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Hugo Cabret: un inno a ritrovare ‘l’innocenza della visione’

Attualità

01/02/2012

Martin Scorsese non ha di certo bisogno che ve lo presentiamo noi. Però, possiamo dire che con Hugo Cabret (nei cinema da venerdì 3 febbraio per 01 Distribution) il regista cresciuto a Little Italy – New York City – torna ancora una volta a proporci una esperienza che solo chi ama veramente il cinema, e la vita, può sapere realizzare.

Intanto Scorsese utilizza uno strumento come il 3D, una delle ultime innovazioni, un passaggio che è stato meno ‘traumatico’ ma sicuramente importante come quando avvenne quello dal muto al sonoro o dal bianco e nero al colore, per parlarci di George Méliès, dei fratelli Lumière... in seguito di Harold Lloyd, di Douglas Fairbanks, di Chaplin... insomma delle origini della settima arte. Soffermandosi, in particolare, sull’inventiva di Méliès, vero personaggio nel film interpretato da Ben Kingsley, che è uno dei padri del cinema insieme ai fratelli Lumière.

La bravura di Scorsese sta nel fatto di non avere fatto un’operazione didattica, date le innumerevoli citazioni a film del passato e grazie ad un automa, creato dal padre del ragazzino, protagonista del film, che ricorda moltissimo quello di Metropolis di Fritz Lang... ma piuttosto per essere riuiscito a farci immergere dentro un sogno, in una favola come per dirci che l’esistenza senza questi aspetti rischia di essere un grigio cammino quotidiano.

11 Nomination agli Oscar possono dire tanto e nulla perché come ben sappiamo tanti ottimi film sono spesso dimenticati. Ma in questo caso, se è il profondo senso che si cela oltre e nella visione del film di Scorsese, ad avere mosso i membri dell’Academy per votarlo, ancora meglio.

I meriti del film sono tantissimi, potete leggere la trama nella nostra scheda, oltre ad una scenografia mozzafiato creata dai sodali Dante Ferretti insieme alla moglie Francesca Lo Schiavo, al cast meraviglioso su cui sovrasta Asa Butterfield, ovvero il nostro Hugo. Un ragazzino a dir poco perfetto, commovente, vero, genuino con i suoi occhioni azzurri sgranati seduto composto su una poltrona al cinema mentre le immagini gli scorrono davanti e i sogni prendono vita. E al suo fianco, l’amica, la complice, la sua metà, l’altra sognatrice: Isabelle ovvero Chloë Moretz. Senza dimenticare il già citato e sempre grandioso Ben Kingsley, Jude Law (in un flashback) e il trasformista per eccellenza Sacha Baron Cohen.

Il film è un adattamento del romanzo di Brian Selznick (pronipote di cotanto David Selznick, tycoon hollywoodiano, uno dei maggiori produttori di film americani negli anni ’30 e a seguire), The Invention of Hugo Cabret. A tal proposito Scorsese ha affermato: “Ho ricevuto il libro quattro anni fa, ed è stata un’esperienza molto intensa. L’ho letto tutto d’un fiato, in brevissimo tempo. Ho sentito subito un’affinità con la storia di questo ragazzo, con la sua solitudine, il suo interesse nel cinema, i meccanismi della creatività. Gli oggetti meccanici del film, che comprendono cineprese, proiettori e gli automi, consentono al ragazzo di stabilire un contatto con il padre, e al regista Georges Méliès di ritrovare se stesso e il suo passato. Poi ho passato il libro a mia figlia minore che mi ha confermato la magia di questa storia perché quando leggo i libri a lei, vivo il racconto in modo nuovo. Riscopro l’opera attraverso gli occhi di un bambino”. 

Eccola qui ‘l’innocenza della visione’ di cui tanti hanno parlato e che Martin Scorsese è riuscito a ridarci attraverso i personaggi di Hugo e Isabelle. Passato e presente si fondono insieme in due dodicenni che guardano il mondo... attenzione, però, senza pregiudizi!

Magia del cinema e della vita.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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