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Hereafter, l’ultima sfida vinta dal grande Clint!

Attualità, Interviste

21/12/2010

Il 5 gennaio 2011, distribuito come di consuetudine dalla Warner Bros., uscirà  nei cinema italiani il nuovo film di Clint Eastwood, Hereafter. Ancora una volta, a 80anni, il regista/attore ha colto in anticipo con la sua pellicola, presentata in prima mondiale al Festival di Toronto e in chiusura del Torino Film Festival, una fortissima tendenza del cinema della nuova stagione.

Ovvero, la ricerca di una nuova forma di spiritualità capace di alleviare il nostro difficile tempo e di suggerirci una forma d’amore che scava nell’anima e nel confronto con la morte. In Hereafter Eastwood si confronta con che cosa succede quando ce ne andiamo, domanda alla quale non c’è essere umano al mondo alla quale non sia interessato, dato che la nostra dipartita determina anche la nostra vita. Un argomento a dir poco difficile e Clint ci riesce senza cadere mai nel ridicolo, nello scontato o nel non credibile. Che dire... Quando si ha talento e intelligenza si può affrontare qualsiasi cosa.

In Hereafter vediamo un sempre più bravo Matt Damon che, a causa di una rara e dolorosissima malattia che ha avuto da adolescente, è riuscito a sviluppare quello che per alcuni è un dono e che per lui è una condanna: riuscire a mettersi in contatto con le persone decedute. Deciso a non sfruttare questa sua capacità Damon fa l’operaio in una fabbrica di San Francisco. La sua passione è Charles Dickens che ascolta in versione audio/libri letti dal grandissimo attore inglese teatrale Derek Jacobi. Fino a quando, il destino vuole che la sua esistenza si incontri con quella di Marie (Cécile de France) una sopravvissuta allo tsunami della Thailandia e con un ragazzino londinese che ha perso  il fratello gemello in un incidente stradale. Lui aiuterà loro ma anche loro aiuteranno George (Damon) a ritrovare la pace nella sua esistenza.

La sceneggiatura del film è stata scritta da Peter Morgan (The Queen) e il film è prodotto da Steven Spielberg. “Ho scritto il film – afferma Morgan – dopo la morte di un mio carissimo amico. E’ morto improvvisamente. In modo violento. Non aveva senso. Il suo spirito era ancora presente fra noi, al suo funerale probabilmente ho pensato quello che pensavano tutti: ‘Dove è andato?’”.  “Siamo così vicini a una persona, sappiamo tutto di lui, condividiamo tutto e poi lui se ne va e improvvisamente non sappiamo più niente. Ho voluto scrivere una storia che ponesse alcune di queste domande. Una ricerca che ha qualcosa di epico”. “Mentre scrivevo, non mi ero reso conto che avevo creato tre personaggi molto solitari che cercavano in qualche modo un completamento l’uno nell’altro”, afferma. “E’ stata una sceneggiatura insolita, perché normalmente scrivo facendo molte ricerche e basandomi sui fatti. Questa invece è istintiva ed emotiva... non pianificata, non schematizzata. Una storia emozionante da scrivere”.

“La domanda alla base del film – ha detto Eastwood – è quella che tutti ci poniamo: che cosa ci accadrà dopo la morte? Ho parlato con molte persone che l’hanno sfiorata, è una esperienza che mi manca e che non voglio avere, sia chiaro, sino a che non arriverà il mio momento. Trattando un argomento di questo tipo si parla anche tanto di solitudine, uno dei drammi di oggi a prescindere dal tuo stato sociale o dalla vita che fai. In alcuni momenti saremo sempre soli. I miei personaggi raccontano una vicenda di anime che non ha specifici connotati religiosi e tanto meno si tratta di un thriller sovrannaturale”. “Non voglio offrire certezze a domande eterne con Hereafter, che considero non un film sulla morte, ma sulla vita e sul pensiero. Concetti e aspettative diverse per ognuno di noi, per ciò che ci aspetta dopo”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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