorre andare alla ricerca della verità, mettere a nudo i fatti, come abbiamo fatto con il Watergate o altri avvenimenti della storia del mio Paese. Ma il personaggio di Shia è uno che cerca la verità solo perché vuole l’ammirazione, e quando è così sorgono i problemi. La verità va cercata perché bisogna vivere nella limpidezza, nella luce, senza ambiguità. Ma se uno cerca la verità per ottenere la fama tutto viene travisato e, invece, che una via retta, pulita, cercherà i compromessi, gli inganni, pur di arrivare prima degli altri e, ottenere magari, uno scoop. Uso questa parola perché Shia nel film è un giornalista che dà la caccia a Jim il mio personaggio”.

Mister LaBeouf ha visto Tutti gli uomini del Presidente per il creare il personaggio di Ben Shepard? “Chiaro che sì e devo dire che Ben è per me un mix tra Carl Bernstein/Dustin Hoffman e Bob Woodward interpretato da Robert. Il primo era irruento e impulsivo, il secondo molto più calmo e riflessivo. Ben parte come Carl e finisce come Bob. Comunque mi sono concentrato molto nello studiare quel tipo di giornalismo che va a caccia di prede. E devo dire che non ho avuto bisogno di tornare agli anni settanta, oggigiorno, è pieno di giornalisti squalo senza alcuna etica”.

“Il modo di fare giornalismo all’epoca dello scandalo Watergate – aggiunge Redford – era completamente diverso da quello di oggi. Non vi erano tutte le tecnologie che ci sono ora, quindi il giornalista andava sul posto e faceva un’inchiesta. Quello che unisce il presente e il passato è il discorso che facevo prima sulla verità. Sia ieri che oggi la si cerca per una propria autocelebrazione e non per il valore che la verità porta con sé”.

Mister Redford lei come vede il momento attuale, i giovani d’oggi, che visione ha della società nella quale viviamo? “Non sono in grado di rispondere a questa domanda in senso assoluto posso dire che credo che ogni generazione reagisce in modo diverso ma che prima o poi arriverà il momento della ribellione. Questo è un aspetto della natura umana, quando c’è un’ingiustizia che si prolunga per troppo tempo, state certi, che arriverà un momento in cui le, cose cambieranno. Questo è uno dei tanti motivi per cui sostengo e voto Barack Obama perché è l’uomo dei cambiamenti. E’ il Presidente che vuole cambiare le cose che non vanno, le ingiustizie che ci sono negli Stati Uniti d’America. Al contrario, il suo antagonista, Mitt Romney è uno terrorizzato dai cambiamenti, dato che potrebbero infastidire qualche suo elettore e di conseguenza lui perderebbe potere. Questa è una cosa che mi rattrista molto, perché nel 2012 tutti dovremmo batterci per la giustizia, invece, vedo che la storia si ripete, si ripetono gli stessi errori, sempre, di continuo… Allo stesso tempo sono un’ottimista e penso che i giovani che abbiamo possono essere eccezionali, molto meglio di quello che siamo stati noi, mi auguro che potremo lasciargli qualcosa di buono in eredità. Sia in questo film che in Leoni per agnelli è evidente questa mia voglia di passare il testimone, di trovare un mio ‘erede’”.

Cast di grandissimi attori per la pellicola altro segno di stima per un uomo come Redford - che è molto più di un attore - oltre al giovane LaBeouf, Susan Sarandon, Richard Jenkins, Julie Christie, Brendan Gleeson, Stanley Tucci, Nick Nolte, Terrence Howard.

La regola del silenzio - the company you keep arriverà nei cinema italiani a partire da domani per 01 Distribution.

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA