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Happy Family: se la vita fosse un film a lieto fine!

Attualità, Interviste

17/03/2010

“Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere… nella vita non c’è una trama!” (Groucho Marx). Happy Family è sicuramente uno dei film più riusciti di Gabriele Salvatores, uno dei suoi progetti più arditi,  una scommessa non facile e assolutamente vinta. Il merito è collettivo. Ovviamente si parte dal regista e dal suo talento, da una squadra di attori bravissimi e raramente così affiatati, da un’ottima piéce teatrale dalla quale la pellicola è ispirata, scritta da Alessandro Genovesi del Teatro dell’Elfo di Milano. Un film tridimensionale, dove la realtà si mescola continuamente con la finzione per tornare alla dimensione dello spettatore che assiste alla storia di Ezio (Fabio De Luigi), uno scrittore, che ci racconta dell’incontro con due famiglie e che dialoga in continuazione con i personaggi a cui lui stesso dà vita man mano si evolvono gli eventi. Certo Pirandello, Shakespeare, Pedro Calderón de la Barca, sono tantissimi gli autori che in passato hanno esplorato e mischiato nei loro capolavori la realtà e la finzione. Qui siamo in una commedia, si ride - molto - e aleggia sempre una leggerezza che raramente possiamo sentire nelle nostre esistenze. Questo è possibile perché gli attori sono personaggi che interpretano un ruolo, quindi anche la malattia o la morte, diventano vere e finte alcontempo. Uno stile ricercatissimo, un film cromatico, girato in una Milano quasi sempre ripresa dal basso, perché afferma Salvatores: “Quello da cui volevo assolutamente staccarmi era il concetto di cinema realistico. E’ un film tridimensionale, si poteva fare anche in 3D. Ci sono tre capitoli: il primo è ‘Personaggi e Interpreti’; il secondo ‘Confidenze’ e il terzo ‘The Family’. Come nella vita: prima conosciamo i personaggi poi questi interagiscono fra di loro e si creano rapporti (confidenze) e alla fine nasce ‘la famiglia’. La vita come il processo creativo di lavorazione. Può sembrare complicato sulla carta ma vedendo il film tutto diventa molto facile e comprensibile”. E così abbiamo Ezio che ci introduce nella famiglia di Vincenzo (Fabrizio Bentivoglio), sposato in seconde nozze con Anna (Margherita Buy) e i loro due figli. Caterina (Valeria Bilello) figlia di Vincenzo e della sua prima moglie e il sedicenne Filippo (Gianmaria Biancuzzi) figlio di Vincenzo e Anna. Filippo è innamorato di Marta (Alice Croci) anche lei sedicenne e i due si vogliono sposare. Questo fatto piuttosto anomalo, sono un po’ giovani per una scelta così importante, porta i genitori di Filippo a conoscere quelli di Anna, ovvero Carla Signoris e Diego Abatantuono, che nel film sono sempre mamma e papà. Ah… dimenticavamo c’è anche la mamma di Vincenzo che anche lei si chiama Anna (Corinna Augustoni), 80 anni, e il cane di Ezio che si chiama Gianni (Edo), regalo della sua ex prima di lasciarlo. Da questi due nuclei molto diversi tra loro per classe sociale, caratteri e personalità nascono rapporti stretti di amicizia, amore, simpatie.

