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Hand in Hand, Valerie Donzelli in concorso a Roma 2012!

Attualità, Conferenze stampa, Personaggi

10/11/2012

(Roma) Helene e Joachim non potrebbero essere più diversi. Quando si incontrano lei gestisce la prestigiosa scuola di ballo del Teatro dell'Opera di Parigi. E' una snob che vive con l'amica Constance. Joachim invece lavora per un produttore di specchi, lontano dal trambusto di Parigi. Le loro strade si incrociano per caso, uno strano potere funziona improvvisamente come un incantesimo su di loro e senza capirne il perché non possono più stare separati. Dal momento in cui si incontrano - e contro la loro volontà - Helene e Joachim si trovano a mettere in scena la danza di due amanti che non sono in grado di fermare.

In concorso in questo Festival di Roma 2012, Hand in Hand è bene dirlo, è il primo film della sua categoria a raccogliere tanti applausi. Autrice è Valerie Donzelli, che molti di voi ricorderanno per il bel La guerra è dichiarata. Attrice, regista, sceneggiatrice, la Donzelli è arrivata oggi nella capitale per la presentazione stampa, accompagnata dal compagno di vita e di lavoro, Jeremie Elkaim.

In questo film lei parla molto dell'essere inseparabili, utilizzando la metafora dell'impossibilità dei protagonisti di staccarsi fisicamente. In generale lei presta molta attenzione alla fisicità... “Mi piacciono i corpi, mi piace filmarli, mi piace l'aspetto diverso di ogni corpo, sono molto fisica nella vita e per questo si sente nei miei film. La danza poi è qualcosa che mi ha fatto sempre fantasticare. Volevo fare un film che girasse intorno alla danza, io ballo per sfogarmi!”.

Nel suo film La guerra dichiarata aveva materiale più doloroso, qui come ha trovato la storia? Inoltre il film è ricco di riferimenti cinematografici (Truffaut su tutti). “ Anche nel mio primo film si diceva che mi ispiravo a Truffaut. Il suo è un cinema che mi piace, il cinema io lo vedo come un modo di liberare l'inconscio, ci sono opere che si sono viste che ci sono piaciute, volevo raccontare una storia con i mezzi di cui dispongo. E' difficile analizzare un film, il modo in cui viene fatto, si parte sempre da qualcosa di personale. Anche questo film è molto autobiografico a modo suo, parla di lutto, separazione, fusione”.

La scelta è di parlare di questi temi con dei toni da commedia. Perché ha scelto di affidare il ruolo da protagonista a Valerie Lemercier? “Questo è stato il punto di partenza del film, l'ho scritto per Valerie Lemercier, volevo far vedere un aspetto più misterioso di Valerie. Volevo vedere lei e Jeremie insieme al cinema. Mi sembrava divertente parlare di questa storia d'amore tra due personaggi così diversi. Essendo meno presente come attrice mi ha portato a fare il film in questo modo”.

Quanto è difficile dirigere se stessi? Ha dovuto ballare anche in maniera goffa... “Mi piaceva recitare nei panni di un personaggio goffo, ma che non se ne cura. Io non sono aggraziata nella vita, anche se avevo l'impressione di ballare come una vera ballerina. Ma devo dire non è stato molto difficile. Dirigermi non è stato difficile perché non ho fatto lunghe scene. Non è difficile, penso al vostro Nanni Moretti. Quando si è attori protagonisti, c'è una questione di ritmo, è un modo diverso di procedere”.

Ci racconti della scelta di rappresentare unione e distacco tra due persone...“E' difficile, ma il sincronismo, è difficile da spiegare, le cose non vengono all'improvviso, la lavorazione di un film è la coabitazione di tanti elementi, una storia d'amore, la fusione di due personaggi, un rapporto di fusione tra Joaquin con la sorella e di Marcel con la migliore amica. Il film parla del non sapere stare da soli, è un incantesimo, un sortilegio”.

Tra Jeremie e Valerie c'è una consolidata collaborazione..”Valerie è una macchina di idee – risponde Elkaim - piena d'entusiasmo, è come quando si cucina, apre il frigorifero e prende quello che c'è per creare. Ha l'intelligenza delle mani, è istintiva. Io sono il muro contro cui si lancia la palla, sono al suo fianco, la accompagno”.

Valerie, con che film è cresciuta non avendo fatto uno scuola di cinema... “Tanti, davvero, non ho genitori cinefili, quando ero piccola ho visto E.t. per la prima volta e mi ha segnata, ce ne sono tantissimi, Truffaut, le commedie, Chaplin, Allen, Scorsese, forse Spielberg è il mio preferito. Un film che mi ha appassionato tanto è Annie, una commedia musicale ambientata in un orfanotrofio”.

Lemercier come è stato essere diretti dalla Donzelli? “Effettivamente con Valerie e Jeremie ci conosciamo da molto tempo. Da dodici anni, io recitavo in teatro, e loro sono venuti a festeggiare il capodanno, siamo diventati amici. Questo è un progetto nuovo, mi è piaciuto la storia d'amore. E' stata una tappa importante recitare in questo ruolo, io sono più abituata a recitare in film con budget più importante, ed ero contenta di vedere che eravamo pochi, io avevo voglia di corrispondere al personaggio che avevo in mente. Jeremie è staro un partner dolce ed affettuoso.

Scritto da Manuela Blonna
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