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I Coen si raccontano

22/10/2009

"Nel corso degli ultimi anni non abbiamo avvertito una dose maggiore di aspettativa rispetto al passato e, sinceramente, non abbiamo mai percepito nessuna pressione particolare nel fare cinema. Le aspettative che ci sono nel nostro lavoro sono le stesse che ogni persona può vivere nel suo quotidiano. Noi cerchiamo sempre di fare del nostro meglio. Da parte nostra c'è sempre una grande tranquillità." Così i Fratelli Joel e Etan Coen raccontano il loro approccio al cinema dopo i quattro Oscar ricevuti da Non è un paese per vecchi e il grande successo di Burn After Reading presentato due anni fa al Festival di Venezia. Presentato al festival di Roma, A Serious Man è il loro film più personale, perché oltre ad essere ambientato nella loro città natale, scava profondamente nelle loro radici ebraiche. Una commedia della disperazione, che rimette in gioco, nella quotidianità, il loro pessimismo cosmico. Ambientato nella comunità ebraica nel 1967, "A Serious Man" recupera, a detta dei Coen, un pezzo di memoria, rivista attraverso lenti scurissime. Il protagonista, interpretato da Michael Stuhlbarg, quanto più cerca di reagire ai continui rovesci della sorte, tanto più viene colpito da un mondo che gli è completamente ostile. Una sorta di novello Giobbe che accanto ad una dolente solidarietà non può non provocare, in una specie di black humour molto ebraico, una sorta di risata liberatoria.

 


 

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