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Harry ti presento la Morte…

Attualità, Recensioni

01/03/2012

The Woman in Black di James Watkins

Il primo film di Daniel Radcliffe nella sua vita post Harry Potter è molto distante dal musical che l’attore inglese interpreta in questi giorni a New York.

Lo scintillio di Broadway si perde nelle nebbie del romanzo gotico di Susan Hill diventato anch’esso un dramma teatrale e un film e oggi portato sullo schermo dalla nuova Hammer film che fedele alla sua tradizione del passato, torna all’horror.

Un film del terrore tutt’altro che splatter, ma che sin dall’inizio parte con atmosfere inquietanti sullo sfondo della fredda e nebbiosa Inghilterra di fine Ottocento.

Radcliffe interpreta un giovane avvocato vedovo che viene mandato in missione dal suo Studio legale in una remota contea per verificare l’eredità di una donna morta da poco. Obbligato a partire nonostante sia riluttante a lasciare solo il figlio piccolo, l’uomo affronta con determinazione la “missione impossibile” di avere a che fare con paesani che salutano il suo arrivo con lo stesso entusiasmo con il quale si celebra l’inizio di una carestia o di un’epidemia di peste. Desideroso di non perdere il suo posto di lavoro il legale si addentra nella casa circondata dalle paludi e dalle maree dove scorge, almeno così pare, una donna vestita di nero. Ogni volta che questa eterea figura appare muore un bambino del “villaggio dei dannati” in circostanze inspiegabili razionalmente, come se l’ectoplasma obbligasse i piccoli a commettere un suicidio doloroso. Nonostante la sua razionalità inizi a cedere il passo, e nonostante la buona dose di dolore che egli porta con sé per la morte della moglie durante il parto, l’avvocato continua nella sua ricerca dei documenti della casa nella palude e viene a conoscenza di segreti agghiaccianti…

Senza la bacchetta magica di Harry Potter, Radcliffe scopre a sue spese quanto è duro il genere fantasy horror. Aiutato da una buona dose di atmosfera a dispetto di un finale pressoché scontato, l’attore inglese non dà prova di sé, non sfruttando il suo innegabile talento e dando vita ad un’interpretazione piuttosto monocorde e talora un po’ troppo inespressiva. Detto questo, però, la regia lo aiuta a superare una certa rigidità creando un’atmosfera claustrofobica e spaventosa in virtù di una fotografia desaturata che sembra ricordare le foto oggi sbiadite di quegli anni e di una colonna sonora di maniera, ma efficace composta da Marco Beltrami e pubblicata in tutto il mondo da Silva Screen.

The Woman in Black resta una pellicola di genere ben fatta e densa di momenti “adrenalinici” che ha il grande merito di portare immediatamente lo spettatore con un’atmosfera inquietante e addolorata, dove la disperazione per la morte dei propri cari diventa un’ossessione insuperabile e, alla fine, una manifestazione concreta di come certi dolori possono andare perfino oltre essa.

Un film di genere intrigante e ben dosato, dove fortunatamente si ricorre ad effetti visivi minimali e si punta più alla creazione di un’atmosfera grazie ad una regia intrigante.

Scritto da Marco Spagnoli
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