Salvatores senza svelare altro del film possiamo però dire che chiamandosi Happy Family il film ha anche un Happy End, cosa oramai rarissima al cinema… “E’ vero lo possiamo dire anche perché è una delle cose che più mi ha colpito della piéce teatrale. Viviamo in tempi duri, grigi, bui. Sembra che non abbiamo più il diritto di essere felici. Invece ce lo abbiamo, tutti quanti.  A volta è colpa nostra se non troviamo una serenità, molte volte sono gli altri che fanno di tutto per impedirci di arrivare a questo stadio. Ecco perché il film inizia con un monologo sulla paura e lo dedico a tutti noi che abbiamo paura, con un senso di ribellione però da questo stato d’animo. Abbiamo paura di tutto oggigiorno e i poteri forti hanno sempre fatto sì che questa paura aumentasse in modo da muovere come burattini le persone. Questo oltre ad essere un’ingiustizia gravissima non ci fa vivere. E’ sempre difficile scindere realtà e finzione, anche nella vita. Direi, soprattutto, nella vita. Ora che mi avvicino ai sessant’anni ho imparato ad essere più coraggioso, a sperimentare, come ho sempre fatto nel mio lavoro. Ci tengo a dire che questo è un film con tantissimi livelli di lettura ma come faccio dire al personaggio di De Luigi: “La gente non la si può prendere in giro, bisogna dirgli la verità”. Cosa poi sia vero e cosa sia falso è un tema dibattuto da secoli, ma se adesso viviamo in un Paese dove i telegiornali sono realtà virtuale almeno con il cinema cerchiamo di trovare la verità/le verità e di renderne tutti partecipi”. De Luigi, Bentivoglio, Abatantuono, Signoris, Buy tutti attori uno più bravo dell’altro, senza contare che con i primi tre ha già lavorato, e che con Bentivoglio e Abatantuono siete amici da una vita… “Sì ho riproposto in finzione la mia famiglia che sono i miei amici. Il film è il prodotto di un lavoro collettivo. Non sarei mai stato in grado di fare niente senza di loro”.

E si capisce anche da come interagiscono fra di loro, battute, gentili prese in giro sul tempo che passa e il ‘rimbambimento’ che avanza aleggiano - come nel film - anche durante l’incontro stampa. Afferma Diego Abatantuono: “Io e Gabriele siamo come marito e moglie in un matrimonio che funziona però… Avevo visto la commedia all’Elfo e da quel momento l’ho tormentato per convincerlo a farci un film. Ed eccoci qua. Poi come noterete nel film per chi conosce la filmografia di Gabriele ci sono tantissimi rimandi a suoi film, in particolare a quelli girati con me e Bentivoglio, che abbiamo improvvisato dato che erano vent’anni che io e Fabrizio non lavoravamo più insieme. Anche se a me pare siano passate due ore mezza più che vent’anni”. “Gabriele - dice De Luigi - è un regista che ama gli attori. Io avevo già lavorato con lui in Come dio comanda e me ne ero già accorto. Per questo quando mi ha chiamato per il provino gli ho detto: “Secondo me un altro come me non lo trovi per questa parte”. Vi assicuro che mi sono sforzato di essere quello che non sono dato che l’insicurezza vince sempre sulla determinazione per quanto mi riguarda. Ma questa volta ho sentito che volevo interpretare Ezio e mi sono buttato. Il ruolo non è stato per niente semplice perché essendo lui il creatore dei personaggi, lui è anche l’unico senza una storia, ci sono pochi accenni alla sua vita, non sappiamo quasi nulla di quest’uomo. Perché lui è il narratore e gli spetta il compito di raccontarci cosa sta avvenendo e decidere che cosa avverrà”. Infine Fabrizio Bentivoglio ridendo confessa: “Gabriele mi ha invitato a cena e mi ha detto: “Dobbiamo rimettere insieme la vecchia banda”. Ho pensato subito ai Blues Brothers. Ho accettato immediatamente e appena ci siamo trovati tutti di nuovo insieme sembrava davvero - come ha detto Diego - che fossero passate due ore dall’ultima volta che ci eravamo visti, e non vent’anni. “Erano anniiiiii…”, che non mi divertivo così, per citare una battuta di Marrakesh Express”.
Happy Family arriverà nei nostri cinema il 26 marzo distribuito con 300 copie dalla 01 Distribution. Non perdetevelo!

n.b.: la colonna sonora del film è quasi tutta affidata ad un vecchio disco di Simon & Gartfunkel e quando la produzione ha chiamato Paul Simon per chiedere i diritti della canzoni, quest’ultimo ha detto: “Con molto piacere, in fondo è il secondo film che usa i nostri brani come colonna sonora, dopo Il Laureato”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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